Jacopo Da Ponte su muro: intervista ad Andrea Ravo Mattoni

Si definisce “pittore che usa le bombolette”, con un’incredibile precisione riproduce su muro grandi capolavori della Storia dell’Arte italiana, è uno dei pochi writer ad essere apprezzato anche dagli anziani. Lui è Andrea Mattoni, in arte RAVO, e noi abbiamo avuto il grande piacere di potergli fare qualche domanda in merito alla sua arte e i suoi ultimi progetti.

Se non ne avete mai sentito parlare partiamo da qualche riga di presentazione. 

In quanto figlio d’arte, a Ravo la vena artistica scorreva nel sangue fin dalla nascita: inizia infatti già da piccolo a disegnare e ad impugnare i primi pennelli trovando, a partire dagli anni ’90, una propria strada “inedita” rispetto a quella del padre, dello zio e del nonno (rispettivamente artista concettuale, illustratore e artista accademico): quella dei graffiti. Dalle prime sperimentazioni con il lettering, Ravo passa ben presto al figurativo interrompendo però bruscamente l’attività nei primi anni duemila per entrare all’Accademia di Brera. Qui trova ispirazione nella pittura inglese del secondo novecento; ha modo di impratichirsi con la tecnica dell’olio e dell’acrilico, insegnamenti fondamentali che gli permisero di tornare alla bomboletta spray, terminati gli studi, con una consapevolezza diversa, pronto ora a ritagliarsi uno spazio ben preciso come street artist. 

Andrea Ravo Mattoni, “Cattura di Cristo” da Caravaggio, Aprile 2016, Varese

L’opera che lo consacra è quella eseguita a Varese nel 2016: sul fondo di viale Belforte, nascosto tra le siepi della rotonda, riproduce con le bombolette spray La cattura di Cristo di Caravaggio, per il progetto Urban Canvans. Il successo è assicurato grazie alla precisione nella tecnica, la fedeltà riproduttiva e il grande impatto scenico, fattori che convergono nel suo progetto Recupero del classicismo nel contemporaneo. Alla prima opera della serie ne seguono molte altre, tra le quali il Riposo durante la fuga in Egitto (Malpensa), La cena in Emmaus (San Salvatore di Fitalia), il Fanciullo con la canestra di frutta (Mangera), il Davide con la testa di Golia di Tanzio da Varallo (Varallo Sesia), il San Michele di Luca Giordano (Campobasso), la Madonna Litta di Leonardo Da Vinci e Giovanni Antonio Boltraffio (Roma) per arrivare all’ultima ‘fatica’ fresca di realizzazione: la Fuga in Egitto di Jacopo Da Ponte detto il Bassano realizzato sul muro alle spalle dell’oratorio Frassati a Bassano del Grappa. 

Le opere dei grandi maestri “presentate” al pubblico in maniera nuova (con l’uso della bomboletta spray), permettono a Ravo di esternare la sua idea di Arte, quella di estendere e rendere accessibile l’arte “classica” a chiunque, istituendo un ponte tra questa e il mondo contemporaneo.

In merito al rapporto con la copia: scegliere di riprodurre un’opera già esistente nella sua forma originale sembra andare in controtendenza con la ricerca di originalità o di un modo per distinguersi tipici della nostra contemporaneità. Come ti rapporti dunque con l’originale? La tua vuole essere una esatta riproduzione dell’opera oppure attraverso l’opera ti interessa dire qualcosa di tuo?

Il mio vuole essere un lavoro che porta avanti una tradizione antichissima tradotta in chiave moderna e contemporanea. L’ingrandimento spropositato delle opere, il mezzo delle bombolette spray e la forte correlazione con il territorio sono tutti elementi che permettono ai miei lavori di rispecchiarsi con il passato ma al contempo di essere iper contemporanei. Personalmente trovo più contemporaneo fare una copia in questa maniera piuttosto che interpretare l’opera selezionata; basti pensare all’esempio di Duchamp che esattamente cent’anni fa in L.H.O.O.Q disegnava due baffi alla Gioconda di Leonardo. Il mio pensiero trova forza quindi nell’essere quanto più fedele possibile all’originale: proprio per questo nelle fasi preparative studio l’opera nella sua colorazione e nella preparazione del fondo, avvicinandomi alla tecnica della velatura. Come un direttore d’orchestra che presenta Mozart o Bach io traduco la grande Storia dell’Arte istituendo dei veri e propri ponti con le istituzioni museali e il territorio nel quale opero. 

