Torino in otto tappe

Torino, prima capitale d’Italia, è una citta molto affascinante e se vogliamo dall’atmosfera che potremmo definire aristocratica: coi suoi palazzi ottocenteschi, i suoi lunghi e ampi viali e l’”attitude” un po’ signorile è sicuramente un esempio dell’Italia risorgimentale. Tuttavia Torino non è solo questo, ma racchiude in sé diverse anime (per alcuni una anche esoterica) e diversi stili che ci mostrano come la città si sia evoluta nel corso dei secoli, da piccola città a fulcro del movimento unitario. Visto il mio recente soggiorno in questa città, oggi vorrei proporvi un itinerario in otto tappe per aiutarvi a scoprire i diversi volti di Torino, consapevole ovviamente che quello che dirò non sarà sufficiente ad esaurire tutte le sue attrattive.

1. MOLE ANTONELLIANA

Il nostro viaggio non può che iniziare dal luogo simbolo della città, la Mole Antonelliana, imponente edificio in muratura alto ben 167 metri, che si innalza nel centro storico. Originariamente concepito come tempio ebraico in stile neoclassico dall’architetto Alessandro Antonelli (da cui il nome), il progetto fu poi ulteriormente sviluppato nonostante il disappunto della comunità ebraica, attraverso l’aggiunta di un’ampia cupola a base quadrata, una lanterna e infine la guglia, portando la costruzione a diventare (per lungo tempo) l’edificio più alto di Torino. Dai primi anni 2000 la funzione dell’edificio è stata radicalmente modificata, in quanto la struttura accoglie oggi il Museo Nazionale del Cinema, articolato su due piani e, attraverso una serie di rampe oblique anche lungo le pareti laterali. Il piano terra è occupato da una serie di chaises longues, sulle quali è possibile stendersi per assistere alla proiezione di alcuni film; inoltre negli ambienti laterali sono riprodotti alcuni set cinematografici di celebri film italiani e stranieri, con i quali il pubblico può interagire. Infine un’intera sezione è dedicata all’evoluzione del cinema e delle apparecchiature utilizzate a partire dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri, mentre sulle pareti sono solitamente allestite le mostre temporanee. All’esterno, sulla cupola della basilica, è inoltre presente dal 1998 l’installazione di Mario Merz “Il volo dei numeri”, realizzata in occasione della manifestazione “Luci d’artista”.

Mole Antonelliana
Mole Antonelliana
Mole Antonelliana, Sala interna
Mole Antonelliana, Sala interna

Rimanendo all’interno del centro storico vorrei condurvi verso tre musei molto diversi tra di loro, che ben rappresentano le varie sfaccettature di questa città.

2. MUSEO EGIZIO

Il primo dal quale vorrei partire è sicuramente il Museo Egizio, conosciuto in tutto il mondo e considerato, per quantità e qualità di reperti, il secondo al mondo dedicato alla civiltà nilotica dopo quello del Cairo. La raccolta dei reperti fu iniziata addirittura del ‘700, ma fu solo dopo le spedizioni napoleoniche in Egitto che si ampliò fino ad essere organizzata nell’800 grazie ai Savoia in un vero e proprio museo, il primo al mondo ad essere dedicato a questa civiltà. Il percorso all’interno del museo si articola su quattro piani (di cui uno sotterraneo) e in senso cronologico, partendo dal Paleolitico fino all’età copta. Al suo interno sono custoditi oggetti di svariato tipo, dai piccoli vasi canopi ai gioielli, fino agli imponenti sarcofagi lignei e lapidei per arrivare alle opere scultoree monumentali custodite all’interno della Galleria dei Re. Inoltre il museo dispone anche di un’ampia biblioteca e laboratori finalizzati al restauro dei reperti, tra i quali le numerose mummie custodite all’interno.

Galleria dei Re (particolare), Museo Egizio

3. GAM

Compiendo un balzo cronologico verso i giorni nostri entriamo all’interno della GAM (Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea), fondata tra il 1891 e il 1895 e che raccogli migliaia di opere (esposte e non) a partire dal 1863 fino ai giorni nostri. L’arco cronologico preso in considerazione va dal Neoclassicismo fino alla seconda metà del Novecento; dal 2009 però le opere non sono più esposte seguendo una successione cronologica bensì per aree tematiche, una trama logica di Veduta, Genere, Infanzia e Specularità, a cui si sono poi aggiunte nel 2015 i percorsi Infinito, Velocità, Etica e Natura. Attraverso questo temi lo spettatore si confronta con i lavori di celebri artisti italiani e internazionali e con le principali correnti artistiche degli ultimi due secoli.

La GAM, esterno

4. MAO

Compiendo invece un balzo geografico dall’Europa verso l’Asia, arriviamo al MAO (Museo d’Arte Orientale), che ospita, all’interno dello storico Palazzo Mazzonis, una delle raccolte d’arte orientale più interessanti d’Italia. Inaugurato solo da pochi anni, nel 2008, il museo raccoglie i reperti già prima conservati nel Museo Civico d’Arte Antica e che qui vengono disposti lungo un percorso articolato su quattro piani e in aree tematiche regionali, che inizia al pian terreno con la riproduzione due tipici giardini zen giapponesi. Grande spazio è dedicato soprattutto alla cultura e all’arte giapponese e a quella cinese, per passare poi all’area indiana, al sud-est asiatico e all’Himalaya; infine all’ultimo piano il percorso si conclude con la sala dedicata all’arte islamica.

