Venezia con gli occhi di un professionista e di un amatore | VENISE ’55-’65.

Fino al 13 magg­io 2018 la fondazione Wilmotte mette a disposizione i suoi spazi per la mostra “VENISE ‘55/’65”, un’esposizione che guarda al decennio tra la metà degli anni ’50 e ’60 del Novecento attraverso 24 lavori di Gianni Berengo Gardin e 30 di Sergio del Pero, entrambi militanti nel circolo fotografico veneziano La Gondola.

Fondamentale è infatti il ruolo che quest’ultima assunse nel corso del dibattito dell’epoca sulla funzione e importanza della fotografia: in pieno periodo crociano e formalista, questa associazione si vide come sostenitrice di alcune concezioni neorealiste, volgendo lo sguardo verso tematiche apparentemente più semplici, come la vita quotidiana e il paesaggio, ragionando però su tutta quella complessità che scenari di questo tipo potevano avere. Ne è un esempio il rapporto uomo-paesaggio, dove a una preminenza del primo sul secondo, comincia pian piano a farsi strada una complementarietà o, addirittura, di una superiorità del secondo sul primo.

Ed è proprio in questo clima di cambiamenti e nuove visioni sulla realtà che si inseriscono i lavori di Gardin, fotoreporter considerato uno dei più grandi fotografi del secolo, e Del Pero, fotoamatore. Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure, 10 ottobre 1930), in un’intervista che è possibile ascoltare all’interno della mostra, parla della grande ignoranza nella lettura e comprensione di una fotografia che, però, non è per lui una forma d’arte, quanto invece una “buona forma di artigianato”. E da bravo artigiano è riuscito a cogliere le relazioni tra alcuni elementi, eternizzarli tramite la fotografia e mostrare una Venezia viva e autentica. L’uomo e l’architettura diventano due elementi complementari: il volume dell’architettura si fonde con la leggerezza dell’elemento umano, portando le abitudini veneziane a un livello di indagine e complessità molto più alto.

Gianni Berengo Gardin ©
4. ponti_della_ canonica_e_dei_sosiri_Gardin

Meno composta e geometrica è invece la fotografia di Sergio Del Pero (Murano, 31 agosto 1913- Mestre 1987), il cui lavoro è un gioco di visione e sentimento. In ogni fotografia ci deve essere carattere e poesia, aspetti che trova nei gesti più comuni, dai rimedi contro l’acqua alta al semplice attraversamento di un ponte. Pure le sue opere sono pregne di elementi architettonici che però qui guardano silenziosamente l’agire l’umano. L’opera del fotoamatore veneziano ben si innesta in questa nuova visione tale per cui la presenza dell’uomo e della sua sensibilità furono alla base della ripresa culturale che investì l’Italia nel secondo dopoguerra per approdare a un nuovo concetto di umanità che non doveva più basarsi sulla forza o sull’egemonia territoriale fino ad allora promossi dal fascismo, ma fondata invece su aspetti più umani e veri.

Circolo Fotografico La Gondola - Sergio del Pero ©

Questi nuovi approcci sono visibili in moltissimi fotografi dell’epoca, ma fino a maggio cerchiamo di goderci quelli di Berengo Gardin e Del Pero nella città a loro più cara: Venezia.