Si può dire quindi che l’intero progetto di portare il classicismo nel contemporaneo ha come scopo lo svelamento e la dimostrazione di bellezza! 

Considerando il contesto storico abbastanza drammatico dal punto di vista culturale nel quale viviamo credo che ri-educare oggi le persone alla bellezza sia fondamentale, e l’arte contemporanea in questo gioca un ruolo davvero importante. Lavorando su delle facciate cieche e anonime (dei luoghi-non-luoghi) l’obiettivo è proprio quello di sfruttarle creando una sorta di museo a cielo aperto. 

Viste le tue “origini” e le prime sperimentazioni legate al lettering e ai graffiti sorge spontaneo chiederti: in quanto artista non senti l’esigenza di esprimerti attraverso TUE opere/lavori? 

L’ho fatto per quasi venticinque anni, portando sempre avanti progetti differenti. Ho lavorato tantissimo con la tecnica ad olio e con l’acrilico, ma infine ho trovato nella sottrazione una via efficace, la mia! Sottraendo il mio lavoro sono arrivato alla pura copia, che è quello infine che mi interessa davvero; un lavoro figurativo, comportamentale e performativo se vogliamo. La vastità di tecniche e vie sperimentate in passato mi ha portato a questa “sintesi”. 

Il passaggio da tempera ad olio a bomboletta spray non sembra essere facile: quali sono le difficoltà che incontri nella riproduzione, con bomboletta, di opere nate e realizzate su tela?

La trasposizione è molto difficile in quanto il media con cui si lavora è totalmente differente e il dovermi confrontare sempre con artisti diversi non fa che incrementare questo livello di difficoltà (Georges de La Tour e Velázquez sono stati due dei più complicati). Lo studio delle opere in fase di preparazione mi permette di capire come approcciarmi ad essere e affinare la mia tecnica di conseguenza. Con la bomboletta spray è davvero difficile mischiare i colori, certo si possono sovrapporre ma non è comunque la stessa cosa che lavorare con i colori ad olio! Nonostante la difficoltà questa tecnica si presta comunque meglio rispetto all’utilizzo del pennello acrilico su muro, mi permette di ottenere una maggiore fedeltà alla tecnica ad olio. 

Sono terminati giovedì i lavori relativi la sua ultima opera: La Fuga in Egitto di Jacopo Da Bassano, realizzata sul muro alle spalle dell’oratorio Frassati a Santa Croce (Bassano del Grappa), all’ombra del quale abbiamo avuto il piacere di poter scambiare quattro chiacchere con l’artista. L’intervento di Ravo è stato promosso da RAME – progetto ideato da Andrea Crestani, Koes, e coordinato a Bassano dall’Urban Center con il sostegno dell’Amministrazione comunale – che mira alla rigenerazione e allo sviluppo culturale degli spazi cittadini con interventi di arte urbana, offrendo agli artisti la possibilità di fare conoscere un modo nuovo di interpretare l’ambiente che ci circonda. Rientra infatti nello stesso progetto l’intervento di Seacreative, al quale è stato affidato il muro di via De Blasi che corre parallelo alla stazione ferroviaria di Bassano. 

«Nel caso di un’istituzione così ricca come i Musei Civici di Bassano del Grappa» ci ha raccontato Ravo «non è stato difficile trovare la connessione con il territorio e la scelta di Jacopo Da Ponte è stata quasi scontata, visto che il Museo Civico di Bassano custodisce la più grande raccolta di opere dell’artista veneto».

Andrea Ravo Mattoni, “La Fuga in Egitto” dettaglio da Jacopo da Ponte detto il Bassano, Giugno 2019, Bassano del Grappa [Foto di Andrea Rossato]

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