Il Museo Botero di Bogotà, una tra le più importanti collezioni d’arte dell’America Latina

Fernando Botero è conosciuto in tutto il mondo come pittore, scultore e disegnatore colombiano per le sue forme tonde e morbide. Iniziò a lavorare come artista alla precoce età di 16 anni, per il giornale “El Colombiano” della sua città natale, Medellin. Quattro anni dopo vinse un premio che gli permise di viaggiare per l’Europa, formandosi come artista: ed è proprio questo viaggio che sarà cruciale per lo sviluppo della sua arte, anche se Botero ha dichiarato di “non aver mai dipinto nulla di diverso dal mondo come lo conosceva a Medellín”.

Attraverso le sale del Museo Botero di Bogotà si possono scoprire tutte le influenze artistiche che hanno contribuito a sviluppare il suo stile artistico. Nel 2000 l’artista ha donato 208 opere d’arte, 123 da lui eseguite e 85 della sua collezione di artisti internazionali, al Banco della Repubblica, che dal primo di novembre dello stesso anno ha aperto le porte al Museo Botero di Bogotà, capitale del paese.

Sul lato orientale della casa è ubicata la collezione internazionale, 85 opere di altissima qualità che danno un quadro molto completo dell’evoluzione delle moderne di pittura e scultura, dal lavoro più antico, Gitane au Tambourin (1862) di Camille Corot, al più recente, il grande dipinto ad olio di Barceló (1998). Una collezione che riunisce artisti del calibro di Picasso, Léger, Renoir, Monet, Dalì, Giacometti, Beckmann, Freud, Calder e Bacon, e che permette al Museo Botero di essere collocato tra le cinque collezioni pubbliche d’arte internazionale più importante in America Latina. Grazie a questa collezione è evidente l’interesse di Botero per l’avanguardia francese, il Rinascimento italiano, la Scuola senese: fu proprio negli anni Cinquanta del secolo scorso che egli meditò profondamente su questi tipi di arte. Ma si evince anche il suo interesse per l’arte di Diego Velàzquez, alla cui arte si avvicinò dopo il suo soggiorno in Messico, nel quale si era trasferito perché in Colombia si sentiva incompreso. Pochi anni dopo, infatti, fu costretto a lasciare definitivamente il suo paese d’origine, in precarie condizioni economiche, in seguito alla contestazione della sua nomina alla Biennale colombiana. Fu però a partire dagli anni Sessanta che iniziò a sviluppare il suo stile plastico, ben evidente nel museo, e ad essere internazionalmente riconosciuto come artista.

Sul lato occidentale, infatti, sono esposte le 123 opere del maestro Botero stesso tra cui dipinti, disegni e sculture. Questi pezzi evidenziano i tratti caratteristici del lavoro dell’artista, la sua straordinaria padronanza della tecnica, la coerenza della sua visione, la creatività, la sensualità, la gestione dei volumi, il gusto per il dettaglio inaspettato e quella combinazione di ironia e rispetto che ha segnato il suo trattamento dei temi colombiani o le sue allusioni alla pittura universale. Questi pezzi consentono di godere il linguaggio e lo stile che hanno caratterizzato il pittore nella sua maturità.

Botero dichiarò in un’intervista per Exibart che “nell’arte il segreto per crescere è confrontarsi. Un’esposizione in un museo è una opportunità per confrontare un’opera con un’altra che è sempre la migliore lezione di pittura. Occorrono occhi freschi, liberi da ogni pregiudizio. Fortunatamente l’arte ha una grande dote, quella di essere inesauribile. È un processo senza fine, nel quale non si smette mai di imparare” ed è proprio per questo che l’artista, ancora oggi, continua a donare molte delle sue opere a città di tutto il mondo.