Gabriele Münter in mostra a Colonia: immagini dirette al punto

Fino al 13 gennaio 2019 il museo Ludwig di Colonia, ospiterà la retrospettiva su Gabriele Münter, intitolata Malen ohne Umschweife, letteralmente, dipingere senza divagazioni. Il titolo della mostra è stato tradotto in inglese con un termine ancora più diretto Painting at the Point: dipingere al punto. Fu proprio grazie alla puntualità delle sue opere che la giovane artista riuscì a farsi strada in un ambiente culturale nel quale gli artisti (uomini) erano ancora la grande maggioranza.

Gabriele Münter (1877 Berlino – 1962 Murnau) è una delle principali esponenti del movimento espressionista tedesco. Nel 1898 decise di intraprendere un viaggio in America accompagnata dalla sorella, durante il quale iniziò a scattare una serie di fotografie artistiche, le quali sarebbero poi divenute fonte d’ispirazione per le sue composizioni pittoriche. Nel 1901  l’artista si trasferì a Monaco di Baviera, per frequentare la scuola di pittura della “Associazione delle Artiste” (“Malschule des Künstlerinnen-Vereins”), dato che a quel tempo le donne non potevano ancora venire ammesse all’accademia artistica ufficiale.  Di lì a poco Münter decise di entrare a far parte della scuola rivoluzionare della “Falange” (“Phalanx”), dove studiò non solo pittura, ma anche scultura e incisione. Il direttore della scuola era il pittore russo Wassily Kandinsky, il quale la prese sotto la sua ala, invitandola a partecipare ai suoi corsi di pittura estivi sulle Alpi. Tra i due si sviluppò un rapporto molto più personale che professionale e nonostante Kandinsky fosse sposato, la Münter andò a convivere con lui a Murnau, una piccola cittadina mercantile della Baviera, cosa che non venne ben vista dalla società conservatrice dell’epoca. Dopo aver contributo alla fondazione della “Associazione dei nuovi artisti di Monaco” (Neue Künstlervereinigung München), è proprio nella loro casa a Murnau, che venne soprannominata la “casa russa”, dove nel 1911 Gabriele Münter, Wassily Kandinsky e Frank Marc fondarono il famosissimo gruppo espressionista “Der Blaue Reiter“ (Il cavaliere blu).

Gabriele Münter , "Autorretrato", 1908 c.
Qual è la vera importanza di quest’ artista, spesso associata a una donna malinconica e infelice, e nota quasi solamente come amante di Kandinsky nei libri di storia dell’arte?

Gabriele Münter fu molto più di questo. Durante il regime nazista, quando l’espressionismo venne definito “arte degenerata” (“entartete Kunst”), e le opere del gruppo artistico “Der Blaue Reiter” vennero condannate, Gabriele Münter riuscì a nasconderne molte nella cantina della sua casa a Murnau, impendendo che venissero distrutte, come accadde ad altri capolavori di stile espressionista. Nel 1957 la donna decise di donare la sua preziosa collezione privata alla “Städtische Galerie im Lenbachhaus”: grazie a questo atto così generoso dell’artista oggi possiamo ammirare a Lenbach una delle collezioni più complete delle opere del “Blaue Reiter”, con più di ottanta dipinti, che spaziano da August Macke, Kandinsky e a molte opere della Münter stessa.
La mostra di Colonia, che espone in gran parte opere provenienti dal museo di Lenbach, rileva un approccio alla vita e all’opera dell’artista molto originale. Lontana dalle tradizionali narrazioni cronologiche, la mostra è suddivisa in diverse aree tematiche: paesaggi, ritratti, primitivismo, nature morte, per citare le più importanti: tutti temi che l’artista riprenderà a trattare più volte nel corso della sua carriera. L’obiettivo della mostra è quello di presentare l’opera di Gabriele Münter, nella sua ampiezza e varietà. A partire dal 1913 Gabriele Münter fu protagonista di molte retrospettive, le quali si tennero principalmente a Berlino e a Monaco di Baviera. Il periodo del “Blaue Reiter” resta certamente quello più produttivo e fortunato per la donna. Sebbene Gabriele Münter soffrì molto per la separazione con Kandinsky, che a causa della guerra era dovuto tornare in Russia, riuscì comunque a rialzarsi, a viaggiare in tutta Europa e a continuare a dipingere. Durante l’estate del 1915 infatti, l’artista iniziò a intraprendere importanti viaggi in Scandinavia. Arrivata in Danimarca, imparò il danese e fu protagonista di una grande retrospettiva a Copenaghen. Anche ad Oslo, dove imparò lo svedese riuscì a distinguersi in una mostra di rilevante importanza, quasi una retrospettiva. Tornata dalla Scandinavia al principio degli anni 20’, e venuta a conoscenza del fatto che Kandinsky si era risposato, decise di lasciare la solitaria Murnau per trasferirsi a Berlino, dove conobbe lo storico dell’arte Johannes Eichner, suo futuro compagno. Alla fine degli anni 20’ l’artista trascorse sei mesi a Parigi: questo soggiorno fu molto importante per lo sviluppo del suo stile artistico, che venne notevolmente influenzato dall’arte fauvista. Infine negli anni 30’ Gabriele Münter intraprese dei viaggi anche in Italia.

