Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni | Presentazione della mostra

In preparazione all’inaugurazione della nuova mostra, Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni, il 28 febbraio nella Sala Stabat Mater della biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, Maria Grazia Messina, curatrice della mostra, ha tenuto una conferenza per introdurre i più curiosi al percorso espositivo che ci aspetterà dal 3 marzo al 10 giugno 2018 presso Palazzo dei Diamanti a Ferrara.

Le mostre sul Simbolismo e sul Futurismo non sono una novità nel mondo dell’arte, ma l’impostazione di questa è decisamente interessante ed innovativa. Perché?

Le scelte espositive effettuate dai curatori: la già citata Maria Grazia Messina, Chiara Vorasi e Fernando Mazzocca, si muovono su un sostrato che caratterizza tanto i maestri del simbolismo e del divisionismo quali Segantini, Previati, Pellizza attivi fra fine ‘800 e inizio ‘900, quanto quelli della successiva avanguardia futurista come Balla, Carrà e Boccioni. Questi artisti visitano esposizioni d’arte, sfogliano riviste illustrate e sono fortemente interessati alla filosofia idealista, in particolar modo al pensiero di Schopenhauer sul mondo, in quanto espressione della volontà e della percezione dell’uomo. Questo processo innesca una stretta concorrenza fra gli artisti, i quali guardandosi l’un l’altro si rubano vicendevolmente idee e soluzioni iconografiche.

Seguendo quello che può essere considerato il Manifesto Simbolista pubblicato nel 1886 dal poeta e scrittore francese Jean Moréas, la curatrice spiega che “l’imperativo per l’artista non è descrivere, non è più restituire alla natura esteriore ciò che si percepisce coi sensi, ma piuttosto suggestionare, lavorare a delle elaborazioni visive indefinite, varie, fluttuanti, ma tali da poter catturare l’immaginario dell’osservatore”. In altre parole l’arte non cerca più di soggettivare l’oggettivo, cioè fornire una lettura soggettiva di quello che si percepisce coi sensi, ma al contrario si tratta di oggettivare il soggettivo, ciò che è lo stato psichico, il mondo onirico o allucinatorio. Sinteticamente gli stati d’animo! Ed ecco la scelta del titolo. Vedremo come i pittori spostano il loro interesse dalle istanze patetiche del teatro a quelle più secche e dirette del mezzo fotografico, per non parlare del forte legame con le ricerche musicali in ambito Wagneriano.

Lungo il percorso sarà possibile mettere a confronto le opere ed i testi di divulgazione scientifica che hanno dato voce al progresso delle scienze fisiche e psicologiche di quegli anni, basti pensare all’importanza de L’interpretazione dei sogni di Freud del 1889, che ha decisamente incuriosito e stimolato gli artisti in questione.

Segantini, Autoritratto, 1882

Segantini con il suo Autoritratto del 1882 presente nella prima sala, unisce la sua espressione magnetica alla presenza del pugnale che sinteticamente esprimono da una parte la visione profetica e visionaria di antesignano dell’artista, ma dall’altra il suo ruolo di vittima sacrificale, perché predestinato all’incomprensione da parte degli “uomini comuni”.

Le sale non seguono un percorso cronologico, bensì tematico. I diversi “stati d’animo” affrontati sono: la malinconia sia come unico e vero moto creativo per l’artista ma anche come esempio di fissità catatonica (Pelizza da Volpedo, Ritratto di Santina Negri scelta come immagine di locandina). Altro stato è la maternità sublimata espressa nelle opere di Previati, importante artista ferrarese e grande protagonista in mostra, si prosegue con il tema della paura, dell’eros, della violenza, dell’estasi amorosa e della solarità dove il rapporto con gli studi di ottica è innegabile.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Ricordo di un dolore (Ritratto di Santina Negri), 1889

Si arriva ai futuristi, all’eredità che Previati lascia a Boccioni, il quale fa proprie le pennellate frante e vibranti del ferrarese perseguendo l’obiettivo di farsi portatore di una nuova percezione. Lo stato d’animo dell’osservatore non può che essere suggestionato dalla nuova dinamicità delle città industriali, esempio cardine è la nota Città sale. Nel 1910 l’artista dirà:

“Noi pittori sentiamo che questa sensibilità nuova è una cosa psichica divinatrice, profetica, ed ha in sé la potenza di percepire quello che non fu mai fino ad ora percepito”.

In mostra potremo ammirare La risata del 1911, in cui la composizione fonde figura e ambiente, mescola ricerche divisioniste e simboliste a quelle cubiste di inizio secolo, generando un’opera che colpisce e cattura empaticamente l’attenzione del fruitore. Non solo dipinti quindi, ma riviste, fotografie, video e ascolti musicali arricchiranno la proposta di Palazzo dei Diamanti.

A noi, non resta che augurarvi, buona visita!