Il paparazzo e la fotografia. Una riflessione

Spesso la fotografia di gossip viene semplicemente ricondotta a una fotografia di voyeurismo, incapace di trasmettere altro e senza nessun tipo di valori alla base. Ma è sempre stato così?

Ponendo come esempio la figura di Ron Galella, a parer di tutti uno dei paparazzi più famosi del mondo, potrebbe risultare interessante fare una piccola riflessione sul ruolo che la fotografia di gossip ha assunto nel corso del tempo e cosa invece è cambiato al giorno d’oggi. Attivo in America soprattutto negli anni ’70, Ron Galella riuscì a guadagnarsi l’odio di diverse celebrità quali Sean Penn e Marlon Brando, quest’ultimo gli tirò due pugni in faccia e da allora Galella era solito indossare un casco da football durante gli eventi in cui presenziava l’attore. Riuscì però a conquistarsi anche la stima di Andy Warhol il quale disse “Ron Galella è il mio fotografo preferito, perché sa essere sempre nel posto giusto al momento sbagliato”. 

In un’intervista rilasciata a Il fotografo, lo stesso Galella sostiene come il ruolo dei paparazzi sia radicalmente cambiato; oggi i fotografi si accordano su chi fotografare, provocano i soggetti e lo fanno principalmente per denaro. Negli anni ’70 c’era invece una ricerca del personaggio carismatico, sia per mostrarne i tratti iconici e principali, sia però per svilupparne un’immagine che non fosse la classica immagine della celebrità, ma che fosse invece in grado di comunicare un altro aspetto della vita di queste persone, una vita cioè privata, fatta di imperfezioni e umanità. Il pubblico aspettava queste immagini, aveva voglia di vedere come le celebrità fossero un po’ simili a lui, di intrufolarsi nella loro vita privata, e queste foto erano quindi un duplice specchio, sia dei soggetti ritratti, sia della società. La rinascita economica aveva portato un benessere generale tra i ceti medi e alti, la fruizione del cinema e di ambienti di svago stava diventando sempre più comune, per cui il riconoscimento di certi volti non era più prerogativa di un’élite, ma di una massa sempre più consistente che aveva la curiosità di conoscere. La possibilità di entrare nella vita altrui non era però ancora all’ordine del giorno come può esserlo oggi, e quindi anche il ruolo del “fotografo di celebrità” era quanto mai ricercato e riconosciuto dal pubblico tanto che i nomi dei paparazzi più famosi circolavano al pari di quelli delle celebrità. All’epoca non esistevano ancora serrate normative in fatto di privacy (nonostante Ron Galella fosse finito in tribunale a causa dei continui stalking verso Jackie Kennedy, “la sua ossessione”) con la conseguente possibilità di seguire i personaggi famosi e ritrarli nei loro momenti più privati. 

Oggigiorno invece la normativa sulla privacy è radicalmente cambiata e molto più restrittiva, sono state create delle regolamentazioni per ogni tipo di scatto e da chi lo esegue, ritrarre un soggetto in un contesto sconveniente è ora vietato, ma c’è anche da dire che ora spesso sono le celebrità stesse a pubblicare sui vari social la loro vita privata, anche se, ovviamente, scelgono cosa pubblicare e pochissime volte pubblicano immagini che potrebbero essere ricondotte a contesti più scandalosi o sconvenienti. Viene quindi da chiedersi se in quest’ epoca di ostentazione di momenti privati da parte delle celebrità (ma sono davvero momenti privati?) esista e se abbia ancora senso il ruolo del famigerato paparazzo, colui che entra nella vita degli altri senza chiedere il permesso e in grado di dare al pubblico un’immagine a lui non nota. Gli scatti di Ron Galella hanno creato un’epoca in cui il fotografo era in un certo senso un mediatore di un certo tipo di immagine, talvolta sconveniente, ma che comunque era in grado di mettere in luce uno sguardo, un aspetto e una visione della società; possiamo dire lo stesso degli scatti che troviamo nelle riviste del 2019?