Giacomo Carmagnola | L’intervista all’artista del mese
1. Giacomo, potresti spiegare brevemente l’inizio della tua passione per la Digital Art e Glitch Art e come è avvenuta la tua scelta ascesa in tale settore?

La passione per l’elaborazione digitale è nata attorno alla quarta superiore quando, per noia, iniziai a utilizzare Photoshop. Partendo da goliardate mi sono poi “evoluto” sfruttando anche altri altri strumenti che mi permettevano di dar forma all’idea che avevo in testa. La passione per la Glitch Art è nata un pò per caso, quando ho scoperto questa nuova corrente. Navigando in Internet ho trovato l’effetto definito “pixel sorting” e ho cominciato da qui, quasi per gioco, ad elaborare le prime fotografie.

2. I tuoi lavori si dimostrano spesso a cavallo tra la bellezza e la distorsione inquietante, credi esista effettivamente una distinzione tra ciò che è bello e ciò che è deformato o credi le due cose possano coincidere o assomigliarsi?

A mio parere possono esistere sia cose puramente deformate e per questo belle, sia cose che non necessitano di una modifica del loro status perché posseggono già di per sé una bellezza intrinseca. Il più delle volte utilizzo come base immagini che ritengo già originariamente “belle”, per poi distorcerle; non per renderle più belle, piuttosto, se posso permettermi di dirlo, diversamente belle.

Giacomo Carmagnola, "VFS", dalla serie Statues
Giacomo Carmagnola, "ELM" dalla serie Statues
3. Pensi che le tecniche di elaborazione digitale possano agevolare l’ingresso nel panorama artistico di chi non possiede una manualità plastica o pittorica?

Possono sicuramente dare una mano. Ma se di principio non c’è una elaborazione mentale dell’opera, o un’idea dell’estetica, allora neppure con le elaborazioni digitali si può assistere all’entrata di un nuovo artista nel panorama artistico. Questo, a mio parere, vale per tutte le arti: se non si ha insito un “istinto” che propenda all’Arte, essa, si tratti di digitale o manuale, non può prendere vita.

4. I soggetti da te scelti e i relativi interventi che tu applichi sono scelti solo per un loro aspetto formale o hanno per te un significato ulteriore, legato alla tua persona o ad un concetto che vuoi esprimere al pubblico?

Prima accennavo al fatto che le foto da me scelte sono personalmente ritenute già belle. Svolgo una scelta dei soggetti per la creazione di serie coerenti di lavori. Dipende tutto molto dalla serie. Ad esempio vedo, personalmente, la serie delle Dame velate come un puro allenamento estetico. Il dittico fatto sulla guerriglia con la polizia invece intrinseco di significato: estetizzare una fotografia perché sia vista con più interesse ma che allo stesso tempo permetta di capire il significato che era veicolato già nell’originale.

5. Credi che la Glitchart rimarrà un fenomeno temporaneo e d’élite o credi diverrà un fenomeno affermato e sarà noto a tutti?

In parte è già diventato noto a molti. Sempre più spesso ho occasione di vedere video musicali di persone molto famose utilizzare questo stile. Lo stesso vale per la cinematografia. Credo però che sarà un fenomeno temporaneo. Probabilmente una moda passeggera che, non so ancora quando, avrà una sua fine. Per ora c’è ancora molto da esplorare di questa corrente, quindi potrebbe anche esserci un cambio di rotta rispetto quello che ho detto.

6. In merito alla domanda precedente, hai mai pensato ad una possibile evoluzione/cambiamento della tua arte in qualcosa di diverso del Glitch?

Sì, già da diverso tempo sto pensando a dei cambiamenti da effettuare nelle cose che produco. Dopo aver passato due anni e mezzo nel vortice dello stesso tipo di distorsione sto iniziando a sperimentare nuove vie. Sono ancora titubante a riguardo, ma punto a un distaccamento, anche per non essere sempre e solo visto come “il tizio che fa le glitchate”.

Giacomo Carmagnola, "Woop-Woop"