Il Museo Novecento di Firenze | Un museo della città e per la città

“Firenze ha rappresentato per secoli lo spirito universale della civiltà, della cultura e dell’arte, nel mondo occidentale. Le testimonianze di questa opera storica che interessa tutto il mondo civile debbono essere salvate e conservate.
Abbiamo bisogno di tutti”.

Si concludeva con queste intense parole l’appello lanciato nel 1966 dal critico e storico dell’arte Carlo Ludovico Ragghianti, all’indomani della nota alluvione che stravolse la città. In quell’occasione, Ragghianti si rivolse ad artisti e collezionisti di tutta Italia ed oltre, chiedendo loro di donare un’opera a Firenze. In questo modo sarebbe stato possibile ripartire dal contemporaneo, arricchendo e rigenerando con arte “nuova” il patrimonio artistico fiorentino. La risposta a questo appello fu accolta da oltre 280 artisti, e uno dei fertili risultati di questa iniziativa si ebbe solo nel 2014, con l’inaugurazione del Museo Novecento. Con sede nell’antico Spedale delle Leopoldine, Il Museo si affaccia sulla piazza di Santa Maria Novella ed è dedicato all’arte italiana del ventesimo secolo.

Il nucleo originario del museo è costituito dalla collezione Alberto Della Ragione, donata al comune in seguito all’appello di Ragghianti e che vanta al suo interno opere di grandi esponenti dell’arte del secolo scorso, fra cui Giorgio De Chirico, Renato Guttuso, Lucio Fontana, Marino Marini, Fortunato Depero. Lo scorso maggio il museo ha aperto le porte al pubblico dopo un periodo di riorganizzazione interna, offrendo all’utenza una serie di novità. Innanzitutto, un riallestimento della raccolta Della Ragione, proposta in sezioni tematiche che affrontano vari aspetti della pittura e della scultura, quali le nature morte, i nudi, i paesaggi.

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Un’importante introduzione nel percorso museale è costituita dal lascito Ottone Rosai, un piccolo ma significativo corpus di opere dell’artista realizzate fra gli anni ’40 e ’50, donate nel 1963 al comune di Firenze dalla moglie e dal fratello. I dipinti, tra realismo ed espressionismo, si dividono in ritratti che Rosai eseguì con grande sensibilità per amici illustri (Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti ed altri), e paesaggi che raffigurano scorci e monumenti significativi della città.

Ma il museo, in questa sua nuova veste, propone anche molto altro. Oltre ad un intenso ed arricchito programma di visite, conferenze, attività didattiche e laboratoriali mirate per specifiche categorie di pubblico, quella che forse è la novità che ha più modificato la fruizione degli spazi museali è l’introduzione di svariate mostre temporanee. Anche prima dello scorso maggio erano presenti ambienti destinati a questo utilizzo, ma adesso sono aumentati, riorganizzati e capaci di esporre più mostre contemporaneamente. I temi vanno dalla fotografia al disegno, agli approfondimenti su un singolo artista e alle mostre collettive.

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Un modo per far comprendere al pubblico quanto diverse e tuttavia ugualmente comunicative possano essere le espressioni artistiche contemporanee, tutte soggette all’attenzione di questa importante istituzione. Tuttavia, il risultato tende ad essere un po’ caotico e dispersivo proprio per il carattere estremamente eterogeneo del materiale esposto: basti pensare che, allo stato attuale, sono in corso ben sette mostre alle quali ovviamente si aggiungono le due collezioni permanenti. Un po’ troppa carne al fuoco, forse.