Visitare Napoli in 3 giorni

Capoluogo della regione Campania, Napoli è una delle metropolitane più popolose dell’Unione Europea, il terzo comune italiano per grandezza dopo Roma e Milano. Il suo centro storico racconta più di 2500 anni di storia che si sono stratificati in modo del tutto peculiare, tanto che nel 1995 è stato inserito nel “World Heritage List” dell’UNESCO. Ma come visitare la città in pochi giorni senza tralasciare (quasi) nulla?

Ecco la nostra guida e i nostri consigli alla scoperta di Napoli città d’arte.

Quando andare a Napoli?

I periodi di bassa stagione sono quelli più confortevoli, grazie alla generale mancanza turisti. Inoltre il clima è sempre abbastanza mite, quindi non è da escludersi una visita nel periodo invernale, ad esempio nella seconda metà di gennaio. Molto sconsigliato è, invece, il mese di dicembre a causa dei turisti: i tempi di attesa per la visita dei luoghi d’interesse possono arrivare ad un paio d’ore.

Dove alloggiare?

Il Rione Sanità si trova in una posizione strategica per i turisti. Il centro storico è facilmente raggiungibile a piedi, come anche alcuni dei più importanti musei. Inoltre si trova vicino alla fermata “Museo” della metropolitana. Si consiglia “Borgo Vergini Garden B&B”.

COME VISITARE NAPOLI IN 3 GIORNI?

  •  Giorno 1: Museo Madre, Cappella San Severo, centro storico

Il Rione Sanità fu utilizzato già in epoca romana come luogo di sepoltura, ma la sua vicinanza a luoghi sacri e miracolosi portò alla realizzazione di numerose dimore. Edificato nel XVI secolo per accogliere importanti famiglie nobiliari, tra cui il Palazzo dello Spagnolo che è uno dei più prestigiosi esempi di architettura civile in stile barocco napoletano, oggi è un importante rione popolare, che – tra gli altri – ha dato i natali a Totò. Uscendo dal Rione si giunge al quartiere di San Lorenzo, passando per la Chiesa dei Santi Apostoli. Questo rione si trova proprio nella zona dell’antica agorà greca, nei pressi di quella che è oggi la Basilica di San Lorenzo Maggiore.

Il Museo Madre (Museo d’Arte contemporanea Donnaregina) trae il proprio nome dal palazzo ottocentesco che lo ospita, il Palazzo Donnaregina, fondato dagli Svevi, ampliato con Carlo II d’Angiò e museo a partire dal 2005. La collezione, affiancata da numerose ed importanti mostre temporanee, presenta opere di Carl Andre, Giovanni Anselmo, Joseph Beuys, Jan Fabre, Gilbert & George, Emilio Isgrò, Urs Lüthi, Piero Manzoni, Shirin Neshat, Luigi Ontani, Michelangelo Pistoletto, Andy Warhol e altri ancora. Inoltre dalla terrazza, accessibile da secondo piano, si può ammirare un bellissimo panorama che si affaccia sul golfo di Napoli.

Museo Madre, foto di: Amedeo Benestante©

Dirigendosi verso il centro storico si passa per piazza Bellini, intitolata al musicista che studiò nel conservatorio della città, dove si può ammirare il decumano maggiore che fu, insieme al decumano inferiore e superiore, una delle strade principali dell’antico impianto greco; le mura della Neapolis greca furono scoperti in parte nel 1954 e successivamente nel 1984. La piazza è sempre stata uno dei luoghi di maggior ritrovo degli intellettuali della città, perché circondata da numerose sedi dell’Università e da palazzi monumentali del XVI e XVII secolo.
Spostandosi verso il quartiere San Giuseppe, appartenente al centro storico, si passa per Piazza Luigi Miraglia, dove si trova il primo policlinico della città, sorto nel 1899 proprio in una delle aree del centro storico di maggior valore: vi si trovavano infatti ben due monasteri e due palazzi nobiliari, che furono abbattuti provocando la sdegnata opposizione di Benedetto Croce.

