Per una consapevolezza | Intervista a Giuseppe La Spada

Giuseppe La Spada, classe 1974, si definisce come un artista interdisciplinario ispirato dalla natura, poesia e suono, con una grande passione per il pensiero sistematico. Interessato da sempre a tematiche ambientali, ha esposto i suoi lavori in Europa, America e Asia, dalle quali ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Webby Awards vinto nel 2007 con un progetto online legato all’ecologia. Proprio quest’ultima tematica è centrale nella sua ricerca artistica che cerca sia di riproporre un contatto, tramite il medium digitale, tra uomo e natura, sia di innescare una riflessione nello spettatore proprio sulla delicatezza dell’elemento naturale, muovendo un pensiero che non sia solo prettamente artistico, ma anche morale ed etico.

Oltre a opere simili il lavoro di La Spada spazia anche tra tematiche contemporanee come la questione dei migranti. Attualmente vive e lavora a Milano, nel 2017 ha presentato l’installazione “Shizen no Koe” al “Festival per la Terra” al Museo oceanografico di Monaco, e ha da poco sviluppato un progetto di cui non anticipiamo nulla. Curiosi di sapere di più del suo lavoro, gli abbiamo fatto qualche domanda, buona lettura!

Migants

Il tuo lavoro è permeato dalla presenza dell’elemento acquatico. In molte opere, esplicito però in Sublimis, parli di un mondo sotto la superficie: la tua volontà di operare sotto la superficie dell’acqua ha a che fare con una visione delle cose più profonda e che vuole andare in profondità?

Uno dei due significati di Sublimis è sub-limo “sotto il fango” che per me rappresenta lo stato di decadenza che stiamo vivendo. In generale il mio rapporto con la parte sotto la superficie è legato al viaggIo verticale. Il viaggio verticale è una metafora del viaggio spirituale. L’acqua è un pretesto per parlare dell’essere umano e anche del suo rapporto con l’ambiente.

I tuoi soggetti sono comunque vicini alla superficie, c’è un significato preciso in questa tua operazione artistica? Perché, invece, non stanno più in profondità?

La superficie è fondamentale per delineare il confine tra i due mondi: emerso ed immerso. C’è sempre una parte di noi che nessuno vedrà mai; molto spesso l’ingresso in acqua è l’inizio del viaggio e del lasciarsi andare. Oggi la gran parte delle persone difficilmente riesce ad andare in profondità, viviamo delle vite molto veloci, pochi si immergono realmente. Da un punto di vista estetico ho sempre amato la linea di superficie con i relativi effetti che l’acqua crea rispetto ad una tinta piatta (che dà uno scatto in profondità): è una sorta di firma irripetibile che l’acqua mette in ogni scatto.

Avision

Alcuni lavori, come Collapsing o Real Pollution, sono stati sottoposti a una manipolazione digitale voluta. Queste modifiche sono viste come uno specifico intervento dell’artista o hanno un significato altro?

Non mi sono mai considerato un fotografo tradizionale, per me la tecnologia è un layer interpretativo della realtà. Nelle opere citate diventa l’elemento generativo di un processo di opera altra che non sarebbe tale senza l’intervento della stessa. In Collapsing è la tecnologia che genera una immagine nuova, in Real Pollution l’intervento sull’immagine è un semplice rafforzamento del concetto.

Collapsing

Affronti spesso temi legati a problemi ambientali. Qual è il tuo rapporto col mondo circostante? Utilizzi medium digitali anche per venire incontro a tali problematiche?

Credo che l’uomo contemporaneo si sia molto allontanato dalla natura tanto da essersene quasi completamente separato. Io in primis cerco di recuperare il rapporto ed i benefici di questa relazione. Sono un artista interdisciplinare ed utilizzo lo strumento più idoneo ad esprimere il concetto per raggiungere il pubblico di riferimento. Per questo molto spesso creo installazioni interattive in cui le persone entrano in contatto con l’elemento naturale e grazie alla tecnologia posso far vivere una esperienza immersiva.

In a changing Sea Jelly

Mi hai accennato di un progetto legato all’ambientalismo. Ci puoi dire qualcosa di più?

Quasi tutti i miei progetti hanno una connessione molto forte con il mare. Oggi credo che in generale, ma soprattutto nello specifico i miei lavori debbano avere un impatto sul maggior numero di persone possibili proprio per cambiare la consapevolezza riguardo i temi ambientali. Per questo è nato We are Drops che è un movimento artistico nato per far comprendere alle nuove generazioni quanto sia importante il comportamento dei singoli individui per tentare di risolvere le problematiche ambientali. Il progetto prevede l’incontro tra arte e scienza, mostre in cui espongono anche bambini e ragazzi, talk relativi a problematiche ambientali, divulgazione nelle scuole e l’utilizzo della tecnologia per creare momenti di interazione per rendere l’esperienza memorabile.