Occhio al prezzo! Quando la realtà supera l’immaginazione

Vi siete mai imbambolati, come stregati, davanti ad un’opera d’arte? Quante volte l’avete studiata nei dettagli, cercando di scoprire il minimo particolare, la pennellata più interessante ed il colore più puro? Chi di noi non ha mai studiato un’opera fino al vomito, per la curiosità di conoscerla ed amarla?
Ci si innamora dell’arte come di una persona, in modo poetico e senza accorgersene proprio perché “l’arte spazza la nostra anima dalla polvere della quotidianità” (Pablo Picasso). Ma se da un lato troviamo un mondo fatto di sogni dall’altro non possiamo ignorare la parte più concreta della medaglia: pensiamo infatti che fare l’artista non è altro che un lavoro che permette al pittore di guadagnarsi il pane e se nella storia l’importanza dei pittore cambia e trova alti e bassi, oggi non possiamo ignorare l’importante, o per meglio dire costosa, eredità che molti artisti ci hanno lasciato. Se guardando un quadro, una statua, un edificio, pensiamo che tanta bellezza non possa essere misurata, o che tanta maestosità non possa essere valutata, così in realtà non è: qualcuno è riuscito a dargli un prezzo e nemmeno tanto scontato!
Quindi lasciamo da parte l’utopia e parliamo di certezze, o per meglio dire di guadagni; ecco per voi le 6 opere più costose.

“Ritratto di Adele Bloch-Bauer”, Gustav Klimt, 1907
135 milioni di dollari

Il dipinto ritrae Adele, moglie di Ferdinand Bloch- Bauer, importante imprenditore che possiede una raffineria di zucchero in Austria, talmente importante da riuscire a coprire 4/5 del fabbisogno del paese. L’uomo è inoltre un grande mecenate, la sua casa è, infatti, l’anima di un salotto che vede fra gli ospiti anche Gustav Mahler e Richard Strauss. È lui a commissionare a Klimt numerosi dipinti tra i quali questo. A seguito dell’ammissione dell’Austria alla Germani, il dipinto viene sequestrato dai nazisti nel marzo 1938 e ribattezzato “ La donna in oro” per camuffarne le origini ebraiche, dunque ceduto ad Erich Führer, avvocato affidato dallo Stato a Ferdinand Bloch-Bauer. Questo come molti altri averi della famiglia diventano di fatto di sua proprietà, alcuni finendo all’«Österreichische Galerie Belvedere» di Vienna. È il 2006 quando Maria Altmann (affezionata nipote di Adele) decide di citare in giudizio davanti alla corte della California lo Stato austriaco rivendicando la proprietà di questo ed altri dipinti, vincendo la causa. Maria decide di esporre i dipinti al Los Angeles County Museum of Art dal 4 aprile al 30 giugno 2006. La Altmann vende dunque il dipinto a Ronald Lauder per la cifra di 135 milioni di dollari. Se ancora non lo avete fatto, guardate il film “Woman in gold” (2015, SDimon Curti) che tratta la storia della causa con attori del clalibro di Helen Mirrel nei panni della Altmann e Ryan Reynolds ad interpretare l’avvocato dell’ormai anziana nipote.

Gustav Klimt, "Ritratto di Adele Bloch-Bauer", 1907

“No. 5”, Jackson Pollock, 1948
140 milioni di dollari

Appartenuto, prima della vendita, al produttore cinematografico David Geffen, il dipinto è stato battuto all’asta per ben 140 milioni di dollari. Se la vita dell’artista la si può considerare sfortunata segnata da psicoanalisi ed alcolismo, non potremo affermare lo stesso per i suoi dipinti che, come per molti altri, hanno acquisito grande valore solamente dopo la dipartita dell’artista.

Jackson Pollock, "No. 5", 1948

“I giocatori di carte”, Paul Cézanne,1893
250 milioni di dollari

I Giocatori di carte, dipinto da Paul Cezanne nel 1893, è stato comprato dalla famiglia reale del Quatar per 250 milioni di dollari. L’opera è in realtà molto semplice: mostra due contadini della Provenza intenti in una partita a carte che ispira all’osservatore una grande concentrazione. Cézanne ha sicuramente potuto prendere spunto dal dipinto I giocatori di carte attribuita ai fratelli Le Nail conservata al museo Aix en Provence. Il disegno è estremamente equilibrato e simmetrico, sensazione accentuata dalla bottiglia centrale che divide in due l’opera. Questo non è l’unico dipinto che Cézanne dedica a questo tema: sono infatti 5 le tele che l’artista realizza in tal senso.

