Il Natale in 10 opere d’arte

Quando si pensa al Natale nella Storia dell’Arte subito vengono alla mente le grandi e famose Natività che fin dagli esordi l’hanno caratterizzata. Quello che vogliamo proporvi oggi non è un elenco delle “più famose” o “migliori” opere a tema natalizio, ma una rassegna che raggruppa 10 testimonianze tra le più svariate, differenti per epoca, tecnica d’esecuzione, intenti e cultura di fondo ma unite dall’unico tema che le caratterizza.

Ecco quindi a voi le 10 opere che noi e i nostri editors abbiamo selezionato per questo Natale 2017.

Pascal Campion, “It falls without a sound”

1. “It falls without a sound”

Questa è un’illustrazione di Pascal Campion, artista franco-americano, dal titolo “Cade senza far rumore”. In ogni illustrazione di Campion c’è trasparenza. Riusciamo a vedere amore, gioia, storia, tenerezza e felicità. Qui è dove le sue immagini prendono il volo, come rappresentanti del sentimento e del cuore.

It falls without a sound”, è un’immagine statica ma profondamente ricca di emozioni. I due bambini, attori di questa scena natalizia, si accorgono che fuori sta nevicando e in quell’attimo di meraviglia e stupore, rimangono in silenzio. Si godono questo silenzio per ammirare la vera protagonista della scena: la neve.

2. Sol Invictus

Il Mosaico di III secolo della Necropoli vaticana, si trova sottostante la basilica di San Pietro e rappresenta la divinità di Helios/Apollo con il suo cocchio mentre attraversa i cieli. Il Dies Natalis fu consacrato in epoca romana il 25 Dicembre 274 con Aureliano per celebrare la divinità del Sole Invitto (il solstizio d’inverno termina il 25 quando il sole rinvigorisce di luce e calore).

Immagine inglobata e trasfigurata in seguito nel Cristianesimo per la raffigurazione di Cristo.

"Sol Invictus", mosaico del III secolo nella Necropoli vaticana sotto la basilica di San Pietro

3. La Natività con i profeti Isaia e Ezechiele

Conservata alla National Gallery di Londra, la tavola di Duccio di Buoninsegna raffigura il momento della Nascita ed i colori complementari della Madonna contrastano con l’oro del fondo del pannello. È d’oro anche la stella posta sulla cima della capanna, attorniata da 14 angeli. Nel riquadro centrale è rappresentata anche la scena del lavaggio, secondo una gerarchia di proporzioni in perfetto stile bizantino. A sorvegliare il tutto ci sono due profeti ai lati e sorreggono i cartigli contenenti le profezie.

Duccio di Buoninsegna, "La Natività con i profeti Isaia e Ezechiele", 1308/1311

4. Paesaggio invernale con pattinatori

Hendrick Avercamp è considerato uno dei primi pittori paesaggisti della scuola olandese del XVII secolo, specializzato in particolare in paesaggi invernali. Nato sordo e muto, Avercamp era un abile osservatore e le sue composizioni descrivono con dovizia di particolari le tipiche attività invernali del popolo olandese: i bambini pattinano sul ghiaccio, le donne lavano i panni nell’acqua gelida e gli uomini tagliano la legna per il camino.

Paesaggio invernale con pattinatori del 1609 – oggi al Rijksmuseum di Amsterdam – è il suo dipinto più celebre. Lo stile risente dell’influenza di Pieter Brueghel il Vecchio: la linea alta dell’orizzonte, i colori vividi e una composizione ricca di piccole scene narrative tutte da scoprire.

Hendrick Avercamp, "Paesaggio invernale con pattinatori ", 1609 c.
"A Merry Christmas", Henri de Toulouse-Lautrec, 1896

5. A Merry Christmas

Toulouse-Lautrec, il pittore della Belle Epoque parigina, era anche un illustratore: realizza disegni per biglietti d’auguri o per menù improvvisati per cene tra amici.
In questo bigliettino di Natale indirizzato alla cantante May Belfort, Toulouse-Lautrec ritrae il mitico Chocolat, un ballerino del Moulin Rouge di colore, insieme al gattino nero della Belfort che accompagnava la cantante nelle sue performance. In basso a destra il pittore si firma con il suo famoso monogramma ispirato ai caratteri giapponesi.