Kongo Rikishi, MAO

5. PARCO DEL VALENTINO

Il centro di Torino è inoltre ricco di aree verdi di grande interesse, oltre ad essere adatte per riposarsi e magari leggere un bel libro. La più grande di queste è sicuramente il Parco del Valentino, il quale si estende lungo la riva del Po e deve probabilmente il suo nome ad un’antica cappella dedicata a San Valentino di epoca romana poi andata perduta. Oltre ad essere una delle aree verdi più grandi del capoluogo piemontese, ricca di aree pittoresche come il giardino montano e il giardino roccioso, al suo interno sono presenti due importanti costruzioni: l’omonimo castello, fatto costruire dai Savoia come residenza estiva nel Seicento e il Borgo medievale, edificato in occasione dell’Esposizione Generale Italiana del 1884, al fine di riprodurre, secondo il gusto neogotico dell’epoca, i castelli e le rocche piemontesi.

Castello del Valentino

Spostandoci ora verso l’esterno della città troviamo altri siti artistici molto interessanti e diversi tra di loro, che ci mostrano altre sfaccettature della città.

6. BASILICA DI SUPERGA

Sul colle di Superga si trova l’omonima Basilica fatta realizzare, a partire dal 1717, da Vittorio Amedeo II come ringraziamento alla Vergine Maria, in seguito alla vittoria sui francesi. Il progetto fu commissionato all’architetto messinese Filippo Juvarra già nel 1715, ma fu necessario modificare la morfologia del colle per procedere alla realizzazione della chiesa. La chiesa, alta 75 metri, si presenta come un organismo architettonico articolato attorno ad un corpo circolare a croce greca, sormontato dall’imponente cupola barocca, preceduta in facciata da un pronao di ispirazione classica che richiama il Pantheon di Roma, mentre i campanili laterali si ispirano al progetto borrominiano di Sant’Agnese in Agone. Nel complesso sono anche compresi la cripta reale, che ospita le tombe di alcuni dei membri della casa Savoia, un convento e la sala dei papi, unico posto al mondo ad ospitare il ritratto di tutti i pontefici mai esistiti. Inoltre, nel 1949, la chiesa è diventata tristemente celebre a causa dello schianto sul retro della collina dell’aereo che, da Lisbona, trasportava la squadra del Grande Torino.

Basilica di Superga
Basilica di Superga, Cupola interna

7. PALAZZINA DI CACCIA

A 10 km dal centro di Torino si trova un’altra opera dell’architetto Filippo Juvarra, ovvero la Palazzina di caccia situata a Stupinigi e realizzata tra il 1729 e il 1733 ancora una volta per volontà di Vittorio Amedeo II. Si tratta di un edificio che non veniva utilizzato per lunghe permanenze bensì per brevi soggiorni dedicati all’attività venatoria e talvolta per importanti ricevimenti e per accogliere ospiti insigni. La pianta della palazzina è definita dalla figura dei quattro bracci a croce di Sant’Andrea, intercalati dall’asse centrale che coincide col percorso che da Torino giunge a Stupinigi. Il nucleo centrale è costituito da un grande salone di pianta ovale da cui partono i quattro bracci, in cui sono situati gli appartamenti reali e quelli per gli ospiti. La struttura centrale, caratterizzata da balconata ad andamento concavo-convesso, è sormontata da una statua bronzea in forma di cervo dello scultore Ladatte. La decorazione del salone, affidata dal 1731 ai fratelli Valeriani, richiama perfettamente il tema della caccia: sulla volta un grande affresco rappresenta il Trionfo di Diana, mentre tutto intorno ricorrono soggetti silvestri che concludono il programma iconografico dedicato alla Dea; il tutto è inoltre inserito in un complesso programma di quadrature e finte cornici architettoniche, volute appositamente da Juvarra e che richiamano il suo stile architettonico.

Palazzina di caccia di Stupinigi
Stupinigi, Salone centrale con "Il Trionfo di Diana"

8. CASTELLO DI RIVOLI

Infine, per concludere il nostro itinerario a Torino, giungiamo al Castello di Rivoli, in origine residenza sabauda e oggi sede del Museo di Arte Contemporanea. Situato a 15 km dal centro, il castello vanta origini antiche (la prima struttura risale al Cinquecento) e numerosi rimaneggiamenti successivi, fino a quello del 1716, eseguito ancora una volta da Juvarra. A partire dal 1980 il castello fu ristrutturato con l’intento di trasformarlo in sede museale e nel 1984 fu inaugurato il Museo d’Arte Contemporanea con la mostra “Ouverture”.  Le opere della collezione permanente, inserite nelle sale in una sorta di dialogo con le architetture degli ambienti storici del Castello, comprendono numerosi artisti nazionali ed internazionali, tra cui la celebre installazione di Maurizio Cattelan “Novecento”, riflessione sul secolo scorso e sulla tensione frustrata rispetto alle potenzialità: il cavallo, imbalsamato e appeso, è impossibilitato a muoversi e la sua forza non può sprigionarsi. Forte è in quest’opera il riferimento all’insensatezza delle guerre del Novecento, viste dall’artista come simbolo di involuzione dell’uomo.

Castello di Rivoli
Novecento, Maurizio Cattelan
  • Foto di Cristian Antonietti ©