La Pasqua in 10 opere d’arte

La Pasqua, in quanto principale festività cristiana, è uno dei temi maggiormente rappresentati nella Storia dell’Arte occidentale. Quello che vogliamo proporvi oggi è un racconto della Pasqua per immagini, dall’ultima cena alla Resurrezione di Cristo.

1. “L’INGRESSO A GERUSALEMME” DI GIOTTO

La Settimana santa si apre con la Domenica delle palme, nella quale si celebra l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme, acclamato come messia e figlio di Davide.

La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada.” (- Matteo 21,1-11)

Tra le più celebri rappresentazioni troviamo quella di Giotto, presente all’interno del ciclo decorativo della Cappella degli Scrovegni di Padova. La scena spicca come una delle più naturali del ciclo, con una serie di episodi interni tratti dalla vita quotidiana, come quello dell’uomo che si copre la testa col mantello oppure i due fanciulli che salgono sugli alberi per staccare i rami d’ulivo da gettare al Salvatore e per vedere meglio.

Giotto, "L'ingresso a Gerusalemme" (1303-1305), Cappella degli Scrovegni, Padova

2. “LA CACCIATA DEI MERCANTI DAL TEMPIO” DI EL GRECO

Il Martedì della Settimana Santa è il giorno dello sdegno: Gesù, sconvolto dal comportamento dei commercianti che hanno trasformato il tempio sacro in un luogo di mercato, caccia i venditori e i cambiamonete che hanno posto al centro del tempio il “denaro” e, abusando del loro potere, hanno oppresso gli altri per ricavarne un profitto personale.

Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: “Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato.” (- Giovanni 2,14-22).

La scena di El Greco segue fedelmente il racconto e raffigura l’azione che si svolge nel portico del cortile esterno del Tempio di Gerusalemme. Qui è collocato un fiorente mercato con cambiavalute e vendita di animali da offrire in sacrificio. Il momento dell’azione di Gesù il pittore lo definisce con un impareggiabile resa pittorica dove tutto – i colori accessi, i forti contrasti chiaroscurali e le linee tormentate – contribuisce a rendere l’ira e lo sdegno provati da Gesù.

El Greco, "Cacciata dei mercanti dal Tempio" (1600 c.), National Portrait Gallery, Londra

3. “I TRENTA PEZZI D’ARGENTO” DI JÁNOS PENTELEI MOLNÁR

Il Mercoledì Santo è il giorno del tradimento, il giorno della tristezza. Gesù è tradito da uno dei suoi Apostoli, Giuda, per 30 denari. Lo ricordiamo con l’opera di János Pentelei Molnár, pittore ungherese vissuto nell’ultimo ventennio dell’ottocento ed inizio novecento, discepolo di Hollósy Simon, noto soprattutto per i suoi paesaggi, nature morte e scene bibliche.

János Pentelei Molnár, "I trenta pezzi d'argento" (1909), Magyar Nemzeti Galéria, Budapest

4. “L’ULTIMA CENA” DI LEONARDO DA VINCI

Il triduo pasquale della passione, morte e resurrezione di Cristo inizia nel pomeriggio del giovedì santo. La sera si si ricorda l’Ultima cena, evento dove ha luogo l’eucarestia e dove Gesù annuncia che uno degli apostoli lo tradirà. Tra le più note e incisive rappresentazioni dell’evento non si può che far menzione del Cenacolo di Leonardo, opera, per altro, nella quale gli studi sui moti dell’animo trovano la più articolata messa in scena. L’episodio coglie l’attimo in cui Cristo annuncia ai discepoli che uno di loro lo tradirà. Le reazioni sono molteplici, e Leonardo le sottolinea una per una con una vasta gamma di gesti estremamente eloquenti dei singoli apostoli divisi in gruppetti di tre. La novità leonardesca, al contrario delle versioni dei suoi predecessori, sta soprattutto nell’allineare gli apostoli dietro una grande tavola, quando invece normalmente Giuda occupava da solo il lato verso lo spettatore. La scena si presenta come un ideale proseguimento della mensa dei Domenicani, nel cui refettorio l’affresco viene dipinto; tre ampie finestre alle spalle dei protagonisti, immettono verso un paesaggio montuoso.

Leonardo Da Vinci, "Il cenacolo" (1495 c.), Santa Maria delle Grazie, Milano

5. “L’ORAZIONE NELL’ORTO” DI BOTTICELLI

Dopo essersi seduto alla mensa con i suoi discepoli, per consumare la sua ultima cena, Cristo inizia il proprio iter di “passione”, quel percorso fisico e spirituale che lo condurrà al Golgota dove sarà crocefisso. Nel Getsèmani Gesù si raccoglie in preghiera, attendendo la cattura da parte dei Romani.

Allora gli apparve un angelo dal cielo per rafforzarlo. 44 Ed essendo in agonia, egli pregava ancor più intensamente; e il suo sudore diventò come grosse gocce di sangue che cadevano in terra.” (- Luca 22,43-44)

Anche l’orazione nell’orto vanta una vasta serie di dipinti ad opera dei più grandi maestri della Storia dell’Arte, noi vi proponiamo quella di Sandro Botticelli, dipinto non tra i più noti dell’artista, realizzato nel periodo definito di “crisi mistica” dell’artista, quando la predicazione di Savonarola lo aveva fortemente influenzato, spingendolo, nell’ultima parte della sua vita, ad abbandonare le rappresentazioni allegoriche per dedicarsi solamente a dipinti sacri con reminescenze tardogotiche.

