Indossare un’opera d’arte: la tuta

Il futurismo, noto movimento culturale italiano del XX secolo, esplorò ogni forma di espressione, dalla pittura alla musica, sino a coinvolgere l’architettura, la danza e la gastronomia. Rilevanti furono le invenzioni degli artisti del Gruppo nell’ambito della moda, legate ai tre principi di genialità, stravaganza ed economia, utilizzati nella produzione di abiti in contrasto con il lusso dei grandi atelier francesi. Proprio in quest’ambiente fu inventata la tuta, oggi considerata un capo d’abbigliamento comodo e non esclusivo, ma che trae le sue origini dall’arte d’avanguardia italiana. Fu realizzata nel 1919 a Firenze da Thayaht, in collaborazione con il fratello e artista Ram, nel tentativo di creare un abito che aderisse ai principi futuristi e che, a partire dal linguaggio, sottolineasse la propria versatilità: il nome originale “TuTa” è, infatti, un adattamento del francese tout-de-même, che significa “tutti uguali” e le lettere che lo compongono ne riflettono la struttura, in cui la T indica le braccia e il corpo, mentre la U i fianchi e il cavallo.

Il suo inventore principale, Thayaht, ebbe un’attività molto irregolare: non fu soltanto scultore e pittore, ma i suoi interessi spaziarono anche dalla cartellonistica alle arti applicate. Entrò in contatto con gli ambienti futuristi fiorentini nel 1915 e presto coinvolse anche il fratello Ram nella realizzazione di manifesti e progetti per il Gruppo. Nel 1918 lavorò come stilista nell’ambiente parigino presso l’atelier di Madeleine Vionnet, con la quale continuò la sua collaborazione da Firenze, dove proseguì la sua attività. L’ideazione della tuta fu probabilmente la più celebre delle sue produzioni, tanto che fu lanciata come modello universale dal quotidiano toscano “La Nazione” nei primi anni Venti, anche nella sua versione femminile, e fu proposta all’estero con l’intento di brevettarla per arrivare ad una produzione su scala industriale.

 

Negli anni Trenta i due fratelli elaborarono il “Manifesto per la trasformazione dell’abito maschile” e pubblicarono numerosi disegni di moda, continuando a partecipare alle mostre del Gruppo futurista con opere quali sculture e pitture.
Nel 2003 Palazzo Pitti dedicò al capo d’abbigliamento la mostra “Per il sole e contro il sole. Thayaht & Ram. La tuta”, retrospettiva comprendente i disegni originali di Thayaht, alcuni bozzetti e tempere preparatorie dell’artista, con l’intento di valorizzare l’importanza delle invenzioni futuriste in ogni ambito culturale.