L’Arte di Mario Carlo Iusi

Da dove nascono la tua Arte e la tua ispirazione? In quanto giovane artista, chi prendi come modello positivo e chi come modello negativo nel panorama artistico contemporaneo?

Tutto nasce dalla redenzione e dall’esigenza di rendere la mia persona più simile possibile alla visione che avrei voluto dare di me a me stesso. Mi spiego meglio. Vengo da un piccolo paese della provincia di Frosinone, Alatri. Un bel posto in cui vivere, non uno dei migliori per esprimersi. Ho avuto una infanzia e un’adolescenza non delle migliori. Per ragioni di studio e per “volontà di espressione artistica” mi sono spostato a Roma. Luogo in cui vivo da circa quattro anni. Sin dall’inizio della mia “carriera artistica” ho cercato di portare avanti una ricerca personale che inerisse prettamente alla possibilità di parlare del mondo contemporaneo in modo velato. Cerco di indurre lo spettatore a ragionare: in genere, riceve un contenuto intellettivo che ha significato soggettivo. I personaggi ai quali mi sono ispirato sono tutte quelle persone che, con coraggio (ce ne vuole tanto), forza di volontà, passione, amore, certezza delle proprie capacità (non è solo egocentrismo, ma è anche consapevolezza) sono riuscite a realizzare i propri sogni, vincendo l’eterna battaglia contro il mondo. I modelli negativi sono coloro i quali giudicano senza sapere. Parlare di altre persone, artisti, magari anche famosi, in modo dispregiativo con motivazioni blande rispetto l’esecuzione di un’opera o cose simili è da persone mediocri. Comunque: cerco di camminare sul binario della positività, guardando, anche da vicino, la negatività del binario accanto.

Sei un giovane artista ai tempi di Instagram. Credi che i social siano influenzino il tuo processo creativo? Perché?

Penso sempre a cosa fare, non penso ci sia un momento della giornata in cui non penso al prossimo lavoro. Instagram è un media, simile alla televisione per certi versi. Nonna guarda “Il Segreto”, io guardo le storie di Tony Effe (io casuale). Un bombardamento visivo costante che ovviamente influenza la mia visone di alcune sottocategorie del mondo, o perlomeno mi dà modo di rifletterci su e di pensarle.

E quanto invece credi che siano utili per divulgare e far conoscere l’Arte giovane?

Sono utili nella misura in cui ci sia qualcosa di reale che supporti l’immagine postata, nel caso di un artista la cui attività principale è quella di produrre opere d’arte pittoriche. Instagram è un posto. Immagina un posto in cui vai davvero, il cinema, il bar sotto casa. In genere lì ci sono persone che fanno cose. Bene, su Instagram accade una cosa simile, in cui il tasso di virtualità, secondo me, non è nemmeno così alto rispetto a come oggettivamente si potrebbe pensare. L’opera d’arte diventa riproducibile quando viene fotografata, ma proprio in questo momento, quello in cui viene esplicata ad un pubblico virtuale, essa pecca di veridicità. Nel mio caso lo percepisco soprattutto nelle opere della serie “Interconnessioni”, le quali hanno bisogno di un pubblico attivo (esistente nella realtà) per vivere, per questo motivo spingo le persone che mi seguono a venire a vedere i lavori esposti dal vivo. È tutta un’altra cosa.

Tempo fa, attraverso le tue Instagram Stories, dicevi che “Un artista per essere riconosciuto tale dalla collettività ha bisogno di persone che lo seguano, ovvero ha bisogno delle persone che lo supportino. E di sicuro tramite questo strumento è possibile supportare un artista ed è possibile farlo in diversi modi, perché fondamentalmente solo tramite il vostro supporto e l’organizzazione di mostre io posso esistere come artista, quindi ho bisogno di voi tanto quanto ho bisogno di fare mostre. Quindi oltre al tasto “segui” dovrebbe esistere il tasto “supporta” […]”. Quanto ti senti supportato attraverso i social? E quale pensi che sia l’equilibrio, se pensi che ce ne debba essere uno, tra vita artistica online e quella offline?

Un artista così come un’opera d’arte per diventare tale ha bisogno del consenso del pubblico. Consenso = Attenzione. Fino a quando qualcosa non viene vista (sguardo), essa non esiste, se non per il produttore, l’artista, il quale partorisce un figlio che in alcuni casi appena viene messo al mondo ne rifiuta la maternità perché vuole esser figlio dell’umanità. È un discorso molto lungo e complesso che sto cercando, da tempo, di articolare in modo più semplice e meno complicato.

In merito a ciò, pensi che i social possano influenzare l’affermazione di nuovi artisti? E che qualità dovrebbe avere un artista per emergere dalla massa virtuale?

“Purtroppo sì”: mia nonna è molto brava a fare copertine con l’uncinetto, se qualcuno per lei organizzasse una campagna di marketing super, mia nonna poche ore dopo sarebbe un fenomeno virale, e se la squadra continuasse a lavorare, e magari un influencer qualsiasi notasse mia nonna e la condividesse sui propri profili social, in un anno forse, mia nonna, potrebbe trasferirsi a New York ed esporre in una delle più importanti gallerie al mondo. “sì”: dire qualcosa di interessante (dicendola nel modo giusto), avere un progetto da sviluppare (passo dopo passo, gradino dopo gradino), lavorare tanto (tanto), credere in se stessi (quanto basta), leggere (tantissimo) penso siano la conditio sine qua non di uno sviluppo concerto di una possibile carriera artistica.

L'ARTISTA

Mario Carlo Iusi è nato il 16/11/1995 ad Alatri. Vive a Roma e studia filosofia presso l’università La Sapienza.

Il suo percorso ha inizio nel mondo della Street Art ed attualmente la sua ricerca artistica ha il fine di convertire delle semplici attività del quotidiano in modo formale, indagando le modalità attraverso le quali quest’ultime si concretizzano mediante diversi canali: la pittura, le installazioni e i video.

INSTAGRAM: www.instagram.com/mariocarloiusi/