La storia della Kodak

“You press the button, we do the rest”. Questo lo slogan con cui, nel 1888, l’Eastman Kodak Company, avvicinò il grande pubblico alla fotografia: le va infatti dato il merito di aver reso popolare l’utilizzo della macchina fotografica. Ma non solo.

Con la commercializzazione della Kodak n.1, una macchina fotografica amatoriale dotata di un rullo di pellicola Eastman American Film, prodotta nel 1885, la compagnia rese la fotografia più semplice, divertente ed economica. Esposta, la pellicola doveva essere inviata alla Eastman Dry Plate and Film Company per lo sviluppo. Peso 750 grammi, dimensioni 17x9x8 cm, con obiettivo a fuoco fisso con una focale di 27 mm e un’apertura di f/9, otturatore cilindrico. Nel 1891 il supporto di carta venne sostituito con un supporto di celluloide, il primo esempio di pellicola fotografica moderna. La fotografia fu pensata in forma rotonda sia per compensare la bassa qualità dell’immagine agli angoli, dovuti a problemi di ottica, sia per evitare di stare in asse con l’orizzonte, dal momento che lo strumento non era provvisto di mirino. Questo permise a moltissimi “inesperti” di cimentarsi nell’utilizzo di uno strumento facile e veloce.

Una locomotiva a vapore, 1890 c., Collection of National Media Museum/Kodak Museum

Fondata a Rochester dall’imprenditore e pioniere della fotografia George Eastman, divenne presto punto di riferimento per l’innovazione delle pellicole e dei rullini, ma anche della cinematografia. Il termine Kodak fu una parola coniata dallo stesso Eastman che così la spiegò: “Fu una combinazione assolutamente arbitraria di lettere, che non derivava né in tutto né in parte da alcuna parola esistente, e vi arrivai dopo una lunga ricerca di un vocabolo che rispondesse a tutti i requisiti di un nome da usare come marchio di fabbrica. I principali requisiti erano che fosse breve, che non se ne storpiasse la dizione in modo da distruggerne l’identità, che avesse una personalità vigorosa e inconfondibile, che si adeguasse alle norme delle diverse leggi straniere sui marchi di fabbrica”.

La Kodak produsse una prima macchina nel 1886, nella quale era montato un rocchetto di pellicole fotosensibili che la rendeva meno ingombrante, con cui si riprendevano 48 immagini 10×12,5. Inoltre era economica: per lo sviluppo e la stampa a contatto l’importo era di soli 25 dollari. Con la produzione della Kodak n.1 si affermò nel mercato e alla fine degli anni Venti del Novecento la Kodak iniziò a produrre materiale fotosensibile ai colori, riaffermandosi come pioniera. Nel 1929 uscì la pellicola Kodacolor che aveva un reticolo di minuscole cellule con un filtro selettore colorato in rosso, verde e blu, ma le immagini venivano viste per proiezione: nel 1935 uscì la pellicola Kodachrome per apparecchi cinematografici e nel 1936-37 per macchine fotografiche. Il procedimento di basava sulla sintesi sottrattiva: i tre colori base erano incorporati alle emulsioni e poi lo sviluppo veniva realizzato dalla stessa Kodak. Il principio del negativo/positivo fu introdotto nella fotografia a colori nel 1941-1942 con la pellicola negativa Kodacolor, e questo rese possibile la stampa su carta: ancora una volta Kodak riesce a capire i propri clienti, proponendo un prodotto nuovo e comodo che soddisfacesse tutte le richieste. Successivamente la Kodak produsse la 126 Insamatic nel 1963: pellicola 35mm inserita in una cartuccia che andava poi riposta all’interno dello strumento fotografico evitando di caricare, con molti sforzi, il classico rullino. Tuttavia il successo dell’azienda iniziò a declinare presto, quando non riuscì più a scommettere sulle nuove invenzioni, o lo fece nel modo sbagliato.

Negli anni Settanta Polaroid scalzò Kodak dal buisness Instant Camera: le pellicole autosviluppanti Kodak Instant persero una battaglia di brevetti con la Polaroid Corporation, che fece quasi crollare l’azienda. Tutto iniziò nel 1976, quando Kodak stava perdendo moltissime quote di mercato: la produzione si spostò quindi sulle istantanee, il metodo più richiesto dal pubblico, scommessa però troppo rischiosa. La somiglianza al prodotto della Polaroid non passò inosservato, tanto che questa fece causa alla Kodak per aver violato i suoi brevetti. Nel 1986 l’azienda dovette rinunciare alla produzione delle istantanee e pagare un risarcimento di 12 miliardi di dollari, ammontare maggiore dell’intero valore della Kodak.

Steve Sasson con la prima fotocamera digitale

Negli stessi anni l’ingegnere di Kodak Steven Sasson creò il sistema della fotografia digitale utilizzato ancora oggi, ma l’azienda decise di non mettere in discussione il mercato delle pellicole: il ventiquattrenne aveva lavorato sui CCD (Charged Coupled Device), che permettevano di catturare la luce in due dimensioni e trasformarla in un segnale elettrico: il problema principale consisteva nel fatto che non archiviava le foto, così Sasson registrò le immagini con l’utilizzo della digitalizzazione. Tuttavia l’azienda non colse la novità, ritenendo che nessuno avrebbe voluto vedere le proprie immagini sullo schermo tv. Permise comunque all’ingegnere di portare avanti il proprio lavoro, arrivando al primo brevetto Kodak di una fotocamera digitale nel 1978. L’azienda lucrò comunque sul brevetto, scaduto nel 2007, ma non produsse mai realmente fotocamere che portassero enormi introiti.  Nel 1986 la Kodak presenta il primo sistema basato su megapixel e pochi anni dopo Sasson e Hills crearono la prima reflex digitale, ma nuovamente l’azienda si oppose alla commercializzazione. Ancora una volta il colosso della fotografia tradizionale rinunciava ad immettersi su nuovi mercati, perdendo così enormi possibilità di guadagno.

Ed oggi? Lo sviluppo di Kodachrome cessò definitivamente nel 2010 e alla fine del 2011 l’impresa fu quasi a rischio di fallimento, prospettiva che si concretizzò nel 2012, ma solo per quanto riguarda l’attività in America. Uscita dal fallimento nel 2013, ad oggi Kodak produce anche stampanti, pellicole destinate alla grafica, ma senza smettere di concentrarsi sulla rinascita dell’analogico: nel 2017 ha infatti dichiarato che sta ricominciando a produrre la Kodak Professiona Ektachrome, pellicola invertibile a colori nata negli anni Quaranta.

George Eastman destinò molte delle sue ricchezze a istituzioni culturali, educative e scientifiche, ma fece anche costruire diverse cliniche odontoiatriche per bambini bisognosi, tra cui quello di Roma. Malato, prima di morire suicida il 14 marzo 1932 con un colpo di pistola al cuore, Eastman dettò questo messaggio:

“Ai miei amici: il mio lavoro è compiuto. Perché attendere?”.

George Eastman, 1914