Simbolismo mistico: la mostra in corso alla Peggy Guggenheim Collection

Il mito dei Rosacroce è una leggenda di origine germanica che circola in Europa dagli inizi del diciassettesimo secolo, in seguito alla pubblicazione di alcuni scritti sulla figura Christian Rosenkreuz, pellegrino tedesco che avrebbe fondato l’omonimo ordine ermetico dopo alcuni viaggi in Medio Oriente dove sarebbe stato iniziato ai più alti segreti alchemici ed esoterici. Assolutamente inconsistente dal punto di vista storico, questa leggenda ha nondimeno esercitato una grandissima influenza su numerosi circoli massonici e culti esoterici tra diciottesimo e ventesimo secolo, rappresentando per essi un vero e proprio archetipo a cui ispirarsi. Una grande risonanza il nome dei Rosacroce la ebbe in particolare nell’Europa fin de siècle, attraversata da movimenti culturali che nello spiritualismo sincretico trovarono un mezzo per ribellarsi al modernismo materialista della seconda rivoluzione industriale. Le origini del culto furono trattate da teosofi come Rudolf Steiner e Helena Blavatsky, mentre dell’eredità, per quanto leggendaria, tentarono di appropriarsi svariate società segrete.

Da una di queste società mosse i primi passi Joséphin Péladan, letterato e critico d’arte che in seguito fondò una propria setta rosacrociana di cui si autoproclamò Sâr, Gran Maestro. Ricordato soprattutto come un bizzarro personaggio incline ad incarnare molti stereotipi dell’intellettuale spiritualista tardo-ottocentesco, Péladan fu uno scrittore prolifico che riuscì a conquistare un’indubbia influenza negli ambienti letterari ed artistici dell’epoca e, forte di questa fama, nell’ultimo decennio del secolo organizzò a Parigi sei Salon artistici con lo scopo di promuovere le proprie teorie.

I Salon di Péladan sono oggetto di un progetto espositivo promosso dalla Solomon R. Guggenheim Foundation e articolato in due mostre quasi gemelle, una svoltasi a New York tra giugno e ottobre e l’altra attualmente in corso a Venezia, dal titolo Simbolismo mistico. Il Salon de la Rose+Croix a Parigi 1892–1897. Affini nell’allestimento e nel percorso tematico, le due esposizioni presentano alcune significative differenze nella scelta delle opere (dettate, è facile immaginarlo, dalle disponibilità di prestito) che penalizzano in parte la mostra veneziana. In entrambi i casi il progetto espositivo, non imponente, opera una necessaria selezione di una quarantina di opere (nei Saloni trovarono spazio molti più artisti) che comunque riesce a catturare lo spirito ma anche alcune debolezze delle teorie di Péladan.

Alexandre Séon - The Sâr Joséphin Péladan (1891)

Salta subito all’occhio, percorrendo la mostra veneziana, un’eterogeneità estetica al limite dell’incoerenza, spiegata solo in parte dal fatto che le esposizioni rosacrociane furono un crocevia di artisti simbolisti provenienti da tutta Europa. Péladan impose alcune regole ferree nella selezione delle opere, bandendo di fatto alcuni generi come il paesaggio e il racconto storico, ma si concentrò esclusivamente sulle tematiche, intendendo l’arte in primo luogo come un viatico per la sua instancabile opera di divulgazione. Emblematica la questione del ritratto, genere ammesso solo quando riguardava personaggi considerati fondamentali alla causa rosacrociana e più in generale esoterica, e benvenuto quando aveva come oggetto Péladan stesso, di cui si trovano esposti in mostra ben tre ritratti molto differenti fra di loro.

La stessa varietà stilistica la si ritrova in una delle sezioni principali del percorso espositivo, dedicata alla visione dichiaratamente misogina che i Saloni avevano nei confronti del ruolo della donna nella società moderna. A dominare è la classica dicotomia tra femme fatale e angelo del focolare, dove da una parte si rappresentavano tutti i lati più oscuri attribuiti all’essenza femminile, la perversione, il carattere umorale, la natura ferina, mentre dall’altra si delineava un ideale di purezza in cui si mescolavano tratti cristiani e arcadico-pastorali. Nella mostra americana a spiccare era certamente il capolavoro di Fernand Khnopff I Lock the Door Upon Myself del 1891, dipinto manifesto della visione ermetica e antipositivista che Péladan cercava nel Simbolismo. A Venezia l’opera è sostituita dall’elegante The Offering dello stesso anno che, nella sua delicata ambiguità, si distanzia tanto dalla demoniaca rappresentazione femminile di Jean Delville in The Idol of Perversity quanto dal “pointillisme ideista” di Alphonse Osbert in Vision.

Fernand Khnopff - The Offering (1891)
Alexandre Séon - The Lament of Orpheus (1896)

L’altra grande sezione della mostra è dedicata al mito di Orfeo, riplasmato sincreticamente in modo da riassumere sia i caratteri mitologici che quelli “storici” di fondatore dei culti orfici nella Grecia antica. Orfeo è un vero e proprio profeta, archetipo del genio artistico e figura centrale dell’immaginario rosacrociano che ne enfatizza la simbologia delle vicende narrate nella mitologia classica, dalla discesa nell’Ade fino alla morte che assume i lineamenti di un martirio. Nel celebre The Lament of Orpheus (1896) Alexandre Séon costruisce così una mirabile composizione in aplat, il cui antinaturalismo sintetico spoglia di ogni orpello il paesaggio e pone come elemento centrale la figura simbolica del poeta dolente. Assolutamente antitetico sul piano formale il grande dipinto scelto come immagine chiave e gran finale della mostra, Orpheus in Hades (1897) di Pierre Amédée Marcel-Béronneau, di un iperrealismo talmente parossistico e materico da sfociare nel surreale. Anche in questa sala un’evidente differenza con la mostra americana: il celeberrimo e altrettanto straniante The Death of Orpheus (1893) di Jean Delville è stato sostituito con The Angel of Splendor (1894), dello stesso Delville. La qualità rimane altissima, ma è un peccato non poter vedere anche a Venezia una di fianco all’altra le due più inquietanti rappresentazioni simboliste di Orfeo.

Pierre Amédée Marcel-Béronneau - Orpheus in Hades (1897)
Jean Delville - The Angel of Splendor (1894)
Jean Delville - The Angel of Splendor (1894)
Simbolismo mistico. Il Salon de la Rose+Croix a Parigi 1892–1897 rimarrà aperta al pubblico fino al 7 gennaio 2018.