La natura reinventata di Andy Goldsworthy

Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 si sviluppano, in America, tendenze artistiche che rifiutano l’opera d’arte come oggetto e pongono invece al centro del processo artistico l’idea. Ciò si verifica in anni di particolari fermenti storici, politici e sociali; sono infatti gli anni dei movimenti di protesta del ’68 e della guerra in Vietnam. Fra queste nuove correnti artistiche, che nascono un po’ anche come risposta polemica alla Pop Art dei primi anni sessanta, si annoverano tendenze quali l’Arte Concettuale, la Body Art, l’Arte Povera italiana e la Land Art. Quest’ultima, in particolare, nasce come rifiuto della forma puramente estetica dell’opera d’arte e della sua mercificazione.Come suggerisce il nome stesso, si fonda essenzialmente su un ritrovato legame fra l’artista e la terra. La natura diventa protagonista di quelle che sono sculture spesso di proporzioni imponenti e destinate a degradarsi in poco tempo. Si tratta infatti di lavori in cui l’artista interviene attivamente modificando con la propria presenza il paesaggio, utilizzando spesso materiali trovati sul posto in cui opera, talvolta introducendo invece materiale esterno a quell’ambiente.

Andy Goldsworthy (Cheshire, 1956), artista e fotografo inglese trapiantato in Scozia, realizza lavori di questo genere sia in contesti naturali che urbani. Il suo indirizzo prescelto è quello che prevede l’utilizzo di componenti stesse del paesaggio in cui va ad intervenire;è per esempio il caso delle sue sculture realizzate con ghiaccio e neve.

“Non posso scegliere i materiali da usare, devo rassegnarmi a lavorare insieme alla natura”


E in effetti Goldsworthy lavora proprio così, insieme alla natura, rispettandola sempre e agendo in totale armonia con i luoghi nei quali sceglie di agire. Tuttavia, con il suo intervento, opera una sorta di rivisitazione della natura stessa che risulta quindi modificata dopo il suo passaggio. Ma la natura, come è noto, prevale sempre sull’uomo. Ed è infattilei a vincere anche in questo caso, riprendendosi tutto ciò che le appartiene:le opere di Goldsworthy sono effimere, destinate a scomparire al massimo nel giro di qualche mese. Proprio per questo motivo subentra un altro elemento comune a tutti i lavori di Land Art: la fotografia, il solo mezzo che può perpetuare nel tempo queste opere e che ha sempre suscitato polemiche nei confronti di questa produzione artistica. Queste correnti, infatti, come già accennato nascono rifiutando l’immagine dell’opera d’arte e la sua riproducibilità in serie. Sfruttando il mezzo fotografico, però, finiscono comunque per ridurre questi lavori a pura immagine, ed in quanto tale riproducibile. Una delle tante incoerenze del mondo dell’arte dovuta al fatto che, inevitabilmente, ogni artista è portato a voler mantenere e tramandare il ricordo del proprio operato.