Sandro Botticelli, "Orazione nell'orto" (1490-1493), Museo de los Reyes Católicos della Capilla Real, Granada

6. “LA CATTURA DI CRISTO” DI CARAVAGGIO

Mentre Gesù parlava con i discepoli entrò nel giardino Giuda Iscariota, seguito da una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti. Giuda, ingaggiato dal Sinedrio, guida il gruppo nel Getsemani, certo che il maestro vi si sarebbe recato durante la notte. Egli aveva dato un ordine alle guardie del seguito: “Quello che bacerò è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta”. Giunto vicino al maestro, il traditore lo baciò su una guancia, ricevendo come risposta: “Con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?”.
La scena diventa pretesto, per Caravaggio, per inserirvi un proprio autoritratto. Sul lato destro del quadro l’uomo che assiste alla cattura di Gesù e che illumina la scena con una lanterna, ha le sembianze, secondo lo storico d’arte Roberto Longhi, di Caravaggio stesso. La lanterna in mano a Caravaggio, secondo Maurizio Marini, ricorderebbe Diogene e la ricerca della fede e della redenzione a cui il pittore tendeva. La frenesia dell’insieme, data dallo sbilanciamento delle figure e ravvisata dai guizzi di luce sulle corazze dei soldati, rende il fare concitato e dinamico della scena.

Caravaggio, "Cattura di Cristo" (1602-1603), National Gallery of Ireland, Dublino

7. IL “CRISTO ALLA COLONNA” DI BRAMANTE

Diverso in quanto miglior saggio pittorico di un architetto è il Cristo alla colonna di Donato Bramante. L’opera, commissionata dall’abbazia di Chiaravalle, è l’unico dipinto su tavola conosciuto di Bramante. L’opera mostra Cristo legato alla colonna – nello specifico un pilastro decorato a bassorilievo di reminescenze classicheggianti – prima della flagellazione, proiettato vicinissimo allo spettatore, come in un contatto quasi diretto, eliminando i tradizionali flagellanti. Questa vicinanza suscita nello spettatore un forte impatto emotivo, accentuando la già struggente scena creando, nel complesso, un’atmosfera di fortissima tensione psicologica. Il corpo di Cristo, dall’intonazione livida, è reso nei minimi dettagli delle vene che traspaiono dalla pelle, e il viso, contornato da una chioma di capelli dai riflessi dorati, presenta una definizione ottica di stampo quasi fiammingo, ancora più evidente nella resa del paesaggio sullo sfondo.

Donato Bramante, "Cristo alla colonna" (1490 c.), Pinacoteca di Brera, Milano

8. IL CRISTO IN CROCE DI DALÌ

La crocifissione ebbe luogo su una piccola altura a settentrione di Gerusalemme, denominata Calvario in latino e Golgota in aramaico, vicino a una delle porte di ingresso della città. La crocefissione è un tema ed un soggetto molto importante nella storia dell’arte, il cui repertorio iconografico è uno dei più cospicui e vasti.
Abbiamo deciso di proporvi il Cristo di San Giovanni della Croce di Salvador Dalì, dipinto appartenente agli ultimi anni della sua attività artistica. È il periodo della riscoperta del Rinascimento italiano da parte di Dalì e di un avvicinamento al misticismo religioso. L’effetto spettacolare è dato dall’insolita prospettiva in cui l’artista rappresenta il crocefisso, scorciato arditamente dall’alto verso il basso. Questa prospettiva cambia improvvisamente direzione nella parte inferiore, per dar luogo ad una veduta paesaggistica occupata da un lago con una barca e dei pescatori.

Salvador Dalì, "Cristo di San Giovanni della Croce" (1951), Kelvingrove Art Gallery and Museum, Glasgow

9. LA “DEPOSIZIONE” DI PONTORMO

L’evento della deposizione vede la rappresentazione di Gesù quando viene tolto dalla croce o quando viene posto nella tomba. Alla scarna descrizione dei vangeli, gli artisti hanno fornito una immensa produzione di dipinti, bassorilievi, statue e descrizioni poetiche che hanno accompagnato la cristianità lungo i duemila anni della sua storia. Riportata allo splendore originario dai recenti restauri è la Deposizione di Jacopo Pontormo. La grande pala venne realizzata per la Cappella Capponi di Santa Felicita a Firenze. La scena è ambientata in uno spazio assolutamente irreale, come lo sono anche i colori, aciduli con accordi dissonanti. Le luci modellano morbidamente i corpi, sena rinunciare all’effetto di astrazione dell’insieme. Le vesti delle figure, dalle anatomie allungate, lasciano intravedere la forma dei corpi. Gli sguardi e i gesti puntano al coinvolgimento emozionale dello spettatore.

Pontormo, "Deposizione" (1528), Chiesa di Santa Felicita, Firenze

10. LA “RESURREZIONE” DI PIERO DELLA FRANCESCA

Tra le più celebri resurrezioni della Storia dell’Arte vi è quella realizzata da Piero della Francesca per il Palazzo dei Conservatori dove ha sede l’attuale Museo Civico di Sansepolcro. In una composizione volutamente semplificata emerge, trionfante, il Cristo risorto, con un piede ancora appoggiato al sepolcro e con in mano uno stendardo. La sua figura è al vertice di un triangolo immaginario, che va dalla base del sarcofago alla sua aureola, suggerito anche dalle linee di forza delle pose dei soldati, addormentati ai piedi del sarcofago. Cristo si erge solenne e ieratico, e la sua figura divide in due parti il paesaggio: quello a sinistra, invernale e morente; quello a destra, estivo e rigoglioso.

Piero della Francesca, "Resurrezione di Cristo" (1465), Museo Civico, Sansepolcro