I marmi del Partenone: dall’Acropoli di Atene al British Museum di Londra

Al British Museum di Londra, uno dei più grandi e importanti musei di antichità al mondo, sono conservati una raccolta di sculture greche di età classica, iscrizioni ed elementi architettonici provenienti dal famosissimo Partenone di Atene: si tratta dei cosiddetti “Marmi del Partenone”. La domanda che sorge spontanea è il motivo per il quale tali capolavori scolpiti si trovino proprio a Londra e non nell’annesso Museo dell’Acropoli (da poco rimodernato) di Atene? Quale il nesso che unisce la Grecia e la Gran Bretagna?

Prima di passare al dunque facciamo un piccolo passo indietro illustrando cosa la collezione del British comprende, così da fare chiarezza sulle lacune lasciate invece al patrimonio greco: i marmi del British Museum, noti anche come i Marmi di Elgin, comprendono circa 17 statue, provenienti dai due frontoni del Partenone, nelle quali si riconosce la mano di Fidia, architetto e scultore incaricato dallo stesso Pericle di dirigere e sovraintendere i lavori di ristrutturazione dell’Acropoli nel corso del V sec. a.C.

Il frontone orientale celebrava, nella sua interezza, la nascita di Atena dal cervello di Zeus, assistita dalla quadriga di Helios, il Sole e Selene, la Luna. Ad Helios seguiva Dioniso ed Iris, quest’ultima accompagnata da Demetra ed una kore. Nell’ala destra invece Hestia è affiancata da Afrodite sdraiata nel grembo della madre Dione. Il panneggio, sontuoso e ricco di effetti chiaroscurali, avvolge i corpi senza nasconderne le anatomie sottostanti, nel tipico effetto bagnato fidiaco. Il frontone occidentale celebrava invece la contesa tra Atena e Poseidone per il possesso dell’Attica. Il centro del frontone doveva essere occupato dall’olivo fatto nascere da Atena, grazie al quale la dea vince la contesa su Poseidone.
Alle sculture del frontone si aggiungono le 15 metope (in origine erano 92), raffiguranti in bassorilievo la lotta tra Lapiti e Centauri e i 75 metri rimasti (in origine 160) del fregio interno a bassorilievo ionico rappresentante la processione in occasione delle Panetenee.

Scultura proveniente dal frontone occidentale
Complesso di sculture rimaste del frontone occidentale
Dioniso sdraiato proveniente dal complesso del frontone orientale
Hestia affiancata da Afrodite sdraiata nel grembo della madre Dione

Assieme a questi, i Marmi di Elgin includono anche elementi provenienti da altri edifici dell’Acropoli: sono presenti infatti una cariatide dell’Eretteo, quattro lastre del fregio del tempio di Atena Nike e una moltitudine di altri frammenti architettonici del Partenone, dei Propilei, dell’Eretteo, del tempio di Atena Nike e del Tesoro di Atreo. È proprio con l’arrivo dei marmi del Partenone che si renderà anche necessario trasferire la collezione in un edificio apposito, dove la straordinaria acquisizione potesse trovare dimora. L’architetto neoclassico Robert Smirke lo terminò nel 1847 adottando la tipologia del tempio ionico nel corpo centrale arretrato, concluso da due imponenti ali laterali colonnate.

Ma tornando a noi, come hanno fatto dunque i marmi provenienti dall’Acropoli di Atene ad arrivare proprio a Londra?

Tale trasferimento è legato al nome di Thomas Bruce, meglio noto come conte di Elgin. Nel novembre del 1798 venne nominato “Ambasciatore Straordinario e Ministro Plenipotenziario di Sua Maestà Britannica alla Sublime Porta di Selim III, sultano dell’Impero Ottomano”, quando ancora la Grecia era parte del regno ottomano. Nonostante il rifiuto da parte del governo britannico ad assumere degli artisti per eseguire calchi e disegni delle sculture del Partenone, Lord Elgin decise di effettuare i lavori a proprie spese e assunse degli artisti per prendere calchi e disegni sotto la supervisione del pittore napoletano Giovanni Lusieri. Anche se approdato in Grecia con il solo intento di studiare le sculture, nel 1801, Elgin iniziò a rimuovere le decorazioni dal Partenone e dalle strutture circostanti sempre sotto la supervisione di Lusieri. Lo scavo e la rimozione furono completati nel 1812, con un costo, sostenuto interamente da Elgin, di circa 70.000 sterline. Con la volotà che i marmi fossero collocati al British Museum, fu lo stesso Elgin a venderli al governo britannico, che li acquistò per meno del costo di scavo e trasporto, benché altri possibili acquirenti, tra cui Napoleone, avessero offerto molto di più.

Metopa del Partenone

Anche se subito acclamati dai più che ammiravano i marmi e sostennero il loro arrivo, le sculture “sottratte” da Elgin ricevettero anche moltissime critiche. Molti cittadini britannici si opposero ai pagamenti delle sculture perché in cattive condizioni e quindi non rappresentanti la “bellezza ideale” che invece era presente nel resto delle collezioni del museo. Lord Byron e Sir John Newport si dichiararono contrari all’azione di Elgin, etichettandolo come “vandalo”; lo scrittore Edward Daniel Clarke, che assistette alla rimozione delle metope, chiamò quel gesto una “spoliazione” e affermò che in tal modo il tempio subì un danno maggiore di quello infertogli dall’artiglieria veneziana quando utilizzò il Partenone stesso come polveriera.

Nel 1810 Elgin pubblicò una difesa delle sue azioni, che mise a tacere la maggior parte dei suoi nemici.

Decorazione del fregio rimasto del Partenone
  • Foto di Twenty Cent Art Group ©