Salò: tra Storia, Arte e Cinema

Ogni regione del Bel Paese offre, a visitatori esteri e nostrani, una varietà di mete uniche per eterogeneità di paesaggio e prestigio culturale.  Il Lago di Garda ne è l’esempio principe: conteso fra tre regioni, Veneto, Lombardia e Trentino Alto-Adige, è unico non solo per estensione, ma anche per storia, cultura e tradizione che caratterizzano i comuni che vi si affacciano.
Salò, nota ai più innanzitutto per le vicende storiche di cui è stata protagonista, è la perla della costa sud-occidentale del lago. Di fondazione romana, fu un comune la cui sovranità si alternò nei secoli tra i Visconti e la Serenissima Repubblica di Venezia fino al trattato di Campoformio del 1797, quando passò sotto controllo asburgico. Annessa dapprima al Regno di Sardegna con l’armistizio di Villafranca e poi al Regno d’Italia nel 1861, ottiene negli stessi anni il titolo di città.
È però la fondazione della Repubblica Sociale Italiana o, appunto, Repubblica di Salò (1943-1945), a rendere questo piccolo centro il comune più noto della costa gardenese: uno “stato fantoccio” istituito per volontà della Germania nazista e guidato da Benito Mussolini, che agiva ormai come un burattino sotto serratissimo controllo tedesco.

Pochi invece sono però a conoscenza del tesoro che questa cittadina gelosamente custodisce: il Duomo dedicato a Santa Maria Annunziata è un vero e proprio scrigno, che l’architetto Filippo delle Vacche da Caravaggio progetta nel 1453. Interpreta la facciata (incompleta) come una sobria e umile rivisitazione della chiesa di Sant’Anastasia di Verona mentre il portale postumo, è esempio della scultura rinascimentale del primo ‘500 bresciano.  Le tre luminose navate accolgono due tele del pittore bresciano Romanino, mentre di eccezionale qualità esecutiva è il monumentale crocifisso ligneo di gusto oltrealpino, datato attorno al 1449. Il Cristo esanime è rappresentato con intenso realismo epidermico, l’intagliatore indugia sui dettagli più truci della mortificazione del corpo di Gesù, modellando con la cera il sangue che fluisce dalla ferita del costato, mentre la fronte è trafitta dalle sovradimensionate spine della corona.

Facciata del Duomo dedicato a Santa Maria Annunziata
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Ai cinefili il nome di Salò porterà invece subito alla memoria uno dei girati più celebri di Pier Paolo Pasolini, nonché il suo testamento cinematografico: Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975). Il crudo realismo polemico che caratterizza composizioni filmiche e poetiche di Pasolini, si fonde in questa pellicola a chiari riferimenti  danteschi. Salò al tempo della Repubblica Sociale, fa da sfondo a questo massacro, una vicenda truce, surreale, che fa della corruzione dell’anima e del corpo il verbo dell’intera narrazione.
Lo sguardo freddo, cinico e documentaristico di Pasolini descrive un gruppo di giovanissimi di famiglia partigiana, che vengono rapiti e brutalmente seviziati in una regale villa di campagna, dai cosiddetti “Quattro Signori”, un Duca, un Vescovo, il Presidente della Corte d’Appello ed il Presidente della Banca Centrale. È un’opera chiaramente allegorica, che intende criticare e allo stesso tempo smascherare la crudele violenza e l’abuso di potere che schiavizza con le armi del denaro, della fede, della giustizia e dell’autorità di casta.