Uno scultore autodidatta e la sua tecnica | Intervista a Luigi Prevedel

Luigi Prevedel, classe 1969, dopo vent’anni di attività come carpentiere avvia nel 2010 la sua carriera artistica come scultore del marmo, completamente autodidatta. Sono numerosi i riconoscimenti conseguiti in questi pochi anni, debuttando con l’esposizione della prima opera presso l’Expo Milano 2015 (dopo aver vinto la Biennale Internazionale di Asolo) e la collocazione da parte di Papa Francesco, nel 2017, de La Morte ed il Pianto presso la sede romana della FAO che gli ha assicurato visibilità internazionale.
L’intervista che segue è volta ad indagare come un completo autodidatta, digiuno da qualsiasi conoscenza artistica, sia tecnica che teorica, possa aver raggiunto un tale virtuosismo esecutivo.

Come esprime il suo essere un autodidatta, cosa vuol dire per lei?

Significa provare una sensazione sulla propria pelle, sfidare sé stesso, andare incontro a dei rischi, ti fai delle domande senza risposta. Nella scultura del marmo tornare indietro è impossibile, non puoi cancellare quello che hai fatto, devi seguire il tuo istinto, provare delle cose ed emozioni nuove che esprimi nel materiale.

La prima sfida scultorea: Prevedel lavora alla prima opera “Stefano Zuech”
Essendo un artista autodidatta, sente comunque di aver subito l’influenza dei grandi del passato?

No, anzi è stato probabilmente meglio non essere stato influenzato da niente e da nessuno. Prima avevo solo sentito parlare di scultura e di statue. È una cosa che viene da dentro, comincio solo ora a capire veramente che cosa c’è dietro a quello che faccio, ogni particolare ha un perché. Qui non si tratta solo di scolpire e quindi FARE qualcosa, ma anche TRASMETTERE qualcosa attraverso il marmo. Il marmo e la scultura sono solo un tramite, grazie ai quali io che non riesco a parlare correttamente riesco a comunicare:  la statua non è più una statua, ma il simbolo di ciò che mi succede, ciò che mi è successo.

Tornando alla sua prima esperienza, quali sono state le difficoltà?

Quando ho deciso di provare a fare la mia prima scultura, a dimensione naturale, ho comprato il blocco d’istinto, in modo non razionale, si può dire anche con incoscienza. È passato talmente poco tempo tra il pensiero e l’acquisto del marmo che probabilmente se ci avessi ragionato non lo avrei fatto. Mi sono reso conto solo dopo, trovandomi davanti a questo enorme blocco di marmo di Carrara di 58 quintali, mi sono sentito atterrato psicologicamente, mi incuteva timore. All’inizio ho provato a scalfirlo con lo scalpello e mi è caduto un sacco di volte a terra senza tirare via nemmeno una scheggia.

Stefano Zuech, 2013
Dato che non è una tecnica insegnata nelle accademie, mantenendo la privacy artistica, quali sono i passaggi fondamentali?

Io non faccio bozzetti, nemmeno un disegno. La mia tecnica è particolare, non si trova sui libri, è inventata da me. Io non sgrosso come fanno gli altri scultori, del presente e del passato, mi concentro su un singolo elemento e lo porto al più alto grado di finitezza. È una cosa che nessuno scultore fa perché è difficile riuscire a  mantenere le proporzioni. Uso molto il mio istinto ma anche il rapporto corporeo con il materiale è molto importante. Prima di iniziare una nuova opera cerco di aumentare il mio peso di almeno 6-8 chili perché il lavoro dello scultore, soprattutto se è totalmente manuale come il mio è estenuante, nel giro di un paio di mesi ho già perso peso e devo stare attento a non farmi mancare l’energia. Per i dettagli più delicati, dove il marmo è così sottile da lasciar passare la luce, mi aiuto con l’udito, in base a come il marmo risuona ad ogni colpo di martello mi rendo conto quando ho raggiunto il limite oltre il quale andrebbe in frantumi.

"La Morte e il Pianto", 2017
Un docente di scultura di Firenze le ha proposto di tenere delle lezioni in cui spiegasse la sua tecnica. Secondo lei può essere insegnata e quindi appresa?

Mi ha detto che secondo lui, guardando l’opera finita, dietro dev’esserci una tecnica veramente incredibile per poter arrivare a tali particolari mantenendo coerenti le proporzioni. Non ho accettato perchè io non ho niente da insegnare, l’esperienza è totalmente personale e devo ancora perfezionarla quindi non credo avrebbe senso insegnare una cosa ancora non al massimo della sua potenzialità. Io ho appena iniziato quindi ad ogni statua  cerco sempre il limite, che però non ho ancora trovato.
Non credo affatto che le mie sculture siano perfette: al mondo non esistono cose o opere perfette, ma solo intenzioni perfette.

"La Morte e il Pianto", dettaglio, 2017