I tormentati autoritratti di Vincent Van Gogh

Nella storia dell’arte quasi tutti gli artisti prima o poi si sono ritrovati protagonisti di una propria opera. L’autoritratto infatti può spesso identificarsi come voluto narcisismo, ma se parliamo di Vincent Van Gogh questi nell’esercizio della proprio immagine, rappresenta più un sentimento di sofferenza e solitudine, quasi come se impossibilitato a trovare modelli se non egli stesso.
Autore di numerosissimi dipinti, nasce nel 1853 a Zundert, nel Sud dell’Olanda. Trascorre la vita in solitudine soffrendo di disturbi mentali che lo portarono all’età di 37 anni alla morte, dopo essersi sparato con un’arma da fuoco. In vita i lavori dell’artista non furono per nulla riconosciuti né tantomeno apprezzati. Van Gogh inizia a disegnare fin da bambino e nonostante l’opposizione del padre decide di diventare un pittore vero e proprio cominciando così all’età di ventisette anni a realizzare le sue prime opere. Se analizzassimo le pitture dell’artista, fra i maggiori soggetti troveremo nature morte, paesaggi, campi di girasoli ma soprattutto autoritratti.

Vincent_van_Gogh_-_Self-portrait_-_Google_Art_Project_(nAHHHe2ggxUGyg)
462px-Vincent_van_Gogh_-_Self-Portrait_-_Google_Art_Project_(719161)

Fra il 1886 e il 1889 esegue infatti ben trentasette autoritratti, dove le pennellate veloci e turbolente descrivono perfettamente lo stato d’animo di perenne inquietudine e tormento.

Cosa possiamo quindi individuare da queste opere?

Qui forse Van Gogh cerca di liberarsi, cerca di imprimere nella tela tutto il proprio malessere, rappresentando un’evidente chiusura verso il mondo esterno ed è proprio questa la miglior spiegazione per comprendere il perché di una serie così fitta di autorappresentazioni, cercando di cogliere ogni volta diversi lati di sé. Quindi il celebrare la propria immagine e il proprio corpo non è più un modo per elevare la propria figura, ma è un esercizio terapeutico. Non è l’ammirazione del proprio io a spingerlo verso lo studio del suo volto ma è una necessità da parte dell’artista di trovare una cura, di individuare nello studio della propria solitudine la strada per la propria guarigione. Un artista enigmatico insomma, che ancora una volta ci da prova della sua genialità e unicità, cambiando completamente il senso di un genere che si afferma nel medioevo e che ancora oggi non trova la sua fine.