Emil Nolde durante il Nazionalsocialsmo. Tra modernità e ideologia: la fine della leggenda dell’artista perseguitato

Fino al 15 settembre sarà visibile alla Hamburger Bahnhof di Berlino la retrospettiva sull’espressionista tedesco Emil Nolde. La mostra, intitolata Emil Nolde – Eine deutsche Legende. Der Künstler im Nationalsozialismus, conta con più di cento opere originali dell’artista, alcune delle quali non venivano esposte al pubblico dagli anni ’30. Osservando l’opera di Nolde, caratterizzata per la maggior parte da forti contrasti cromatici, pennellate dinamiche, paesaggi cupi e personaggi grotteschi non sorprende il fatto che durante il Nazionalsocialismo i suoi quadri vennero etichettati come l’esempio più rappresentativo di “Entartete Kunst”: arte degenerata. Quello che invece sorprende è il fatto che Nolde fosse in realtà un attivo sostenitore del partito Nazionalsocialista. Com’è possibile allora che l’artista sia stato perseguitato dai Nazionalsocialisti, nonostante egli condividesse le loro ideologie e fosse addirittura un aperto sostenitore dell’antisemitismo? Quali strategie utilizzò il pittore per identificarsi con l’ immagine dell’artista moderno incompreso ed emarginato e cosa si nasconde dietro  questo mito? È proprio a queste domande critiche che cerca di rispondere la mostra organizzata alla Hamburger Bahnhof, mirando a rappresentare non solo l’opera, ma anche  l’ideologia di Emil Nolde “senza filtri”. Nonostante l’artista abbia sempre espresso molto direttamente i suoi ideali in lettere, libri e articoli, fino a pochi anni fa, nessuno riconosceva apertamente che l’artista fosse stato un radicale antisemita, membro del partito nazionalsocialista e devoto sostenitore di Hitler. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’artista stesso, con l’aiuto di amici, scrittori e giornalisti, riuscì infatti a diffondere un’ immagine completamente diversa di sé, ovvero quella del genio incompreso ed emarginato, che voltò le spalle all’ideologia nazista, venendo quindi perseguitato dal regime. 

Quali sono gli obiettivi della mostra?

Una prima prerogativa dei curatori è proprio quella di sfatare questo mito, diffuso e arricchito ulteriormente grazie alla contribuzione di vari critici anche dopo la morte dell’artista.  Infatti, sebbene il titolo “Emile Nolde. Una leggenda tedesca” possa essere interpretato positivamente, la mostra mira invece a mettere in discussione questa leggenda, rivelando al pubblico chi era veramente questo pittore-ideologo. Attraverso la selezione di opere significative e di alcune delle citazioni cruciali dell’artista, visibili nelle vetrine e  nelle colonne della mostra, la mostra vuole mettere in primo piano il radicalismo ideologico del pittore, in parte trasmesso anche dalla sua arte.  Se già in alcune delle sue opere precedenti al 1933 si possono riconoscere figure che assomigliano decisamente a caricature antisemite, in quelle posteriori all’ascesa al potere di Hitler, si possono notare notevoli differenze: alla rappresentazione di paesaggi “atmosferici” e figure grottesche si sostituiscono spesso guerrieri, vichinghi e scene campagnole. Si tratta di una pittura nordica, “germanica”, che prevede anche la rappresentazione di ragazze bionde con gli occhi azzurri, rispecchiando appieno la fisionomia “ariana” esaltata da Hitler. Sebbene l’artista venne considerato troppo espressionista dalla politica artistica nazista, egli ripose sempre grandi speranze nel nazionalsocialismo, spinto dalle sue convinzioni antisemite. Nonostante ciò Nolde  non diventa quindi pittore di stato: nel 1937 egli è il pittore più rappresentato alla mostra di  “arte degenerata” inaugurata a Monaco, che mirava a condannare l’arte moderna definitivamente. Tra questi dipinti, alla mostra di Berlino spicca l’opera “Die Sünderin“ (La peccatrice), che è tra l’altro riconoscibile nella famosa foto che raffigura il ministro Joseph Goebbles accompagnato dalle guardie nazista all’interno della mostra. Tre anni dopo, nel 1941 venne imposto a Nolde e alla moglie il “Berufverbot”, ovvero gli venne proibito di lavorare, a causa del quale la coppia decide di stabilirsi nella loro casa a Seebüll, al confine con la Danimarca. È qui che il pittore inizia a dipingere una serie di piccoli acquerelli, inscenando l’aneddoto dei “quadri non dipinti”, a causa delle restrittive imposizioni del regime nazista. Il realtà sarà però egli stesso ad utilizzare queste composizioni come schizzi preparatori per realizzarne dei quadri di grandi dimensione qualche anno dopo. 

