L’elemento scientifico come immagine visiva: l’ultima Utopia di Roberto Rossellini

La De Menil Collection, museo progettato dall’architetto Renzo Piano negli anni ’80 e situato a Houston in Texas, insieme agli archivi della Rotkho Chapel[i] si sono occupati di raccogliere e conservare buona parte del materiale a cui il regista Roberto Rossellini, padre del neo realismo italiano insieme a Vittorio De Sica, si dedicò negli ultimi anni della sua carriera. Gli Stati Uniti di fine anni ’60 per Rossellini rappresentava un’occasione imperdibile per poter lavorare su ciò che amava di più in assoluto: la conoscenza. Dobbiamo pensare che in quegli anni, Houston, insieme alla Rice University, stava muovendo i passi verso alcune delle scoperte scientifiche che avrebbero cambiato il corso della storia; come la NASA che nel’69 effettuò il primo sbarco sulla luna o l’invenzione di alcuni supporti che avrebbero decisamente incrementato lo sviluppo in ambito medico. Per un amante della scienza questa città, in quel preciso momento storico, aveva il fascino che possono avere le luci ed i suoni di un parco giochi per un bambino. La storia che vorrei raccontare nasce e si sviluppa da questa sensazione, da quell’emozione irrefrenabile che muoveva anima e corpo di un regista che desiderava poter condividere con il mondo intero tutto ciò che imparava grazie alle sue ricerche e ai suoi interessi. Il padre del neo realismo desiderava poter ridare alla televisione il suo compito primario: dare la possibilità, a chiunque volesse usufruirne, di poter apprendere nozioni e fatti; concedere alle persone di poter accedere a quella libertà data dal sapere. Conoscere, apprendere, imparare sono elementi che possono contribuire alla libertà mentale e personale di un singolo soggetto e Roberto Rossellini desiderava poter rendere accessibile a chiunque questa libertà. Un pensiero romantico e che si distaccava molto dall’approccio di altri registi dell’epoca che invece rivedevano nel cinema e nella televisione delle semplici macchine per il profitto di un capitale.
Questo desiderio rappresenta il filo rosso di un progetto, di un’idea, di un documentario, che purtroppo Rossellini non potrà mai vedere finito a causa della sua scomparsa prematura.

Non tutti forse sono a conoscenza del fatto che Rosselini, prima di essere stato il grande regista di “Roma città aperta”, di “Germania anno zero” o di “Paisà”, film che hanno permesso all’Italia di riscattarsi agli occhi del mondo dopo la seconda guerra mondiale, ha mosso i suoi primi passi attraverso il documentario e nello specifico cercando di indagare delle dinamiche scientifiche, come ad esempio la vita e l’ecosistema marino con lavori come “Fantasia sottomarina” o “Il ruscello di Ripasottile”. Infatti, dopo aver avuto l’occasione di studiare il lavoro prodotto a Houston, è stato interessante notare come sotto alcuni aspetti ci sia stato una sorta di ritorno ai suoi primi passi, come se a conclusione di una carriera avesse sentito il bisogno di rianalizzare l’approccio che aveva iniziato ad usare da giovane. Ecco quindi che il documentario girato su suolo statunitense, grazie all’appoggio e al finanziamento della famiglia De Menil[ii], porta un titolo semplice, immediato ma che rende chiaro il volere del regista. “Scienza” questo il titolo del documentario girato nelle mura della Rice University tra il 1971 e il 1975. Tale documentario voleva essere una raccolta di quasi dieci ore per la televisione. Erano dieci ore nelle quali Rossellini vestendo dei panni umili e curiosi, intervistava qualunque scienziato o medico gli capitasse a tiro. Voleva conoscere tutto, voleva cercare di imparare il più possibile e voleva rendere accessibile un mondo che per molti è di difficile comprensione. Quello della scienza è un ambito che non per tutti è di immediata assimilazione, per questo motivo il regista sceglie un approccio che ai giorni nostri è probabilmente banale e ben assimilato, ma contestualizzato all’epoca in cui venne girato il documentario ci risulta chiara l’innovazione stilistica. Intervistare, sfruttare l’intervista come mezzo di comunicazione. Un discorso tra due persone che attraverso domande semplici e risposte chiare riescono a rendere meccanismi complicati e delicati, del tutto accessibili a chiunque voglia apprenderne le dinamiche interne. Ad avvalorare il discorso, ed è qui che risiede un’altra grande azione del regista, è presente la macchina che lo scienziato o il medico in questione usavano per la loro ricerca. “Illustrare un concetto, un processo o un’idea attraverso una macchina che lo rende reale, è un elemento quasi fondamentale, che aiuta la comprensione di molti meccanismi che senza queste dimostrazioni palesi sarebbero di più difficile apprendimento[iii]. Associare la parola all’oggetto materiale, aiutare lo spettatore a seguire il flusso delle parole con l’aiuto dell’immagine. Questo collegamento tra immagini e parole, tra oggetto e concetto, rende questo documentario un’opera di rara bellezza, un’opera che connette elementi distanti ma che per una strana magia alla fine sembrano così vicini tra loro rendendo questo lavoro ancora attuale e intrinseco di elementi fondamentali per la storia del documentario italiano. Rossellini mosse questi passi attraverso, e grazie, ad un’intuizione che lo portò a prendere coscienza del fatto che l’analisi filosofica ed umanistica del dato scientifico rappresenta un elemento fondamentale, in quanto senza di essa il dato tecnico rischia di rimanere fine a se stesso.
Per Rossellini la televisione doveva rappresentare per il pubblico ciò che un microscopio rappresentava per uno scienziato.

[i] Cappella aconfessionale situata a Houston, Texas, fondata da John e Dominique De Menil. Non funge solo da cappella ma rappresenta anche un’importante opera d’arte moderna nella quale sono esposte le opere dell’artista Rothko

[ii] Famiglia francese trapiantata a Houston hanno contribuito alla costruzione di alcuni dei poli inerenti l’arte più importanti della città. Rappresentano una delle famiglie più importanti per quanto riguarda il collezionismo nel ‘900.

[iii] Tesi di laurea triennale “L’esperienza didattica di Roberto Rossellini negli Stati Uniti (1969-1975). Il lavoro di Roberto Rossellini al Media Center di Rice University (Houston, Texas, USA) straordinaria utopia di rendere accessibile a chiunque il mondo della conoscenza”, Margherita Moro, 2015