Il rapporto tra maestro e allievo nella critica d’arte: i modelli e le copie dal Rinascimento all’Impressionismo

Se è Arte non è un mio problema stabilirlo, è sempre Arte creata dall’Arte”. Così esordì uno stimato professore universitario alla prima lezione di storia della critica d’arte e questo suo pensiero racchiude appieno l’essenzialità del sottile rapporto e l’impercettibile distinzione tra maestro ed allievo, a partire dall’epoca rinascimentale. Il Rinascimento rappresenta la fase di recupero dell’arte classica romana e greca, in seguito al secolo “buio” alto-medioevale, e rappresenta la “rinascita” delle arti e della pittura, le quali riprendono vigore nei caldi colori di Bellini, nella prospettiva di Raffaello e nel naturalismo di Rubens. L’arte nasce dall’arte ed i modelli sono sempre stati alla base di nuove creazioni ed anche alla base delle opere più innovative che si distinguevano così dalla monotonia dei modelli e delle tematiche richiesti dalla committenza del mecenatismo di corte. Ecco che la copia eseguita dal Bellini della “Madonna col Bambino” di Mantegna acquisisce una sua personalità grazie ai colori caldi ed alla sviluppo della narrazione in orizzontale, dando un taglio più rilassato e pacato. Bellini e Mantegna furono i due poli del fiammingo Rubens, il quale ripropose temi già trattati, impostati e sviluppati secondo i suoi modelli, ma esaltando il naturalismo delle figure umane ed insistendo sul potere della luce naturale.

La committenza rinascimentale si limitava a richieste di temi religiosi o di istantanee della quotidianità, ecco che il “Cristo morto” del Mantegna divenne modello per eccellenza del “Miracolo di San Marco” di Tintoretto (1562): stessa posizione, ma con un proporzione corporea impeccabile.

Tintoretto, "Miracolo di San Marco" (1562), Gallerie dell'Accademia, Venezia

Più tardi, Rembrant, adulatore del Mantegna, ripropose lo stesso modello nel “La Lezione di anatomia del dottor Tulp” (1632), in cui al posto del Cristo posizionò un uomo disteso e dissezionato da un medico e attorniato da uomini incuriositi e non più da tre pie donne. Anche il Cristo deposto divenne il secondo genere più replicato e la “Deposizione” di Caravaggio (1602) venne rivisitata in chiave laica ne “La morte di Marat” di Jacques-Louis David (1793). Tiziano, Tintoretto e Veronese rappresentarono, insieme agli spagnoli Goya e Velázquez, i maestri per eccellenza per le rivisitazioni di genere del vedutismo di Turner, del romanticismo di Delacroix
dell’impressionismo di Manet. Ogni artista ha saputo così unire elementi complementari dei suoi maestri alla sua personalità ed alla sua visione artistica, divenendo involontariamente anch’esso modello per l’arte postuma.

Rembrandt, "La lezione del dottor Tulp" (1632), Mauritshuis, L'Aia
Caravaggio, "Deposizione di Cristo" (1602-1604), Pinacoteca Vaticana, Città del Vaticano
Caravaggio, "Deposizione di Cristo" (1602-1604), Pinacoteca Vaticana, Città del Vaticano
Jaques-Louis David, "Marat assassinato" (1793), Museo reale delle belle arti del Belgio, Bruxelles
Jaques-Louis David, "Marat assassinato" (1793), Museo reale delle belle arti del Belgio, Bruxelles