Squarci surrealisti sull’unione Ernst-Guggenheim: la vestizione della Sposa e il Matrimonio Mistico

Dopo la Seconda Guerra Mondiale e la caduta del fascismo, il linguaggio informale si diffuse anche in Italia; la Storica Biennale del 1948, sancì la storica apertura verso l’arte contemporanea internazionale, con la retrospettiva dedicata a Picasso e la mostra della collezione Peggy Guggenheim. Il matrimonio con il pittore surrealista Max Ernst si sarebbe rivelato breve e difficile, ma anche costellato di coincidenze, visioni ed episodi singolari. Come riportato dalla stessa Guggenheim nella sua autobiografia, la celebre collezionista vide nello studio veneziano dell’artista, poco prima del matrimonio, un’opera che la colpì particolarmente: quelle strane figure, di cui una con la testa di cavallo in armatura e una donna con il volto di una bambina , raffiguravano il suo rapporto con Ernst, in uno modo che solo le capacità medianiche del marito avrebbero permesso.

Al di là della storia personale dei due, il quadro si avvale di una forte impronta simbolista, rappresentando in modo enigmatico e onirico l’incompatibilità fra l’energia incontrollata e distruttiva dell’Eros e una dimensione pacifica ed equilibrata quale quella dell’ambientazione, che allude al Paradiso Terrestre.Ottenuto in dono il quadro, oggi esposto alla Solomon Guggenheim, lo intitolò Matrimonio mistico.

Max Ernst, "Il Matrimonio Mistico" | Credits to Mecenati e Pittori, 2002

I primi conflitti fra la Guggenheim ed Ernst emersero sin da prima del matrimonio, sia sul piano relazionale che sessuale;  la celebre Vestizione della Sposa, conservata nella collezione veneziana della moglie, rappresenterebbe un’imponente e misteriosa Peggy-uccello dalle piume arancioni, mentre Ernst il cigno verde con le gambe umane al suo fianco. Tale soggetto, oltre ad essere un alter-ego ricorrente dell’artista (Lopop), è chiaramente mutuato dall’iconografia classica del mito di Giove e Leda. Accompagna i due protagonisti una piccola figura ermafrodita che richiama probabilmente le statue votive propiziatorie della fertilità che Ernst vie durante un viaggio in oriente, che piange  lacrime amare per la  repressione sessuale imposta dalla società borghese del tempo. La lancia spezzata, l’indifferenza ostentata verso il cigno dalla donna, che preferisce rivolgersi ad altri pretendenti, indicano come, a contrario del mito, il corteggiamento non sia destinato al successo.

Max Ernst, "La Vestizione della sposa" | Credits to Artspecialday