Villa Almerico Capra, il capolavoro architettonico di Andrea Palladio

Forse mai l’arte architettonica ha raggiunto un tal grado di magnificenza”.

È così che Goethe si esprime in merito a Villa Almerico Capra di Vicenza, meglio conosciuta come “La Rotonda”, villa veneta progettata da Andrea Palladio, commissionatagli da Paolo Almerico nel 1566, completata in seguito dai due fratelli Capra che la acquisirono nel 1591. Il sito prescelto per la costruzione della villa fu la cima di un piccolo colle appena fuori le mura di Vicenza; caratteristica tipica delle ville palladiane le quali, benché fossero talvolta più piccole di quelle tradizionali quattrocentesche, erano efficaci al fine di stabilire una presenza sociale e politica nelle campagne ed erano adatte per il riposo, la caccia, e per sfuggire dalla città, sempre potenzialmente malsana. Fu esattamente questo che Palladio tenne in conto per la realizzazione della Rotonda: una residenza suburbana con funzioni di rappresentanza, ma al tempo stesso anche tranquillo rifugio di meditazione e studio. E’ significativo notare come, per l’assenza in origine di annessi agricoli venne inserita nell’elenco dei palazzi, e non tra le ville, nei Quattro Libri dell’Architettura palladiani.

Al contrario delle residenze di campagna romane e fiorentine, le ville di Palladio sono circondate da campi e vigne appartenenti alla villa stessa ed erano produttive. Le tenute includevano infatti a fianco della villa, alloggi per i contadini, magazzini, cantine, granai e stalle. Negli interni Palladio distribuiva le funzioni sia verticalmente che orizzontalmente. Cucine, dispense, lavanderie e cantine si trovavano al piano terreno: l’ampio spazio sotto il tetto veniva impiegato per conservare il prodotto più prezioso della tenuta: il grano, che incidentalmente serviva anche per isolare gli ambienti abitabili sottostanti. Al piano principale, abitato dalla famiglia e dai suoi ospiti, le stanze pubbliche (la loggia e il salone) si trovavano sull’asse centrale mentre a destra e a sinistra vi erano delle infilate simmetriche di stanze, dalle grandi camere rettangolari, attraverso le stanze quadrate di medie dimensioni, fino a quelle rettangolari piccole, usate talvolta dai proprietari come studi o uffici per amministrare il fondo. Caratteristica delle ville palladiane è l’essere economiche nella scelta dei materiali (spesso mattoni) che Palladio sapientemente mascherava con una serie di stucchi ed intonaci. Così facendo una vasta scala sociale poteva permettersi la commissione di una villa. Prima di palladio la villa era un insieme di elementi disposti in maniera disorganica e non omogenea. Palladio costruisce dei complessi simmetrici gerarchici, e porta ad unità un complesso organico, assemblando elementi prima staccati. Facendo ciò costruisce dei complessi scenografici che caratterizzano anche il territorio.

La fabbrica della Rotonda consta di un edificio quadrato, completamente simmetrico e inscrivibile in un cerchio perfetto. Definire la villa come “rotonda” è tuttavia tecnicamente inesatto, dato che la pianta dell’edificio non è circolare ma rappresenta piuttosto l’intersezione di un quadrato con una croce greca. Ognuno dei bracci di tale croce termina con una facciata (uguale per ogni lato) dotata di un avancorpo con una loggia esastila sopraelevata raggiungibile mediante una scalinata. Ciascuno dei quattro ingressi principali conduce alla sala centrale, sormontata da una cupola; ed è proprio dalla sala centrale che Palladio concepì uno slancio centrifugo che illusionisticamente la slancia verso l’esterno. E’ così che la villa risulta un’architettura aperta, che guarda alla città e alla campagna. La villa, divenuta nel corso dei secoli punto di riferimento e d’ispirazione per numerosi architetti, venne inserita nel dicembre 1994, assieme ad altre ville palladiane, nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.