GUSTAV KLIMT | L’astro della Secessione Viennese

Gustav Klimt nasce il 14 luglio del 1862 a Vienna. Il padre, orafo di professione, tramanda al figlio la passione per l’arte permettendo al giovane, appena quattordicenne, di frequentare la scuola d’arte e mestieri dell’Austria, dove studia arti applicate. L’artista inizia infatti fin da subito a sperimentare diverse tecniche e a padroneggiare la linea in modo sapiente. Nel 1886, ancora giovanissimo, comincia ad essere notato da importanti personaggi del tempo arrivando ad ottenere una commissione per la decorazione del cortile del Kunsthistorisches Museum.
Dopo questo prestigioso incarico, Klimt si trova sommerso da numerosissime commissioni che gli garantiscono successo e tranquillità economica. Nel 1892 muore il padre e dopo di lui anche il fratello Ernst: il trauma è troppo grande per Gustav e ciò contribuisce ad intaccare anche la sua produzione artistica, che si interrompe per ben sei anni.
Una volta terminato questo periodo di inattività, insieme ad altri diciannove artisti fonda la Wiener Sezession, un gruppo che si trova sempre più in disappunto con i canoni imposti dagli accademici. Nello stesso periodo segue inoltre un progetto più ambizioso di periodico-manifesto dal nome Ver Sacrum, del quale vengono pubblicati 95 numeri.

Il 1903 è per l’artista un anno importantissimo grazie a due soggiorni presso Ravenna, dove ha modo di entrare a contatto con i mosaici bizantini. Il lusso dell’oro riporta in lui vecchi ricordi, facendo riaffiorare nella sua mente i lavori del padre e del fratello in oreficeria e da qui nascono le opere più famose: Giuditta I del 1901, il Ritratto di Adele Bloch-Bauer del 1907 e Il Bacio del 1907-1908. La prevalenza della figura femminile, il forte simbolismo, lo studio della forma tridimensionale su piani bidimensionali; ecco cosa caratterizza questo nuovo Klimt.

Giuditta I, 1901, Österreichische Galerie Belvedere, Vienna
Giuditta I, 1901, Österreichische Galerie Belvedere, Vienna
Giuditta II, 1909, Galleria internazionale d'arte moderna, Venezia
Giuditta II, 1909, Galleria internazionale d'arte moderna, Venezia

Nel 1909 l’opera Giuditta II, che viene riproposta a chiusura di questo periodo artistico detto “aureo”, da il via a quello che possiamo definire “periodo maturo” che rappresenta per l’artista un intervallo molto duro della sua vita. L’avvicinarsi della guerra, infatti, che porta con sé la fine del mito borghese di fine ottocento, fa cadere Klimt in una nuova crisi esistenziale e artistica.

Maestro, inoltre, di giovani artisti come Egon Schiele e Oskar Kokoschka, inizia a rimettere in discussione la sua poetica artistica abbandonando lo sfarzo dell’oro e lasciandosi andare ad una pennellata più libera che si può perfettamente osservare nel Ritratto di Mada Primavesi del 1912.

L’11 gennaio 1918, di ritorno da un viaggio in Romania, viene colpito da un ictus che lo conduce alla morte il 6 febbraio dello stesso anno. Un artista formidabile, legato ad una tradizione che fa diventare propria, Gustav Klimt, è per noi, ancora oggi, uno fra gli artisti più importanti di tutto il novecento.