Chiesa di San Pietro a Majella, molto vicina al Conservatorio che prende il suo nome, è una chiesa gotica che fu costruita alla fine del Duecento. Proseguendo la visita ci si dirige verso la Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, così chiamata perché all’interno vi era custodita una pietra che procurava l’indulgenza, e la Cappella San Severo. L’edificio della prima sorse nel VI secolo come basilica paleocristiana, ma la chiesa fu eretta soltanto nella seconda metà del Seicento su progetto di Cosimo Fanzago: tuttavia la facciata restò incompiuta al secondo ordine. Durante il corso dell’Ottocento il complesso del convento fu adibito a caserma dei pompieri e durante la seconda guerra mondiale fu gravemente colpita dai bombardamenti, come il resto del centro storico napoletano. La Cappella San Severo, nota anche come Santa Maria della Pietà o Pietatella, fu fondata alla fine del Cinquecento da Giovan Francesco di Sangro, ma il progetto iconografico fu pensato e realizzato soltanto nel Settecento da Raimondo di Sangro. La Cappella nacque, quindi, come mausoleo nobiliare e tempio iniziatico. Al suo interno vi sono celebri capolavori come il Cristo velato (Giuseppe Sanmartino, 1753), il Disinganno (Francesco Quierolo, 1753-54) e le Macchine atomiche (Giuseppe Salerno, 1763-64).

Giuseppe Sanmartino, "Cristo Velato" (1753), Cappella San Severo

Per raggiungere Spaccanapoli si passa per il cortile ellittico di Palazzo Spinelli, di grande valore architettonico. Il decumano inferiore, comunemente conosciuto come Spaccanapoli perché divide nettamente la città antica tra nord e sud, divenne importante per i conventi degli ordini religiosi e per le abitazioni di uomini potenti e illustri che vi vissero. Da qui si possono infatti raggiungere la Piazza San Domenico Maggiore e l’omonima chiesa, la Basilica di Santa Chiara, che presenta ancora oggi le sue originarie forme gotiche, e la Pizza del Gesù Nuovo. Quest’ultima è oggi parte del patrimonio dell’umanità UNESCO, stupenda immagine di Napoli che simboleggiava il nostro Paese sul retro delle diecimila lire. Prende il suo nome dall’omonima chiesa di epoca rinascimentale di cui è visibile il bugnato a punta di diamante sulla facciata principale.

Curiosa da visitare è via San Gregorio Armeno, conosciuta in tutto il mondo per la presenza di botteghe dove si realizzano pastori e presepi, durante tutto l’anno.

Via San Gregorio Armeno
  • Giorno 2: Galleria Umberto I, Castel Nuovo, Piazza Plebiscito, Palazzo delle Arti Napoli

Prendendo la Metro a Museo si scende a Toledo, la cui fermata è una delle più note e caratteristiche di Napoli. La via prende il nome dal Vicerè don Pedro de Toledo che la fece realizzare nel suo piano di risistemazione urbanistica e fu da sempre ricchissima di negozi. Da questa si può raggiungere la Galleria Umberto I, realizzata nella seconda metà dell’Ottocento, che fu ritrovo di numerosi intellettuali e personaggi dello spettacolo: nei sotterranei si trova il Salone Margherita, una sorta di “casa” del varietà napoletano, che fu il luogo di incontro di Eduardo Scarfoglio, Gabriele D’Annunzio e Matilde Serao. Non a caso, la zona pullula di palazzi quali Palazzo Barbaja (abitazione di Gioacchino Rossini), Palazzo Berio (di Luigi Vanvitelli), Palazzo Doria (residenza di Garibaldi) e molti altri. Nella via, durante la Settimana Santa, c’era la tradizione de “O struscio” del giovedì, che prevedeva che i credenti andassero a visitare i sepolcri, almeno tre e sempre di numero dispari, strusciandosi le spalle per la grande quantità di persone scese tra le strade.

Galleria Umberto, foto di: ©Panorama

Alla fine della via si trova Piazza Trento e Trieste, con il Teatro San Carlo, nato nel 1737 e che oggi è il più antico teatro d’opera d’Europa. Da qui si può facilmente raggiungere il Maschio Angioino o Castel Nuovo, la cui costruzione iniziò nel 1279 sotto il regno di Carlo I d’Angiò. Per la sua posizione strategica il nuovo castello rivestì le caratteristiche di una residenza reale, ma anche quelle di una fortezza, diversamente dagli altri due castelli della città, dell’Ovo e Capuano. Con gli Aragonesi l’edificio medievale fu trasformato in una fortezza di età moderna, più massiccia, molto simile alla struttura che si può visitare oggi. Attualmente il complesso ospita il Museo Civico e numerose mostre temporanee.

