L’arte islamica in Italia: il soffitto a muqarnas della Cappella Palatina di Palermo

La Sicilia è una delle regioni più ricche d’Italia dal punto di vista artistico, anche grazie alle numerose culture che hanno attraversato il suo passato. Fin dall’antichità, infatti, l’isola più grande del Mediterraneo fu dominata da numerosi popoli, che importarono le loro tradizioni artistiche sul territorio siciliano. In particolar modo, durante il Medioevo, la Sicilia si arricchì di numerose testimonianze artistiche disseminate su tutto il territorio: quella bizantina, quella araba e infine quella normanna. La Cappella Palatina di Palermo è l’autentica testimonianza del carattere cosmopolita, che la città ha mostrato nel corso dei secoli. Si tratta, infatti, di un edificio realizzato nella prima metà del XII secolo su commissione del re normanno Ruggero II dopo la sua incoronazione e che rispetta pienamente i caratteri tipici dell’architettura normanna: pianta longitudinale, corpo principale suddiviso in tre navate separate da archi a tutto sesto su colonne e una zona presbiteriale con tre absidi, rialzata e sormontata da una cupola emisferica. Per la decorazione interna Ruggero decise di avvalersi di maestranze provenienti dal mondo bizantino e dal mondo arabo: alle prime fu affidata la decorazione a mosaico vitreo su sfondo aureo, che ricopre tutte le pareti della struttura, mettendo in scena diversi soggetti tipici della tradizione greco-bizantina e storie tratte dal Vecchio e dal Nuovo Testamento.
  L’intervento degli artisti arabi (provenienti dall’Egitto), invece, si concentra interamente nel soffitto della navata centrale, il quale fu realizzato mediante una soluzione decorativa tipica dell’arte islamica, definita col nome di muqarnas, il cui nome deriva probabilmente dall’arabo qirnas, ovvero profilo digradante di montagna o roccia. Si tratta di strutture a nicchia, definiti alveoli o stalattiti, caratterizzati da una sezione geometrica variabile e realizzati con diversi materiali, tra cui il legno, come nel casso palermitano. Tale tecnica fu probabilmente inventata intorno al X secolo nell’area dell’Iran orientale e poi diffusa in tutti i territori a dominazione islamica, in cui era utilizzata come elemento di raccordo tra due superfici verticali mediante la creazione di una struttura curvilinea. 

A Palermo, ad esempio, le pareti verticali della Cappella Palatina sono collegate mediante una volta a botte realizzata a muqarnas, disposti su cinque registri sovrapposti, che si sviluppano dalle mura fino al centro della navata. L’intera struttura è suddivisa in due parti, quella centrale e le sezioni laterali, che si differenziano per struttura e decorazione. Il pannello centrale è piano ed è caratterizzato da venti  “cupole” a forma di ottagono con motivi a stella interni, raccordati da altre figure geometriche, quali rombi o stelle a otto punte. Le sezioni laterali invece presentano una struttura più articolata, composta da due moduli (maggiore e minore), che si ripetono in modo alternato lungo tutto il perimetro e sono caratterizzati da pannelli concavi di diverse dimensioni e strutture a stalattite. La struttura lignea è interamente rivestita di stucco, sul quale sono poi state realizzate le pitture o poste alcune lastre auree, oggi quasi tutte perdute. La decorazione pittorica è caratterizzata da diversi motivi iconografici e ancora una volta segue la distinzione tra il pannello centrale e le aree laterali: il primo infatti è caratterizzato da elementi ornamentali fitomorfi e geometrici, mentre le stalattiti laterali sono decorate con scene narrative; inoltre su tutta la superficie sono presenti motivi epigrafici (aurei su sfondo blu) in cufico , lo stile calligrafico arabo, tutti da riferire a formule di buon auspicio, ossessivamente ripetute. Le scene narrative laterali sviluppano un programma regale, finalizzato alla glorificazione del principe e alla rappresentazione della sua corte (in arabo majlis), a partire dal principe stesso, passando per funzionari, figure d’intrattenimento, come musici, danzatori, lottatori, fino ad arrivare alla servitù. Accanto a questi soggetti si trovano riferimenti agli argomenti di conversazione della corte, quali favole, romanzi, novelle, storie tradizionali e leggende oppure rappresentazioni di animali fantastici o reali legati alla regalità.  

Le figure, collocate all’interno di cornici geometriche dipinte, sono definite da un tratto lineare e preciso, nero e nitido, che limita le singole campiture di colore, permettendo una buona visibilità delle figure anche dopo la stesura dei pigmenti; inoltre le scene sono sviluppate su registri sovrapposti, totalmente prive di profondità e gli spazi circostanti sono generalmente saturi di oggetti e attributi: questi caratteri sono riconducibili al cosiddetto stile orientale classico, il quale si sarebbe sviluppato tra l’VIII e il IX secolo nei centri di Baghdad e Samarra. La rappresentazione della vita della corte araba è qui funzionale al progetto di celebrazione del re, perseguito da Ruggero II all’interno di tutta la cappella: se infatti i mosaici bizantini creano un parallelo tra Cristo e il sovrano ( collocando di fronte al trono la figura di Cristo Pantokrator, ovvero Giudice), celebrando il carattere religioso della sua autorità, la decorazione dei muqarnas esalta la magnificenza terrena della corte regale, attraverso un parallelo tra la corte musulmana e quella normanna. L’integrazione tra le due realtà artistiche, quella araba e quella normanna, è sottolineata anche dalla presenza di alcuni particolari soggetti all’interno del programma iconografico, che fanno senz’alcun dubbio riferimento al mondo cristiano, piuttosto che a quello islamico. Ciò significa che l’iconologo arabo, che si occupò di sviluppare il programma, fu affiancato da un membro della corte palermitana o addirittura da Ruggero stesso.  Un esempio di questa ibridazione di modelli è sicuramente la figura di suonatore di salterio, collocato sul lato orientale del soffitto, in prossimità del santuario della cappella. Si tratta infatti di una figura insolita, che si discosta dalla tradizionale rappresentazione araba di questo soggetto, così com’è visibile anche su questo soffitto (piedi scalzi, seduto a terra, salterio rettangolare): la figura maschile stringe a sé un salterio triangolare, è dotata di calzari ed è seduta su una tradizionale sella curuli. Molto probabilmente si tratta della figura del re e salmista Davide, poiché lo stesso soggetto è rappresentato all’interno del santuario adiacente e inoltre tale soggetto è spesso rappresentato con i medesimi attributi all’interno dei manoscritti medievali cristiani, sicuramente presenti presso la corte cosmopolita di Palermo. In più, a fianco si trova un’altra figura, interpretata come lo scriba, sempre associata nel mondo cristiano a Davide.