GRAPHIK | Stefan Sagmeister

Sotto il grande tendone del graphic design, Stefan Sagmeister si muove come un funambolo di valore assoluto. Continui equilibrismi sul bilico di una grafica guidata dalla forza di un’idea piuttosto che dal compiacimento dello stile.

Stefan Sagmeister, graphic designer contemporaneo, è noto oltre che per i lavori sulle copertine di importanti artisti musicali (Lou Reed, David Byrne, Talking Heads, Rolling Stones, Aerosmith, Pat Metheny) anche per le strategie di comunicazione provocatorie e dirette delle campagne per l’AIGA.

Invitato a disegnare il poster AIGA (American Institute of Graphic Arts) Detroit del 1999, Sagmeister produce uno dei suoi lavori emotivamente più potenti e sicuramente il più celebre. Presto tramutatosi in un’icona dell’immaginario visivo degli anni Novanta, il poster mostra il corpo nudo del designer interamente ricoperto di incisioni: le frasi e le parole del testo, scritte sul suo corpo grazie ad un lavoro di incisione svolto in otto ore da un collaboratore, costituiscono un’opera di tipografia senza precedenti.

Come un moderno San Sebastiano del design, Sagmeister materializza, tra fachirismo e body art, l’idea di una visualizzazione del dolore connessa alle sofferenze del designer, “i periodi d’ansia, le lotte e il dolore”.
In un epoca di simulazioni digitali e di onnipotenza tecnologica, i tagli veri sul corpo di Sagmeister sono da un lato, in ambito professionale, un invito ad un maggior apprezzamento del tratto personale del designer, dall’altro un’invocazione al realismo e alla vulnerabilità dell’uomo, ricca di implicazioni concettuali e narrative. Una sue celebre provocazione “Style = fart” (per quanto superata, in seguito, per sua stessa ammissione) ha sottolineato i rischi delle trappole stilistiche che incombono sui progettisti, celebrando il coraggio di reinventare ogni volta l’approccio al singolo progetto: Sagmeister sintetizzava così un dibattito particolarmente vivo alla fine degli anni Novanta (Big Idea vs Style), dopo due decenni segnati da epigoni di Neville Brody e di David Carson, per citare due nomi diffusamente imitati.