I Macchiaioli, predecessori dell’Impressionismo francese

I Macchiaioli sono un gruppo di artisti, prevalentemente toscani, attivi nella seconda metà dell’Ottocento. Luogo di incontro principale di questi è il Caffè Michelangelo, famosissimo locale collocato vicino all’Accademia di Firenze. Dalla seconda metà dell’Ottocento fino alla prima metà del Novecento, questo divenne un luogo prediletto per tutti quei giovani che animavano il panorama artistico italiano e non solo. Qui infatti si riunivano anche artisti stranieri, soprattutto francesi. I macchiaioli con i giovani artisti francesi avevano molto da condividere, dopo aver preso visione all’Esposizione Universale del 1855 dove ebbero modo di entrare in contatto con le opere realiste.

Telemaco Signorini, "Sulle colline a Settignano" 1885,, collezione privata

Le opere di Courbet, crude nei loro temi e dettate da una pittura espressiva e non più accademica, e le pitture della scuola di Barbizon, che ricercavano nei paesaggi della cittadina di Barbizon i giochi di chiari e scuri che solo la luce sapeva creare, furono un terreno fertile per i giovani artisti toscani che erano pronti a descrivere ciò che vedevano così com’era. I temi macchiaioli diventano così quelli del lavoro, della pastorizia, della condizione della donna, della guerra dell’Italia risorgimentale e anche dei ritratti che con questa nuova concezione di pittura assumono un’identità più personale. Lavorare con la macchia  permette di studiare le forme attraverso l’uso del colore. Vengono create così grandi campiture (macchie appunto) lavorate poi con colori più intensi per descriverne meglio la plasticità delle forme.
Cristiano Banti escogita poi il sistema dello “specchio nero”, consistente nel riflettere il paesaggio su di uno specchio annerito con il fumo. Facendo ciò questi risulta privo dei scintillii della luce affinché l’artista possa osservare solo le forme della natura. La pittura macchiaiola anticipa sicuramente il modo di lavorare degli impressionisti, ma si differenzia notevolmente da questi. In primis per i temi, quelli italiani legati alla dura vita di chi lavora i campi, contrapposti al gusto della mondanità, del divertimento e delle feste delle pitture francesi.
Mentre dietro alla pittura macchiaiola troviamo comunque la tradizione del disegno, il gusto e l’amore per la propria terra, nelle opere impressioniste questo viene completamente abbandonato in favore del colore. Probabilmente le condizioni politiche italiane, che vedevano la nostra terra non ancora unita e la perdita della sua egemonia artistica portarono la pittura macchiaiola a non essere conosciuta al di fuori dei confini del Bel Paese e di conseguenza ad un suo lento declino. I macchiaioli furono dunque solamente sfortunati, sfortunati di non trovarsi nella città che era la nuova culla dell’arte di quel periodo: Parigi.

Silvestro Lega, "Il pergolato" 1868, Pinacoteca di Brera, Milano
Silvestro Lega, "Il pergolato" 1868, Pinacoteca di Brera, Milano
Giovanni Fattori, "Il campo italiano alla battaglia di Magenta" 1861-1882, Galleria d’Arte Moderna, Firenze
Giovanni Fattori, "Il campo italiano alla battaglia di Magenta" 1861-1882, Galleria d’Arte Moderna, Firenze