L’arte che uccide: l’arsenico nelle carte da parati dell’ 800
Chi l’avrebbe detto che una banalissima carta da parati potesse trasformarsi in un killer silenzioso e spietato degno di un racconto giallo?

La storia inizia durante l’800 quando l’elemento chimico Arsenico (As) soleva essere impiegato nella produzione di un pigmento verde utilizzato non solo nella decorazione di carta da parati ma anche in giocattoli e prodotti di bellezza : il Verde di Scheele, conosciuto anche con altre nomenclature come Verde Svedese o Verde di Parigi, è un pigmento di origine inorganica e sintetica inventato alla fine del ‘700 ed in termini chimici è un composto di arsenito di rame acido ottenuto dalla precipitazione di solfato di rame senza ferro con arsenito potassico. Decisamente velenoso!

Sfortunatamente con l’aumento della richiesta, soprattutto in Inghilterra durante l’epoca vittoriana (1837-1901), si registrarono le prime morti, sia tra i lavoratori addetti alla produzione della carta da parati contenente l’elemento tossico, sia tra i compratori, persone appartenenti a una fascia medio-alta della società che si ammalavano misteriosamente nelle loro stanze poco ventilate ma con pareti ampiamente decorate. La causa delle morti non fu facile da individuare a causa dei sintomi non specifici di avvelenamento da arsenico: crampi allo stomaco, gusto metallico, sangue nelle urine, caduta di capelli, eccessiva sudorazione, vomito e diarrea e nel peggiore dei casi convulsioni che portavano alla morte.

Uno dei tanti studiosi che cercò di risolvere il mistero degli ormai innumerevoli decessi fu il medico e biochimico italiano Bartolomeo Gosio (1863-1944). Dopo numerosi studi in materia, tra cui uno nel 1890 su 1.000 bambini avvelenati, Gosio riuscì a dimostrare che alcune muffe possono trasformare forme inorganiche di Arsenico in un gas organico tossico, denominato allora Gas di Gosio: egli stabilì dunque un legame tra la carta da parati contenente Arsenico e l’umidità delle stanze decorate con la stessa. Fu dunque chiarito che l’Arsenico, in determinate condizioni ambientali, può favorire lo sviluppo di muffe e batteri che a loro volta producono un gas tossico (successivamente identificato come arsina, idruro di arsenico).

Il giallo fu dunque risolto e iniziò così una campagna generale in tutta europa per imporre il divieto dell’uso di composti tossici nei colori, campagna in questo caso ostacolata dai grandi produttori di carte da parati (come William Morris in Gran Bretagn) che tentarono di sdrammatizzare circa la tossicità dei loro prodotti per salvare la propria industria. Nonostante questo, studi sempre più approfonditi dimostrarono senza ombra di dubbio l’azione killer dei fumi d’Arsenico, responsabili di decine di migliaia di morti tra la popolazione, soprattutto in Inghilterra.

Il caso però più celebre fu quello di Napoleone Bonaparte, morto il 5 maggio 1822 durante il suo esilio nell’isola di Sant’Elena probabilmente a causa dell’esposizione al gas tossico sprigionato dalla carta di parati verde e oro della sua camera da letto: nel 1995 durante un’analisi dei suoi capelli si trovarono infatti grandi quantitativi di arsenico.

Questo caso che sconvolse la società dell’ 800 per la sua drammaticità e soprattutto per il suo alone di mistero insegna che la conoscenza e lo studio dell’arte nei suoi componenti è in grado di salvare non solo l’opera in sé nel tempo ma anche di salvare chi ne usufruisce, artisti stessi e pubblico.