Nicola e Giovanni Pisano: due profondi innovatori della storia dell’arte italiana, in un rapporto di continuità ed evoluzione

“….assai bene intese meritano l’opere di scoltura et architettura di costoro d’esser celebrate, avendo essi in gran parte levata via nel lavorare i marmi e nel fabricar quella vecchia maniera greca goffa e sproporzionata, et avendo avuto ancora migliore invenzione nelle storie, e dato alle figure migliore attitudine.”

– G. Vasari, Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori

Il merito di Nicola Pisano fu quello di aver rivoluzionato i canoni della scultura italiana della seconda metà del XIII secolo, ancora ferma allo stile romanico, segnando l’insorgere di un linguaggio figurativo gotico in Italia.
L’artista era originario della Puglia, ma già nel 1247 lo sappiamo impegnato come architetto in alcuni cantieri, per il Duomo di Siena e il Battistero di Pisa, presso cui realizzò le sue opere scultoree più significative, i pulpiti. In questi anni, sappiamo che lavorarono assieme all’artista i due allievi che, più di altri presenti nella sua bottega, divennero noti per aver proseguito il rinnovamento delle forme avviato dal maestro “de Apulia”. Giovanni, figlio di Nicola, partì dalla lezione paterna per sviluppare un linguaggio personale e carico di drammaticità, ed ebbe un grandissimo successo in Toscana dopo la morte del padre; Arnolfo, proseguì  a Roma la ricerca avviata presso Pisano sviluppando un stile all’insegna della chiarezza ed essenzialità dei volumi, attento all’antico con eleganza monumentale.

Nicola Pisano, "Pulpito del Battistero di Pisa", 1257-1260
Nicola Pisano, "Pulpito del Battistero di Pisa", 1257-1260
Nicola e Giovanni Pisano, "Pulpito del Duomo di Siena", 1257-1260
Nicola e Giovanni Pisano, "Pulpito del Duomo di Siena", 1257-1260

Il fattore che determinò il linguaggio di Nicola, tale da far avere alla scultura, tramite la sua attività, un ruolo preminente tra le arti figurative, almeno fino all’avvento di Giotto, fu proprio la sua origine. Infatti, la sua formazione avvenne nella Puglia di Federico II, il quale, al fine propagandistico di assimilare il suo impero ai fasti dell’antica Roma, si fece promotore di un recupero dell’arte antica. Ritratto alla maniera di un imperatore romano, comparve sulle monete d’oro da lui coniate, gli Augustali, e in altri monumenti in cui l’intento fortemente naturalistico conferisce una spiccata espressività alla figura di Federico. Altrettanto rilevanti e significativi per lo sviluppo del linguaggio di Nicola Pisano, e quindi per la cultura figurativa gotica in Italia, furono i frequenti spostamenti che Federico II compiva dall’Italia verso la Germania e viceversa, che favorirono il transito di maestranze oltrealpine e cistercensi in Italia, aggiornando la cultura artistica italiana.

Tutte queste suggestioni costituirono il bagaglio culturale che Nicola Pisano portò con sé, approdando in Toscana, che egli seppe coniugare in maniera innovativa. Nel pulpito di Pisa (firmato e datato 1260), Nicola ha l’opportunità di dispiegare le sue abilità e capacità di innovazione, realizzando un’opera che si discosta dalla tradizione dei pulpiti di forma quadrangolare, presentandosi invece esagonale, con le cinque facce decorate da rilievi (Natività, Adorazione dei Magi, Presentazione al Tempio, Crocifissione e Giudizio universale).

Si apre un nuovo capitolo per la storia dell’arte, dove il naturalismo prende il sopravvento nella realizzazione dei corpi, delle chiome, delle vesti, dei sentimenti. Il racconto si fa molto più complesso e i piani narrativi si complicano. Nella formella con l’Adorazione dei Magi, vi è una puntuale citazione dall’antico, nella figura della Vergine ripresa da un’immagine di Fedra, scolpita su un sarcofago del II sec., conservato a Pisa.

Il linguaggio di Nicola subisce dei cambiamenti nell’opera successiva, il pulpito per il Duomo di Siena (1265-68), e ciò a testimonianza di quanto egli fosse un artista in continua evoluzione. Qui, infatti, la scultura sembra prendere il sopravvento sull’architettura: le colonnine che a Pisa separavano le formelle sono sostituite da gruppi scultorei, il chiaroscuro è più sofisticato e le figure, infittendosi, diminuiscono nelle dimensioni. Le scene, analogamente alle espressioni, si fanno più concitate e drammatiche, a discapito della compostezza classica ravvisabile a Pisa. Quella per Siena costituisce l’opera in cui, secondo i documenti rinvenuti, collaborarono insieme a Nicola altri artisti, tra i quali gli allievi Arnolfo di Cambio e il figlio Giovanni Pisano, e ciò forse spiega il linguaggio parzialmente rinnovato. Proprio i caratteri che contraddistinguono il pulpito senese, si può dire che costituiscano il punto di partenza dello stile di Giovanni. Da qui egli si muove per accentuare il pittoricismo, mediante un uso massiccio e complesso del trapano, di pari passo con l’espressività caricata nei gesti e nei volti.

Nicola e Giovanni Pisano, "Pulpito del Duomo di Siena", particolare, 1257-1260

L’opera che evidenzia questo rapporto di dipendenza e, contemporaneamente di evoluzione dal retaggio paterno, è il pulpito che Giovanni esegue per la chiesa di Sant’Andrea a Pistoia, terminato nel 1301. Come quello di Nicola, anche questo è esagonale, anche se i rilievi sono intervallati agli angoli da figure scolpite. Ma la differenza sostanziale è di ordine figurativo: i ritmi smettono di essere pacati e, sebbene Giovanni non disdegni di attingere al repertorio classico, compone scene affollate di corpi che compiono gesti vorticanti, raggiungendo punte di drammaticità esasperata. Una prova ulteriore è costituita dal pulpito per il Duomo di Pisa (1301-1310), dalla pianta circolare,  perché incurvate sono le lastre del parapetto. Le scene narrative si infittiscono ulteriormente e alcune statue-cariatidi sostituiscono le colonne a sostegno del pulpito. E’ evidente come la modernità di Giovanni sia strettamente legata alla rivoluzione messa in atto dal padre, Nicola.

Giovanni Pisano, "Pulpito di Sant'Andrea", 1298-1301, Chiesa di Sant'Andrea, Pistoia
Giovanni Pisano, "Pulpito di Sant'Andrea", 1298-1301, Chiesa di Sant'Andrea, Pistoia
Giovanni Pisano, "Pulpito del Duomo di Pisa", 1302-1310
Giovanni Pisano, "Pulpito del Duomo di Pisa", 1302-1310

La rivoluzione condotta da Nicola Pisano ha segnato profondamente le sorti dell’arte italiana: il recupero dell’arte classica, unito all’espressività dei modelli gotici, contribuirono alla nascita di una scultura veridica, nei sentimenti e nella plasticità, che condizionerà inevitabilmente le arti figurative.
L’apporto che il figlio, Giovanni Pisano, conferì all’arte medievale fu del tutto inedito e consistette nell’aver condotto alle estreme conseguenze la componente naturalistica ed espressiva dello stile del padre, rivisitandole per condurci ad una nuova dimensione più strettamente gotica, in cui trova maggiore intensità una resa drammatica dei movimenti e degli affetti.

Dal dialogo tra questi due incredibili geni, la storia dell’arte è stata segnata in modo inequivocabile, tanto che il loro lascito avrà ripercussioni importanti sulle generazioni successive.