In the mood for love: quando il cibo racconta una storia

Correva l’anno 2000 quando uscì nelle sale cinematografiche il settimo lavoro di Wong Kar-wai, In The Mood For Love. Si tratta di un film cinese incentrato sul fenomeno che negli anni Sessanta vide una larga parte della popolazione di Shanghai spostarsi ad Hong Kong dando vita ad un sovraffollamento della città. Questo portò i cittadini a vivere con due o più famiglie sotto lo stesso tetto quindi a stretto contatto tra loro generando spesso situazioni soffocanti e in qualche modo limitando la libertà individuale e quindi la dimostrazione di sentimenti da parte di questi. Ha riscosso un successo mondiale ma il procedimento che lo ha portato a questo è stato lungo e tortuoso. Ben 15 mesi di riprese, sostituzione del direttore della fotografia, ricerche faticose delle location sono solo alcune delle difficoltà riscontrate durante il processo creativo. Il regista infatti ha dovuto cambiare le sue scelte iniziali diverse volte in corso d’opera. Una di queste prevedeva la realizzazione di tre diversi cortometraggi che avrebbero dovuto raccontare il cambiamento delle relazioni tra uomo e donna ad Hong Kong dagli anni Sessanta ad oggi tramite le novità legate all’alimentazione, e ha scelto però solo una di queste, la storia di uno scrittore ambientata negli anni Sessanta.

Tony Leung Chiu-Wai in un frame del film In The Mood For Love

In quel periodo le donne stavano assistendo ad una rivoluzione culinaria data dall’invenzione degli spaghetti istantanei e del rice-cooker. Prima che queste innovazioni entrassero nelle loro case, approfittavano dei tragitti per andare a comprare il cibo per ritagliarsi un po’ di spazio personale ed evadere dalla realtà familiare. Ed è proprio durante quei tragitti che i protagonisti Chow e Su, due vicini di casa, entrambi sposati, i cui coniugi hanno una relazione segreta, iniziano a conoscersi, approfittando della lontananza dagli occhi indiscreti dei vicini e degli inquilini.

Maggie Cheung in un frame del film In The Mood For Love

Kar-wai quindi non ha abbandonato la volontà di utilizzare il cibo come mezzo di comunicazione, anzi l’ha approfondita, rendendo le pietanze non più semplici oggetti scenografici ma veri e propri elementi della trama. Un esempio è dato dal passare del tempo; per un occidentale sarebbe difficile cogliere l’avanzare dei mesi durante la narrazione, che tende ad essere molto frammentaria, mentre per un cinese questo è scandito dal variare degli ingredienti che si alternano nel susseguirsi delle stagioni il cui flusso è seguito armonicamente dalla cucina di Shanghai. Ecco perché per un cinese è facile capire che la narrazione si svolge in giugno o luglio nella scena in cui la protagonista, Li-zehn, viene invitata a mangiare Won Ton (un piatto tipico a base di verdure che si trovano solo nei mesi estivi) dai suoi inquilini. Grande importanza al cibo viene data anche nelle varie sequenze girate all’interno del ristorante in cui i protagonisti si danno appuntamento. È proprio qui che si riveleranno che i loro coniugi hanno una relazione e che daranno inizio ad una immedesimazione con la coppia di amanti per cercare di capire la dinamica del tradimento arrivando ad innamorarsi loro stessi ma rimanendo fedeli ai loro doveri rinunciando alla felicità. Diviene questo un momento di estraniazione dall’Io per identificarsi totalmente nel coniuge dell’altro, e l’apice lo vediamo quando Su ordina una pietanza che non le piace ma che è invece una delle preferite della moglie di Chow.
L’intento del regista è quello di ridare vita a quel periodo della sua gioventù che lui ricorda con tanto affetto ma che in realtà nasconde molta solitudine e rassegnazione. La memoria è un fattore molto importante per Kar-wai, come anche la sua fragilità, e cerca di renderla sullo schermo utilizzando il vapore e il fumo dei luoghi opprimenti in cui si ritrovano i protagonisti, per far percepire quanto sia inafferrabile il passato.