Il Natale nell’arte: 5 quadri per omaggiare la festa invernale

Quando si pensa al Natale nella Storia dell’Arte subito vengono alla mente le grandi e famose Natività che fin dagli esordi l’hanno caratterizzata. Quello che vogliamo proporvi non è un elenco delle “più famose” o “migliori” opere a tema natalizio, ma una rassegna che raggruppa 5 testimonianze differenti per epoca, tecnica d’esecuzione, intenti e cultura di fondo ma unite dall’unico tema che le caratterizza. Ecco quindi a voi le 5 opere che noi e i nostri editors abbiamo selezionato per questo Natale 2018.

Gaetano Previati, Adorazione dei Magi, 1890-1894

Il pittore ferrarese Gaetano Previati è uno dei principali esponenti dell’ “arte divisionista“, un fenomeno artistico che divide il colore in singoli punti e linee che, interagendo tra loro, danno allo spettatore un senso di continuità visiva. La resa visiva di queste opere è spettacolare, grazie ai colori abbaglianti che si esaltano se osservati dalla giusta distanza. L’opera è inerente al giorno dell’Epifania, in particolare all’Adorazione dei Magi, e fu presentata nel 1898 alla Quadriennale di Torino. Con questa Previati confermava stilisticamente la svolta operata nel 1890-91 con il dipinto “Maternità”. Del quadro sono menzionate tre versioni ad olio (di dimensioni diverse) negli Archivi del Divisionismo, ma esistono anche altri piccoli dipinti realizzati ad acquarello dedicati a questo tema.

Gaetano Previati, “Adorazione dei Magi”, 1890-1894

Edvard Munch, Natale nel bordello (Julaften i bordell), 1903-1905

Edvard Munch fu uno dei più grandi artisti espressionisti in assoluto. La sua fama internazionale iniziò già in vita, grazie ai numerosi contatti e alle importanti mostre, che portarono alla diffusione delle sue opere in  tutta Europa. L’arte di Munch è caratterizzata dall’impiego di colori accesi, che creano forti contrasti, dalla riduzione formale e dall’uso di linee di contorno marcate, come possiamo vedere in quest’opera.  L’obiettivo dell’artista non è la rappresentazione naturalistica della realtà, bensì trasmettere le sensazioni più profonde e violente dell’animo attraverso l’arte. La fonte d’ispirazione dell‘opera viene associata ad una visita di Munch in un bordello a Lübeck. Sullo sfondo si vedono alcune ragazze, davanti a un albero di Natale addobbato. In primo piano a destra c’è una donna che sembra essere assorta nella lettura di un libricino, mentre sulla sinistra vediamo due tavoli spogli, sul primo dei quali c’è una bottiglia di vino e un calice vuoto. Attraverso il titolo dell’opera e il trucco pesante della donna in primo piano, possiamo dedurre che i soggetti rappresentati siano delle prostitute. Questo tema viene ripreso più volte nell’opera di Munch, il quale dedicò un intera serie di quadri alla stanza di un bordello tedesco: “La stanza verde”. Questo dipinto rappresenta una visione del Natale davvero malinconica e inconsueta e può essere associata allo stato d’animo del pittore, il quale in questo periodo soffriva di ansia ed alcolismo.

Edvard Munch, “Natale nel bordello (Julaften i bordell)”, 1903-1905

William Congon, Natività , 1960

Esponente di rilievo della Scuola di New York, William Congdon a partire dal 1948 abbraccia la tecnica del dripping imprimendo con un gesto più o meno violento la materia pittorica, caratterizzata da colori terrosi e ferrigni. Nonostante il successo raggiunto negli Stati Uniti, all’inizio degli anni ’50 l’artista decide di trasferirsi a Venezia, dove conosce Peggy Guggenheim. L’esperienza italiana segnerà in maniera importante la sua vita, portandolo alla conversione al Cattolicesimo nel 1959. E proprio quest’opera riflette quel momento particolare nella vita enella produzione artistica di Congdon, perché eseguita nel 1960,anno successivo alla sua conversione, da cui ebbe inizio un percorso di approfondimento dei soggetti sacri. Il tema della Natività è qui trattato con il linguaggio contemporaneo e inquieto che caratterizzala produzione artistica del dopoguerra: le forme sono stravolte e ridotte ad un sommario e rapido disegno, lo spazio irriconoscibile ma brulicante di materia. Eppure, l’impasto cupo è qui trasfigurato dalla luce che sprigionano Maria e Gesù Bambino nel loro tenero abbraccio, quella luce simbolo dell’Incarnazione che squarcia il buio, rivelando il tripudio di rumorosi angeli in volo.

William Congon, “Natività”, 1960

Viggo Johansen, Merry Christmas, 1891

Viggo Johansen (Copenhagen 1851-1935) fu uno dei maggiori esponenti della pittura danese di fine ‘800. Fece parte del movimento artistico dei Pittori di Skagen, vicini alle tematiche e alle soluzioni tecniche dell’impressionismo. Johansen espose anche a Parigi a partire dal 1885, entrando in contatto in prima persona con gli impressionisti da cui risultò poi fortemente influenzato. Merry Christmas (1891) è una delle opere che risentono maggiormente del clima parigino di quegli anni e in cui sono presenti tutte le principali caratteristiche della pittura dell’artista: una scena di interno raccontata con toni intimistici e in cui la luce gioca un ruolo da protagonista. A questo dipinto è legato un episodio che coinvolge la presenza di Paul Gaugin, che fece visita a Johansen proprio durante la realizzazione dell’opera e che pare tentò di convincerlo a lavorare su una maggiore luminosità dell’albero. Ma Johansen rifiutò il suggerimento del collega,scegliendo invece di mantenere quest’idea di luce soffusa che riesce a coinvolgere lo spettatore, trasportandolo immediatamente nella magica atmosfera natalizia.

Viggo Johansen, “Merry Christmas”, 1891

Marc Chagall, Nascita, 1938

Marc Chagall, pur appartenendo ad una famiglia ebraica ortodossa, ha più volte affrontato nei suoi quadri il legame ideale tra ebrei e cristiani, mescolando iconografie, sovrapponendo soggetti rubati a mondi diversi. Precursore di un dialogo interreligioso, Chagall credeva in un Dio universale, un Dio di tutti, in grado di alleviare le sofferenze, indipendentemente da ogni credo o liturgia. Nel delicatissimo acquerello del 1938, Chagall affronta il tema della natività intendendolo come un parto campestre. Il giaciglio della Vergine è collocato in un’aia, sotto gli sguardi gioiosi di un angelo, una capra e due anziani. La madre e il suo bambino fanno ripensare all’iconografia di origine bizantina che vedeva la Madonna completamente distesa sul suo pagliericcio accanto alla cesta di Gesù. Come di consueto, la storia privata del pittore si mescola alle figure dipinte così che Chagall ritrova la sua Bella con accanto la piccola, fragile Ida, nata del 1916; frammento di felicità familiare immerso nel silenzio della natura, nella pace estatica di una natività profana.

Marc Chagall, “Nascita”, 1938