In Piazza Plebiscito sorgono la Basilica Reale Pontificia e il Palazzo Reale. La zona fu sede di conventi e monasteri, tra i quali quello di S.S. Croce dove Roberto d’Angiò fece seppellire il nipote Carlo Martello. La piazza fu voluta da Gioacchino Murat intorno al 1800, ma completata solo nei decenni successivi. Le due statue equestri che si trovano al centro dell’emiciclo sono dedicate l’una a Carlo di Borbone e l’altra a Ferdinando IV, realizzate da Antonio Canova e dal suo allievo Antonio Calì che proseguì il lavoro dopo la morte del maestro. La Basilica Reale Pontificia di San Francesco di Paola è uno dei più importanti esempi di architettura neoclassica in Italia, che fu inclusa nell’iniziale progetto di riassetto urbanistico di Gioacchino Murat ispirandosi al Pantheon. Di particolare rilevanza sono le cupole, la cui altezza massima arriva a 53 m: caratteristica degna di nota, poiché la Basilica non doveva superare il Palazzo Reale posto esattamente di fronte. Questo, fondato nel 1600 da Filippo III d’Asburgo, fu progettato dall’architetto Domenico Fontana come una residenza civile in stile tardo rinascimentale. Al suo interno, oggi, sono visitabili la Cappella, il Salone dei Vicerè, la Sala Regia, quelle di Udienza e gli appartamenti con vista sul mare.

Piazza Plebiscito, foto di: ©Panorama

I quartieri spagnoli, così chiamati perché furono costruiti per ospitare l’esercito spagnolo, sono tra i più caratteristici della città. Talvolta appaiono come mondi separati, decadenti e ancora legati a mestieri tradizionali. Si tratta di quel luogo in cui si può meglio assaporare la cultura della città. Totalmente differente e molto più ricco risulta il quartiere Chiaia, dove si trova il PAN, Palazzo delle Arti di Napoli. Questo è un centro di cultura nel quale vengono ospitate numerose mostre temporanee, conferenze, presentazioni di libri e molto altro. Se ne consiglia la visita in occasione degli eventi.

  • Giorno 3: Napoli sotterranea, Monte Pio della Misericordia, Museo Archeologico Nazionale

Passando per via dei Tribunali, decumano maggiore dell’impianto greco, si giunge a Napoli sotterranea, un percorso nel sottosuolo cittadino, la cui entrata si trova a lato della Chiesa di san Paolo Maggiore. Si tratta di un suggestivo viaggio nei 2400 anni di storia di questa parte della città, dall’epoca greca ad oggi. Scendendo fino a circa 40 metri di profondità si possono scoprire gli antichi acquedotti e i rifugi antiaerei realizzati durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale. All’esterno, invece, si potranno visitare i resti dell’antico Teatro greco-romano, completamente inglobato nella nuova architettura cittadina.

Nella stessa zona si trova il Monte Pio della misericordia, istituzione benefica laica che ospita al suo interno una chiesa seicentesca dove si trova la tela delle “Sette opere di Misericordia” di Caravaggio. Da qui si può raggiungere facilmente il Duomo di Napoli con la cripta e il tesoro di San Gennaro, patrono della città. La struttura presenta numerose sovrapposizioni di stili dal gotico trecentesco al neogotico ottocentesco.

Museo Archeologico

Il Museo Archeologico Nazionale (MANN) è considerato uno dei più importanti musei relativi all’epoca romana, primo museo italiano nel 2017 secondo Artribune. Si presenta in tre sezioni principali: la collezione Farnese, le collezioni pompeiane e la collezione egizia. La prima presenta tutti i reperti raccolti da Alessandro Farnese, tra cui il famosissimo Ercole, oltre a numerose gemme e sculture che si trovavano nel palazzo del futuro papa Paolo III. I reperti Pompeiani costituiscono il nucleo principale della collezione Borbone, includendo tutti i rinvenimenti degli scavi vesuviani. La collezione egizia, invece, è una delle più importanti in Italia, seconda a quella di Torino.

Si può concludere la visita a Napoli con un percorso sul lungomare da Castel dell’Ovo a Posillipo, passando per Mergellina. Il Castello, così denominato per un’antica leggenda legata a Virgilio, sorge sull’isolotto di Megaride, facente parte del complesso di Lucio Licinio Lucullo. Oggi si trova al centro del Borgo Marinari, con cucina tipica di pesce.

Marechiaro