La galleria comunale d’arte: un pezzo di contemporaneo nel cuore di Cagliari

Cosa viene in mente quando si sente nominare la parola “Sardegna”? Sicuramente spiagge mozzafiato dove il blu dell’oceano incontra il profilo dorato della sabbia in un connubio fatato, prelibatezze culinarie, gente calorosa, allegria. Tutte idee che rispecchiano la realtà di questa antica isola, che nel corso dei secoli ha imparato a conquistare il mondo nei modi più diversi. Ma cosa c’è, oltre al mare e al buon cibo? Un mix di cultura artistica, autoctona e non, che si concentra nei luoghi più diversi e che aspetta solo di essere scoperta.
In quel di Cagliari, capoluogo di regione, e nelle città limitrofe, sono tante le tappe che un appassionato d’arte potrebbe percorrere. Fra la pinacoteca, i siti archeologici risalenti all’età punica, fenicia e romana, gli esempi di architetture romaniche, l’imponente cattedrale che sorge in Piazza Palazzo, c’è solo l’imbarazzo della scelta. E superando il Bastione e salendo per tutto viale Regina Elena, che si può incappare in uno di questi luoghi: la Galleria Comunale d’Arte, facente parte del gruppo dei Musei Civici di Cagliari.

Incorniciato dalla suggestiva location dei Giardini Pubblici, il blocco originario del fabbricato della Galleria Comunale, prima sede della polveriera regia, è stato costruito nel 1700, mentre il prospetto neoclassico vede luce nel 1828. Tuttavia, è solo all’inizio degli anni ‘30 che l’edifico raggiunge l’aspetto odierno e viene adibito a galleria d’arte, in seguito al lavoro del progettista cagliaritano Ubaldo Badas. Scrigno di meravigliose collezioni che percorrono un secolo e mezzo di storia dell’arte, la raccolta è il frutto di un’ambiziosa ricerca che documenta a Cagliari le più importanti tappe del panorama contemporaneo italiano ed europeo.

Galleggiando nelle vasche del pronao dell’edificio, “I dormienti” di Domenico Paladino, creature calve di terracotta e acciaio dal forte impatto introspettivo, danno il benvenuto ai visitatori e li invitano a entrare. La visita, all’interno della Galleria, parte subito con un gioiello delle Collezioni Civiche del Novecento: la “Cariatide” di Amedeo Modigliani, avente come soggetto un busto femminile nudo, inquadrato frontalmente. Realizzato come studio per una scultura, questo disegno rappresentante uno dei soggetti preferiti dell’artista incarna perfettamente lo stile dell’artista.
Il resto del percorso è un viaggio di sala in sala dal secondo Ottocento fino al Novecento, un viaggio che parte dal Neoclassicismo, si muove fra le tematiche del puntinismo e del divisionismo, fino a raggiungere gli anni ‘70 del ventesimo secolo. Al piano terra, opere caratterizzate da pennellate guizzanti e attente ricerche cromatiche, firmate da grandi artisti come Boccioni e Balla e da nomi meno conosciuti ma di altrettanto valore.

Domenico Paladino, Dormienti, terracotta e acciaio, 2011
Amedeo Modigliani, Cariatide, 1910-1912
Amedeo Modigliani, Cariatide, 1910-1912
Opere di Boccioni
Opere di Boccioni
Giuseppe Cominetti, Vaso di fiori

Salendo al piano superiore, invece, ci si immerge nell’atmosfera degli anni ‘20 e del ritorno all’ordine, ricercato in contrapposizione alle ricerche delle avanguardie e del futurismo. Precisione nel segno, colori decisi, risolutezza nella forma sono i tratti distintivi delle opere d’arte esposte, ampie tele che raffigurano donne immortalate in gesti di vita quotidiana. Infine, la sala Ugo Ugo, imbevuta della vitalità del ’68 che fa da spirito guida di questa collezione. Allestito non seguendo un senso filologico, questo spazio raggruppa importanti pezzi d’arte contemporanea degli anni ‘60 e ‘70.

Sala Ugo Ugo
Francesco Ciusa, La madre dell’ucciso, 1907

Ma il vero gioiello della Galleria Comunale è la collezione Civica degli Artisti Sardi, composta da 74 opere disposte in due sale del pian terreno, che vede il suo fulcro nel corpus di sculture di Francesco Ciusa, artista chiave del panorama artistico sardo. “La madre dell’ucciso” – esposta alla Biennale di Venezia del 1907 e considerata il capolavoro dell’artista – segna l’inizio dell’arte contemporanea in Sardegna, mostrando sia l’apertura dell’isola nei confronti delle novità del panorama artistico del tempo che un’immagine fortemente radicata nella realtà sarda. Realizzata in gesso e impregnata di un’incredibile forza emotiva, è seguita da altre statue di grande impatto. “La Bontà”, “La Filatrice”, “Dolorante anima sarda”: sono tutte opere che raccontano una storia, i cui temi spaziano dall’identità, alla maternità, fino alla famiglia, e che mostrano come Ciusa riuscisse a sollecitare attraverso la scultura tutte le corde dell’animo.

Altri importanti artisti sardi sono esposti al suo fianco – tra i tanti spiccano i nomi di Giuseppe Biasi e Pinuccio Sciola – concludendo la visita con una visione completa degli esponenti sardi dei vari movimenti dell’arte contemporanea, regalandoci una visione della Sardegna del tutto inaspettata. Ed una volta usciti dalla Galleria, alla conclusione di questo viaggio fra Ottocento e Novecento, si sente pulsare il desiderio di perdersi fra le altre meraviglie artistiche di questa sfaccettata terra, che aspetta solo di essere scoperta.