LES YEUX QUI LOUCHENT- Il difetto come potenzialità

Il paradigma visivo solitamente si basa su un’osservazione senza disturbi, ma cosa succede se invece l’elemento patologico è presente? Chiaramente il contesto in cui ci inseriamo è fondamentale, ma non sarebbe la prima volta che un elemento “difettoso” giochi a favore della pratica artistica, e anche nel caso di “Les yeux qui louchent”, mostra curata da Daniele Capra presso la Galerie Alberta Pane di Venezia, il difetto inteso come strabismo assume un ruolo principe e rivelatorio. L’esposizione cerca di indagare come ogni pratica artistica necessiti di una doppia visione, appunto di uno strabismo, per poter da un lato essere legati alla realtà in cui ci inseriamo, dall’altro essere in grado di guardare altrove e cercare un nuovo punto di vista.
Le opere di Igor Eskinja, Fritz Panzer, Manuela Sedmach, Michele Spanghero e João Vilhena accompagnano il visitatore in un percorso non comune, dove alla prima intuizione occorre compiere un ulteriore sforzo percettivo, cercando di immaginare come il secondo occhio dell’artista, quello “strabico”, ha visto e interpretato la realtà.

Alla prima visione dei paesaggi di Manuela Sedmach si può credere di trovarsi davanti a un mare, ma osservandola una seconda volta ci si chiede se i contorni sfumati e le forme così poco definite siano effettivamente una distesa d’acqua o, piuttosto, qualcos’altro. L’artista vuole infatti mostrare “mondi sommersi e immaginari”, catapultando lo spettatore in una visione non più a lui familiare, ma più profonda e intima.

Allo stesso modo si avvale di questo doppio gioco Igor Eskinja nelle opere Golden Fingers of Louvre, scatti con la volontà di non mostrare le persone, bensì le loro impronte. L‘artista è convinto che, dopo aver passato molto tempo nel museo parigino, qualsiasi cosa i visitatori tocchino diventi arte, anche la porta di vetro d’uscita. Nascono così delle opere delicate, dove le impronte sono poste in primo in piano e la cui importanza viene anche sottolineata da un colore regale: l’oro.

Igor Eskinja
Igor Eskinja

Michele Spanghero, muovendo da posizioni deleuziane, propone la serie Translucide, still fotografici e un video su supporto traslucido, in cui un’immagine va pian piano mutando forma, riflettendo sulla modalità di manifestazione di un’immagine sotto forma di rivelazione, evidenziando il costante e lento mutamento del soggetto.

Una rivelazione in un altro senso è data dalla serie L’amour des corps arises di João Vilhena. Disegni a grafite nascono dalla visione di una donna del palazzo di fronte che portano l’artista a una relazione esibizionista con essa. La donna, sapendo di essere guardata, posa sul balcone e il punto di vista dell’artista automaticamente diventa anche quello del visitatore, facendo instaurare un rapporto di voyeurismo tra lo spettatore e la donna.

Infine, le opere di Fritz Panzer si mostrano come disegni a tre dimensioni: sottili fili di metallo giocano a ad appiattire le qualità tridimensionali della materia formando un unico piano visivo che mette in difficoltà la percezione dello spettatore.

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Les yeux qui louchent, Alberta Pane gallery, Venice 2017 - Ph Irene Fanizza
Les yeux qui louchent, Alberta Pane gallery, Venice 2017 - Ph Irene Fanizza

Una piccola ma densa mostra che risalta i limiti e le possibilità percettive dell’uomo, e lo fa con sottili giochi assolutamente non banali.

E poi lo strabismo sarebbe un difetto?

 

LES YEUX QUI LOUCHENT- Galerie Alberta Pane, Venezia

Group show, curated by Daniele Capra

30.09.2017 – 23.12.2017