6. Natività di Chagall

Il soggetto millenario della Natività ricorre anche nella riproduzione del 1941 del bielorusso Chagall.  Il suo trasferimento dall’allora Impero Russo alla Francia provenzale lo portò alla riscoperta del repertorio di immagini cristiane; da questa tradizione iconografica  attinse con libertà, integrando quella simbolista ebraica. Il delicato dipinto, pur inserendosi nell’ambito dei soggetti religiosi, mantiene una tecnica fedele a quella dei soggetti laici. In quest’opera dall’atmosfera onirica e quasi fiabesca, la Madonna è sospesa sul lato sinistro del dipinto, eterea nel suo vestito bianco mentre stringe al seno il Bambino, osservata con tenerezza e gratitudine dagli angeli e una pecorella. Più centrale, vediamo un Cristo crocifisso fluttuante sopra una distesa di rose, simbolo della Passione, e di simboli dai colori vivaci, tra cui spicca il grande Pesce.

Marc Chagall, "Natività"

7. Te tamari no atua

Slegata da committenze religiosa, la Natività realizzata da Paul Gauguin torna e allude a radici più profonde. La scena rappresentata e ambientata in pieno stile “tahitiano”, mostra una madonna nera, abbandonata sul letto dopo aver partorito. Una scena familiare che, se non fosse per la presenza del bue e l’asino sullo sfondo e l’aureola del bambino, potrebbe essere un’immagine comunissima di maternità. Una semplicità alla base forse dell’accezione cristiana originaria. Non la fede dunque, e nemmeno la religione in senso stretto sono al centro della scena, ma l’amore in senso stretto.

Paul Gauguin, "Te tamari no atua" (Il figlio di Dio), 1896
Andy Warhol, "Santa Claus" dalla serie "Myths"

8. Il Santa Claus di Andy Warhol

Nella cultura occidentale “post war”, accanto all’immaginario tradizionale del Natale, n’è stato coniato uno nuovo e parallelo, fatto di nuove immagini, tradizioni e personaggi, primo tra tutti: Santa Claus, il nostro Babbo Natale.  E chi avrebbe potuto rappresentare questa nuova cultura, se non l’artista che, più di chiunque altro, si fece specchio della società massificata a lui contemporanea?
Fu, quindi, proprio il Pop artista Andy Warhol a creare una serie serigrafica avente a soggetto Babbo Natale. La serigrafia è realizza su tela con polvere di diamanti e fa parte di una serie molto cara a Warhol: la seria Myths (1981), nella quale inserisce quelli che, secondo la società contemporanea, sono i nuovi “Miti” e tra questi egli inserisce pure il nonnino più amato dai bimbi di tutto il mondo occidentale.

9. La Natività futurista

Gerardo Dottori, classe 1884, fu uno dei maggiori esponenti della corrente futurista italiana; firmatario del manifesto dell’Aeropittura, si caratterizzò per aver indagato maggiormente l’aspetto più dinamico della corrente novecentesca, sviluppando una propria ipotetica visione e rappresentazione delle immagini reali e non, viste da un osservatore posto su un aereo in volo.
Legato alla sua terra d’origine, l’Umbria, egli utilizzò per le sue opere sempre il paesaggio umbro. Ecco quindi che La Natività, datata 1930, è ambientata sulla cima di una collina al di sotto della quale sorge un tipico borgo umbro, il paesaggio è una profusione di profili dolci, collinari più o meno alti; il taglio dato alla rappresentazione è fotografico i colori brillanti e le campiture nette e veloci.

Dottori, "Natività futurista", 1930

10. Campo innevato con erpice

La natura è spesso protagonista nelle opere di Vincent Van Gogh, che ha cura di ritrarla in ognuna delle stagioni. Fra i suoi rari dipinti che ritraggono l’inverno questo paesaggio abbandonato, dove la presenza umana sembra essere un ricordo malinconico, spicca per non essere originariamente tale: il soggetto infatti è preso da Jean-François Millet (Inverno o La piana di Chailly, 1862, Vienna, Osterreichische Gallerie), a cui pittore olandese decide di aggiungere la neve come esercizio di colore durante il suo periodo presso l’ospedale di Saint-Remy.

Jean-François Millet "Inverno o La piana di Chailly", 1862
Jean-François Millet "Inverno o La piana di Chailly", 1862
Vincent Van Gogh, "Campo innevato con erpice" (da Millet), 1890
Vincent Van Gogh, "Campo innevato con erpice" (da Millet), 1890