Massimo Vignelli | La mappa della Metropolitana di New York

“Il buon design è visivamente potente, intellettualmente elegante e, soprattutto, senza tempo”  (- Massimo Vignelli)

Non c’è citazione più perfetta per rappresentare la mappa della metropolitana di New York realizzata nel 1972 da Vignelli. La mappa, che in origine doveva essere accompagnata da una mappa descrittiva, è un diagramma astratto della rete metropolitana, dove ogni linea è identificata da un colore diverso ed ogni fermata è identificata da un pallino. Le linee sono disposte secondo il criterio dei 45° e 90° gradi, tecnica messa in atto con successo per la prima volta nella pionieristica mappa della metropolitana di Londra realizzata nel 1933 da Henry Charles Beck. Intesa da Vignelli come un diagramma che deve svolgere la funzione di indicare il percorso da un punto A ad un punto B senza una precisa relazione con la geografia, (come la mappa di Beck), fu criticata da molti newyorkesi che, invece, trovarono disorientanti le incongruenze geografiche, in particolare la rappresentazione dell’area di Central Park come un quadrato.

Le linee ferroviarie sono disposte solo a 45 e 90 gradi. Ogni linea è rappresentata da un colore. Ogni fermata è rappresentata da un punto. Cosa potrebbe essere più semplice? Il risultato è una soluzione di design di straordinaria bellezza.

Eppure ebbe presto dei problemi.

E fu così che nel 1979, la mappa Vignelli fu sostituita da una mappa convenzionale, meno elegante e più geograficamente accurata, che persiste tutt’oggi in una forma riveduta. La mappa di Vignelli è particolarmente apprezzata da molti designer grazie all’estrema purezza formale e chiarezza dell’informazione che deriva dal suo spazio astratto e dal brillante uso della geometria. Fra gli svariati apprezzamenti, nel 2004 Michal Bierut ne scrisse un’eloquente omaggio sul Design Observer, Nordstrom creò un vestito basato su di essa, e Alexander Cheng, un direttore d’orchestra, la trasformò in uno strumento a corde interattivo. Nel 2008, il vice direttore di Vanity Fair (allora staff di Vogue Uomo) commissionò a Vignelli un’edizione aggiornata della mappa, sulla quale Vignelli lavorò a fondo con il suo staff per correggere ogni precedente difetto. La mappa è stata successivamente tradotta in una versione digitale che ha dato vita all’applicazione ufficiale per dispositivi mobili The Weekender, realizzata dalla Metropolitan Transit Autority, l’ente che nel 1979 sostituì la mappa di Vignelli con quella tradizionale tuttora in uso. L’applicazione si aggiorna tramite internet e permette di conoscere in tempo reale eventuali variazioni o disguidi sulle varie linee metropolitane, oltre ad accompagnare la mappa con delle indicazioni verbali, com’era intenzione di Vignelli sin dal 1972.

Nel 2013, un team di ricercatori dell’MIT guidato dalla dottoressa Ruth Rosenholtz ha progettato un modello computerizzato capace di determinare come le persone comprendano una mappa a prima vista, attraverso l’uso di mongrels che simulano il modo in cui il cervello processa l’immagine e la rimanda all’occhio. Mentre la mappa tradizionale oggi in uso diventa un impasto visivo di impossibile lettura, la mappa del 2008 di Vignelli e il suo staff rimane praticamente identica, confermando l’intuizione alla base dell’idea originale. La mappa è considerata da molti la più celebre opera di Vignelli ed è presente nelle collezioni di diversi musei, fra le quali la collezione permanente del Museum of Modern Art (MoMA) di New York. Ecco come una mappa di una metropolitana diventa un’opera d’arte di design.