Cosa traspare dalle opere di Gabriele Münter?

Un primo aspetto che possiamo individuare in molti dei suoi quadri è la volontà di emancipazione della donna nella società maschilista e patriarcale dell’epoca. La vita della Münter è da considerarsi davvero eccezionale, se paragonata a quella di una sua normale concittadina. La giovane artista visse un esistenza libera da pressioni paterne e coniugali, in quanto il padre, che non l’aveva appoggiata nella scelta di diventare pittrice, era morto quando lei era ancora giovane, mentre il suo compagno, Kandinsky, era stato uno dei primi a sostenere la sua arte e ad incoraggiarla nel coltivare il suo talento. Lo scandalo provocato dalla convivenza della Münter con l’uomo sposato, conferma quanto per  lei il giudizio della società non fosse importante, dato che era consapevole della sua indipendenza come donna e delle sue capacità come pittrice. Si potrebbe pensare che l’artista abbia dipinto molti autoritratti, per esprimere questo suo desiderio di emancipazione femminile, al contrario invece, la Münter era molto più interessata a ritrarre le donne che la circondavano piuttosto che se stessa. Una delle opere più rivoluzionarie esposte alla mostra è il Ritratto dell’ artista Magret Cohen, opera datata 1932 e proveniente dalla collezione del Dreiländermuseum di Lorrach. Questo ritratto, oltre a testimoniare il grande influsso che il pittore francese Henri Matisse esercitò sull’artista, può essere visto come un manifesto dell’emancipazione della condizione della donna nell’arte. La donna, che fin dall’antichità viene vista come un oggetto da ritrarre, per la sua bellezza e per le sue virtù, o al massimo come musa ispiratrice, qui è rappresentata disinvolta, quasi altezzosa, fumando una sigaretta e non degnando né al mazzo di fiori, né allo spettatore, che si trovano davanti a lei, neppure uno sguardo. Anzi, sembra quasi che Magret Cohen voglia proprio evitare il contatto visivo con lo spettatore, quasi egli non sia degno di ammirarla o almeno a significare quanto a lei la sua ammirazione non interessi. È la rappresentazione della “donna artista”, indipendente, sicura di sé e delle sue capacità. Il fatto che il dipinto di un’artista (donna) sia stato eseguito da un’altra artista enfatizza il significato di quest’opera e la volontà della Münter di elevare la sua arte e la condizione della donna nel mondo artistico.

Gabriele Münter , "Ritratto di Magret Cohen"

Un ulteriore aspetto che caratterizza l’opera di Gabriele Münter è la sua particolare rappresentazione del paesaggio. Colori brillanti, linee curve e forme sinuose: così si presentano molte delle vedute di Murnau della Münter, che introducono il visitatore nella mostra. Nel paesaggio intitolato Hagener Weg sono evidenti alcune affinità con i paesaggi post-impressionisti di Van Gogh, soprattutto per quanto riguarda la pastosità del colore, le linee curve che delineano la strada, le colline e le montagne e le forme oscillanti degli alberi autunnali. Al blu intenso delle montagne, l’artista contrappone un rosa caldo delle nuvole cielo. Questa giustapposizione dei colori, insieme alla dolcezza dei contorni ondulati delle forme, contribuiscono a stimolare la sensazione che si tratti di un paesaggio fantastico, semplice e variopinto, proprio come sarebbe visto dagli occhi di un bambino. Nonostante i primi paesaggi di Gabriele Münter siano dipinti in stile neoimpressionista, il suo stile si orientò molto presto al mondo infantile e naïve.
Per quanto riguarda la sezione “Primitivismo”, nella mostra si possono vedere due film, dai quali l’artista trasse ispirazioni per la realizzazione molte delle sue opere con questo tema. Alla fine del percorso si possono ammirare svariate altre pellicole, che Gabriele Münter amava. Questa scelta cinematografica permette allo spettatore di capire meglio i gusti e le opere della donna, a provare a immedesimarsi in quest’ artista, la quale collezione lasciò il segno nella storia.

Grazie alla varietà delle sue opere, alla sua personalità determinata e al suo talento eccezionale, Gabriele Münter viene considerata oggi una delle artiste più innovative e rivoluzionare dell’avanguardia tedesca. Tra le tante citazioni, lasciateci dall’artista nelle sue lettere e diari, vorrei riportare la traduzione della frase che apre la mostra, la quale spiega al meglio la concezione del mondo di Gabriele Münter e il modo in cui lei lo rappresentava.

“Estraggo gli aspetti più espressivi della realtà e li rappresento semplicemente al punto, senza fronzoli. In questo modo la totalità del fenomeno naturale non viene considerato; le forme si raggruppano in sagome, i colori diventano campi, e i contorni del mondo emergono, immagini”.