L’originale ricerca artistica di Michele Bernardini

Michele Bernardini è un giovanissimo artista umbro. Nonostante i suoi 20 anni propone tematiche interessanti in ambito artistico e non solo. Nel tentativo di conoscere meglio la sua arte gli abbiamo fatto alcune domande.

Come mi dicevi i tuoi primi quadri prendono spunto dal surrealismo. Che cosa ti ha spinto a dedicarti a tale corrente?

Sicuramente il fatto di aver visto più mostre sul surrealismo, in particolare su Dalì. Ricordo che gli scenari surreali mi hanno trasportato a tal punto da desiderare di dedicarmi a questo. Inevitabile però è stato il distacco, oggi non mi sento per nulla legato alla ricerca surrealista che ormai è troppo distante da noi. L’arte deve parlare del suo presente, non posso più parlare solo di me stesso ma devo parlare della società, di ciò che appartiene al mondo.

Mi incuriosisce molto il salto che fai nella storia dell’arte. Oggi il tuo lavoro si muove verso il concettuale dando particolare importanza all’oggetto, a cosa ti riferisci esattamente?

Dopo il mio distaccamento dal surrealismo,  ho cercato un percorso del tutto personale. Spesso nella storia dell’arte l’artista  basa la sua ricerca su qualcosa in particolare; c’è chi si interessa alla figura dell’artista, chi si interroga sulla natura dell’arte. Io mi sono ritrovato, un po’ per caso, ad indagare sulla natura dell’oggetto. Non parlo però di puro oggetto artistico, ma dell’oggetto più in generale, dell’artefatto, ossia quel prodotto che deriva da un processo di trasformazione dettato dalle mani dell’uomo. Entrato in ottica concettuale, sono stato colpito da artisti come Michael Asher, Mel Bochner, Daniel Buren. In un primo momento ho iniziato ad apportare piccole modifiche a un ambiente in modo da modificarne la percezione. Mi sono ritrovato a spargere quadrati blu praticamente ovunque, finché mi sono accorto che l’opera non era il quadrato stesso bensì quello che c’era intorno. Quella semplice forma geometrica diventava una sorta di invito a guardare cosa si trovava intorno ad esso, a cercare una risposta alla domanda “perché proprio qui?”. L’attenzione si spostava dal quadrato a tutto quello che lo circondava, il mondo intero. Così è nata l’idea di Opera Mondo, che intende il pianeta come un enorme ready made.

Michele Bernardini, Blue Square, 2018, nastro adesivo azzurro, stazione di servizio
Michele  Bernardini, Blue Square, 2018, nastro adesivo azzurro, paesaggio
Michele Bernardini, Blue Square, 2018, nastro adesivo azzurro, paesaggio

A proposito di Opera Mondo, spiegaci meglio di cosa si tratta. Mi dicevi che si collega ad un altro argomento che ti interessa particolarmente ossia il concetto di antropocene. Ricollegandoci alla definizione stessa del termine, che vede esclusivamente l’essere umano come causa del cambiamento climatico e ambientale del pianeta, In che mondo ricolleghi al tuo lavoro tale concetto e i ragionamenti da te svolti sull’oggetto?

Al principio dell’antropocene vi è da parte dell’uomo la credenza di avere il controllo sul pianeta. L’uomo quindi tratta il pianeta come un oggetto che può plasmare a suo bisogno e piacimento. Opera Mondo consiste nella fusione del discorso astratto dell’oggetto con la realtà dell’antropocene. L’opera, come dicevo, considera il pianeta come un gigantesco ready-made. Partendo dalla definizione di ready-made, che vede la collocazione di un qualsiasi oggetto lontano dal suo luogo di origine deturpandolo così dalla sua funzione, porta a considerare la terra come un luogo privo ormai della sua funzionalità.

[Un dettaglio di Opera Mondo nella copertina dell’articolo: Michele Bernardini, Opera Mondo, dettaglio 40 °40’09” N  13 °24’49” E]

Riprendendo sempre il concetto di oggetto e antropocone mi parlavi poi di un altro progetto futuro: Life Box. Raccontaci meglio, di cosa si tratta?

Life Box rappresenta un progetto molto particolare. L’idea è di descrivere delle capsule del tempo, dei contenitori di speranza. Il progetto consiste in strutture con date future dove all’interno muschi e piante crescono spontaneamente. La speranza è quella che qualcuno, giunti alla data descritta, possa ancora osservarle ed ammirarle. Sono rivolte al futuro perché l’antropocene stesso è rivolto al futuro, è il comportamento di oggi che determina lo scenario di domani. Non contengono solamente vita organica, ma racchiudono dentro loro la speranza che i presupposti perché questa vita continui a esistere, persistano nel tempo.

Come si è capito, Michele è un ragazzo molto in gamba, che nonostante la giovane età è pronto a mettersi in discussione trattando tematiche molto interessanti. A questo punto possiamo solo fargli un enorme in bocca al lupo nella speranza di vedere presto le sue opere in mostra!

Michele Bernardini, Life Box, 2018, materiale vario ed elementi organici
Michele Bernardini, Life Box, 2018, materiale vario ed elementi organici
Michele Bernardini, Life Box, 2018, materiale vario ed elementi organici
Michele Bernardini, Life Box, 2018, materiale vario ed elementi organici