Come vengono presentate le opere di Nolde al visitatore?

Non si tratta né di un’esposizione monografica cronologica tradizionale, né di uno show organizzato secondo criteri tematici: la mostra non prevede infatti alcun percorso prestabilito, le opere sono esposte in tre grandi sale annesse, interamente bianche, nelle quali sono stati creati ulteriori spazi di minori dimensioni, attraverso l’introduzione di pareti che fungono da separè. Ogni spazio risulta accessibile da più lati, l’entrata della mostra corrisponde infatti anche all’uscita: in questo modo il visitatore, una volta vista l’ultima sala, deve tornare indietro, seguendo magari un percorso alternativo, rispetto a quello scelto qualche ora prima. Al pubblico viene concessa libertà totale di movimento negli spazi della mostra: i visitatori si spostano infatti saltando da un’opera all’altra, senza preoccuparsi di aver perso il filo logico del percorso, perché questo non esiste. Si tratta di una mostra multilaterale, che viene vissuta da ogni visitatore in maniera soggettiva: secondo il proprio istinto, le proprie conoscenze e il proprio gusto, ognuno sceglie di addentrarsi in uno spazio piuttosto che in un altro. Sebbene l’artista viene escluso dalla scena artistica nazionalsocialista, Nolde riesce a guadagnare molto di più di quasi tutti i suoi contemporanei vendendo le sue opere. A partire dalla seconda metà degli anni 30’ le sue opere vengono infatti esposte in diverse mostre organizzate da gallerie private, che non vengono contestate dalle autorità. È proprio questo aspetto paradossale della carriera del pittore che mira ad esaltare la mostra: l’elemento che accomuna ogni spazio è infatti sforzo di ricontestualizzazione dell’arte di Emil Nolde nelle esposizioni d’epoca nazionalsocialista: molto spesso le opere dell’artista vengono infatti raggruppate in base alla mostra in cui vennero esposte durante la sua carriera: ogni spazio è caratterizzato da brevi testi informativi, affiancati da alcune foto in bianco e nero che rappresentano l’interno di alcune mostre dell’epoca nazionalsocialista, nelle quali il visitatore può riconoscere alcune delle opere presenti a Berlino. È interessante vedere, come i curatori abbiamo tentato di ricreare in parte l’antica disposizione dell’opere di Nolde nelle attuali sale della mostra. In conclusione, la mostra alla Hamburger Bahnhof può definirsi multilaterale, critica, e trasparente, in quanto riesce a rappresentare le diverse sfaccettature dell’opera dell’artista Emil Nolde durante il Nazionalsocialismo, attraverso tagli e angolature diverse. Al mito dell’artista perseguitato dai Nazionalsocialsiti, la cui arte rappresentava il perfetto connubio artistico tra patria e modernità, si sostituisce la sua vera immagine., quella di un pittore espressionista sostenitore del Antisemitismo e della politica hitleriana: per questo non dobbiamo però disprezzare il suo talento artistico, bensì guardare le sue opere con una prospettiva critica.