Paul Cézanne, "I giocatori di carte", 1893

“Nafea faa ipoipo (Quando ti sposi?)”, Paul Gauguin, 1892
300 milioni di dollari

A sottrarre il record affidato a “I giocatori di Carte” per essere il quadro più costoso di sempre a è proprio lui, venduto per 300 milioni di dollari il 6 febbraio 2015. La Rudolf Staechelin’s Family Foundation lo ha infatti ceduto ad un compratore sconosciuto legato al consorzio di musei del Quatar. Rappresentante due donne polinesiane, traccia i caratteri tipici di questo autore, ovvero, la creazione di “macchie” di colori puri ed accesi, le marcate e ben definite linee di contorno e l’assenza di prospettiva. Tuttavia, secondo un articolo del New York Times, questa fortunata vendita non è poi così costosa: si è infatti scoperto essere stata venduta per 90 milioni di dollari in meno rispetto quanto riferito. Il reale prezzo si aggirerebbe, dunque sui 210 milioni di dollari. Sebbene solitamente le vendite d’arte vengano mantenute segrete, soprattutto quando i prezzi sono così elevati, nel giugno del 2017 è stata avviata una causa all’Alta Corte di Londra durante la quale sono emersi alcuni scomodi particolari.

QUI l’articolo del New York Times

Paul Gauguin, "Nafea faa Ipoipo", 1892

“Interchange”, Willem de Kooning, 1955
300 milioni di dollari

Willem De Kooning, "Intercange", 1955

Questo è un quadro che detiene già il record per essere stato acquistato ad un alto prezzo ad un artista in vita, dopo la morte il costo non poteva, quindi, che salire esponenzialmente. La tecnica di realizzazione è la all-over painting (molto simile a quella di Pollock), purtuttavia non è questo il carattere che accresce il suo valore.
Willem De Kooning (1904-1997) nasce in Olanda e raggiunge gli stati uniti nel 1926 dove dimostra le sue abilità pittoriche e la sua unicità: la sua arte rimane, infatti, europea rispetto i suoi compagni appartenenti all’Espressionismo astratto, pensiamo ad esempi come Pollock, Kline, Francis, Gottlieb, che fanno del loro corpo uno strumento per realizzare i propri quadri, a differenza di Kooning che invece dipinge su cavalletto. Già questa sua esclusività lo porta ad essere, fin da subito, uno degli artisti più richiesti, se consideriamo poi che l’opera in esame rappresenta un momento di passaggio tra la serie di ritratti femminili, nei quali appare una pittura aggressiva data da segni incisivi e colori violenti, e i dipinti rappresentati paesaggi con immagini più delicate, possiamo ben comprenderne il valore stimato.

Salvator Mundi, Leonardo da Vinci, 1499
450 milioni di dollari

Come non ricordare il caso “Salvator Mundi” battuto all’asta dalla casa Christie’s il 15 novembre 2017, per la modica cifra di circa 450 milioni di dollari? Evento eclatante che ha fatto scalpore per la cifra e soprattutto considerando che il mercato d’arte odierno si è mostrato poco interessato ai “old Masters” preferendo piuttosto l’arte contemporanea. Questa piccolo gioiello, invece, ha sbaragliato anche pezzi come Interchange e 60 Ultime Cene di Warhol, acquistate per 56 milioni di dollari. Sicuramente l’opera di marketing ha fatto la sua parte: infatti, è stato permesso l’accesso al dipinto fino alla fine dell’asta contando, quindi, 30 mila visitatori tra Hong Kong, Londra e San Francisco, battendo, quindi, il record per una mostra pre-asta.
“Salvator Mundi” ha una storia complicata che inizia nel 1499 (circa) quando Leonardo lo dipinge proprio prima di abbandonare Milano. L’opera è nota grazie ad a un’incisione di Wenceslaus Hollar eseguita intorno al 1650. Luca Syson nel 2011 (anno di autenticazione dell’opera, grazie alla mostra “Leonardo da Vinci: Painter at the Court of Milan” alla Nationa Gallery di Londra) ipotizza che Leonardo abbia realizzato il dipinto per la famiglia reale francese e che poi sia stato portato in Inghilterra nel 1625 dalla regina Enrichetta Maria di Borbone sposa di Re Carlo I. Dal 1793 al 1900 i documenti tacciono fino a quando non viene acquistata da Sir Charles Robinson come opera di Bernardino Luini, seguace di Leonardo. Lo ritroviamo poi tra i documenti di vendita in un’asta del 1958, venduto per 45 sterline per poi scomparire di nuovo fino al 2005.

Leonardo da Vinci, "Salvator Mundi", 1499