La poesia visiva in Italia

La poesia visiva nacque nell’ambito delle Neoavanguardie e si sviluppò tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, prendendo avvio da numerosi precedenti. Vi è un’evidente ripresa del paroliberismo futurista, di tracce simboliste, ma anche del neodadaismo statunitense ed europeo, nella sua tendenza al recupero della parola, delle lettere e della scrittura. Le sperimentazioni verbovisuali si caratterizzarono come un campo di ricerca comune a molti artisti, essendosi formate in un preciso arco socio-culturale: il clima dell’epoca era caratterizzato dal neocapitalismo, accompagnato da mezzi di comunicazione di massa che apparivano e penetravano nel tessuto sociale per la prima volta, colpendo anche l’immaginario artistico. Le ricerche verbovisuali di quegli anni sembrano la puntuale risposta a queste trasformazioni culturali: la traduzione nell’operare artistico di questa nuova riflessione sul tema della comunicazione e quindi del principale strumento di comunicazione dell’uomo, la parola. Una sorta di attacco nei confronti della lingua, quando questa viene intesa come legge, regola, norma, una disobbedienza che viene esercitata attraverso la distruzione della grammatica e della sintassi.

La volontà di congiungere il rigore dell’analisi strutturale con il rovesciamento dei nessi grammaticali si conserva, tuttavia, soltanto nella fase iniziale della poesia visiva, che divenne sempre più visuale. In questo caso si tratta di un insieme di ricerche “di confine”, tra discipline artistiche e riflessioni critiche, che mette in atto sperimentazioni sul linguaggio verbale, una sperimentazione tra letteratura e arti visive, nel recupero del valore linguistico della parola e dell’immagine. Ed è proprio la parola che viene messa in relazione con l’immagine, senza necessariamente accostarsi alla figura. Spesso non si tratta solo di avvicinamento di due linguaggi diversi, ma di fusione, in cui la parola tenta di assorbire l’iconico senza perdere la sua verbalità.

Lamberto Pignotti, "E' stata una inutile attesa", 1963, collage su cartoncino, 25x35 cm, Fondazione Berardelli

Relativamente al panorama italiano questo offre un notevole interesse nei confronti della poesia visiva, in cui ogni protagonista, anche se parte di un gruppo, mantiene le proprie singolarità: a partire dalla fine degli anni Cinquanta Lamberto Pignotti, Eugenio Miccini, Lucia Marcucci, Ketty La Rocca, Luciano Ori lavorarono a Firenze; Martino e Anna Oberto, Ugo Carrega, Rodolfo Vitone a Genova; Luigi Castellano, Luciano Caruso, Mario Diacono, Emilio Villa, Sarenco a Napoli; ma poi vi furono anche Emilio Isgrò, Vincenzo Ferrari, Maurizio Nannucci, Stelio Maria Martini, Betty Danon e la già citata Tullia Denza, che ebbero numerosi contatti con artisti internazionali, anche attraverso missive redatte secondo i canoni della poesia visiva.

Grazie ad una fitta rete di scambi con l’estero, di festival, di periodici, anche le gallerie e i collezionisti subirono le influenze artistiche del verbovisuale. Fu coinvolto un gran numero di operatori, come ad esempio, nei casi di Paolo Della Grazia, Mirella Bentivoglio e Tullia Denza. Si andarono a creare collezioni di grandissimo valore, comprendenti documenti d’archivio, opere e materiali unici, che coinvolsero tutti gli operatori del sistema dell’arte contemporaneo. Tutte queste esperienze si sono legate “ad una qualche pratica di militanza, o comunque di consapevole affinità, dalla consapevolezza di una scelta in campo comune. In questo direi che davvero possiamo parlare unitariamente di una sia pur generica tendenza verbovisuale – che si articola al proprio interno in gruppi, movimenti o schieramenti – come dell’ultima avanguardia”.[1]

La poesia visiva avrà maggiore fortuna a partire dagli anni Settanta, sia su piano critico che su quello della continuità operativa. Tuttavia, la sua forte capacità di influire a distanza, si può riscontrare oggi in altre esperienze, quale quella della mail art, che oggi si inserisce all’interno della web art, fino alle ricerche su comunicazione e linguaggio, nazionale e internazionale, degli anni Ottanta e Novanta.

[1] R. Antolini, Per una mappatura degli archivi verbovisuali, in Nuove Scritture. Ricerche verbovisuali delle seconde avanguardie tra attualità e tradizione, Atti del Convegno di studi (Rovereto, Mart, 17-18 ottobre 2003) a cura di R. Antolini, M. Rizzante, G. Zanchetti, Nicolodi, Rovereto 2005, p. 167.

Sarenco, "Avanti popolo, alla riscossa," 1972,tela emulsionata colorata, 100x120 cm, Fondazione Berardelli
Ugo Carrega, "Non c'è stasi", 1962, tempere e pennarello su carta,24x20,5 cm, Fondazione Berardelli