Rocchetta Mattei, scrigno di stravaganti tesori da visitare

Sull’Appennino settentrionale, a circa 50 km da Bologna, si erge la Rocchetta Mattei, lo stravagante castello voluto dal Conte Cesare Mattei che a partire dal 1859 vi si stabilì definitivamente, assumendole un ruolo centrale nello svolgimento della pratica medica di sua invenzione: l’Elettromeopatia. Questa particolare disciplina univa le preparazioni omeopatiche a 5 misteriosi fluidi elettrici, allo scopo di ristabilire la neutralità del corpo umano e curare delle malattie. In seguito alla morte della madre, avvenuta nel 1844, il Conte si dedicò alla formulazione di questa nuova scienza medica e alla sua divulgazione, esportando i suoi rimedi anche all’estero. Nel proprio castello egli accoglieva pazienti provenienti da ogni dove, spesso personaggi illustri, che prima di sottoporsi alle cure vere e proprie, percorrevano gli stupefacenti ambienti della Rocca che sembravano essere stati progettati allo scopo di impressionare i visitatori. L’intento è già suggerito dal portale d’ingresso, in stile moresco, da cui diparte un’ampia scalinata che potrebbe alludere simbolicamente al passaggio dalla vita comune all’eccezionale universo creato dal Conte; per i malati, un percorso che alluda al passaggio dalla malattia alla guarigione.
L’accesso alla Rocca è dominato da una scultura raffigurante un ippogrifo, creatura mitologica frutto dell’unione di un grifo e una cavalla, simbolo dalla duplice natura, umana e divina. Ancora un’altra figura, costretta da Zeus a sostenere il globo terrestre, diventa il simbolo del male che, in quanto tale, può albergare solo fuori dal castello. Un ulteriore invito per il visitatore ad addentrarsi con fiducia. L’ambiente sembra scavato per metà nella roccia naturale ancora sino all’Androne, lasciato il quale si accede al Cortile Centrale. Qui, chi si addentra non può eludere lo sguardo dei due guardiani- cariatide, raffiguranti un giovane uomo e un demone. Dal Cortile, alcune porte segnano l’accesso alle diverse aree del castello: la porta di ingresso principale e quella che conduce alla Sala d’Aspetto; la più elaborata, con un grande arco in stile moresco, consente l’accesso alla Cappella e alla Sala dei Novanta; più discreta, invece, la porta che conduce alla Scala Nobile. Infine, la quinta e ultima, conduce ai vani di servizio.
Nel visitare gli ambienti della Rocchetta, uno scrigno di tesori e continue sorprese in cui si distinguono corridoi, affascinanti torri in stili esuberanti, sale dalle molteplici funzioni, cortili e scalinate stravaganti, ci si immerge nel dinamismo di un vorticoso ritmo dato dalla combinazione di elementi stilistici differenti, tra i quali è predominante il moresco. Lo stile arabeggiante raggiunge l’acme all’interno della Cappella, a cui si accede per mezzo di una ripida e semplice Scala che, stranamente, non prepara il visitatore allo spettacolo al quale ci si appresta ad accedere.

Rocchetta Mattei, scalinata d'ingresso
Rocchetta Mattei, scalinata d'ingresso
Rocchetta Mattei, cortile centrale

La Cappella è un piccolo e alto ambiente ispirato alla Grande Moschea di Cordova del X secolo, organizzato su due ordini di colonnati che affollano lo spazio ristretto. Al di sopra dell’abside si trova la Tribuna, in cui domina la tomba del Conte. Da qui è inevitabile soffermarsi ad ammirare lo spettacolo offerto dall’articolarsi degli archi e delle colonne, che conferiscono un affascinante senso di movimento, dovuto alla singolare forma della pianta.

Rocchetta Mattei, cappella ispirata alla Grande Moschea di Cordova

Ripercorrendo la Scala in senso opposto e nuovamente il vestibolo, si accede finalmente alla nota Sala dei Novanta. Questo luogo sembra sia stato realizzato per assecondare il desiderio del Conte di ospitare un convito di nonagenari, quando avesse compiuto anch’egli quell’età. Lo stile riflette il gusto del Mattei solo in parte, perché alla sua morte, i lavori proseguirono secondo le direttive del figlio adottivo, Matteo Venturoli. Ma in questo percorso costellato di sorprese uno degli ambienti più affascinanti è senz’altro il Cortile dei Leoni, ispirato al cortile dell’Alhambra di Granada, che probabilmente il Conte poté vedere riprodotto all’interno del Palazzo di Cristallo, durante la Grande Esposizione di Londra nel 1854. Anche se la riproduzione visibile presso la Rocchetta non è proprio fedele, sia per le dimensioni, sia per le fattezze, costituisce un esempio omogeneo grazie alla rispondenza tra i dettagli della decorazione dei vari elementi. Incorniciato da un portico a un piano che si sviluppa sui quattro lati, il Cortile presenta al centro la fontana sorretta da quattro leoni scolpiti, dai quali prende il nome.

Rocchetta Mattei, cortile dei Leoni ispirato al Cortile dell’Alhambra di Granada

Durante l’Esposizione di Londra, Cesare Mattei dovette entrare in contatto con l’architettura araba rimanendone impressionato al punto che si convincense a portare quelle suggestioni proprio nella sua Rocca, partecipando alla tendenza ormai diffusa in tutto il continente. Da quel momento, e fino alla sua morte, lo stile moresco contraddistinse le scelte architettoniche che coinvolsero la Rocchetta, combinandosi al modello del castello medievale che costituiva l’originaria ambizione del Conte. Questa commistione contribuì a fare della Rocchetta un affascinante esempio di quella stravaganza architettonica che rientrava nei desideri del Mattei, che ne hanno fatto un luogo incantato, come testimoniano le parole espresse nel suo testamento del 1855 « amo che il più bizzarro, pittoresco e grandioso fabbricato intrapreso nel mio tempo sia condotto a fine ». Le modifiche subite nel corso del tempo dalla Rocchetta rispondono, pertanto, all’esigenza di creare una struttura che potesse stupire chi vi si avvicinava e si accingeva a percorrerne le aree. Gli ospiti e i visitatori provenienti da tutto il modo, potevo sostare nei pressi del castello per sottoporsi alle cure del Conte, di cui il meraviglioso percorso suggerito dalla Rocchetta – e voluto dal Mattei – costituiva parte integrante e necessaria. L’evoluzione stilistica si concluderà dopo la morte del Conte e l’acquisizione della proprietà da parte del figlio adottivo Mario Venturoli, che imprimerà la Rocchetta del suo gusto, più vicino allo stile Liberty, raggiungendo un effetto sontuoso ed elegante. Un gusto molto distante dalle bizzarrie sperimentate dal Conte.
La Rocchetta, dopo un lungo periodo di dismissione e abbandono, solo nel 2005 è stata acquisita dalla Cassa di Risparmio di Bologna che ne ha condotto lo scrupoloso restauro, rendendola nuovamente visitabile a partire dal 9 agosto 2015.

Oggi è possibile prenotare le visite sul sito ufficiale: www.rocchetta-mattei.it