DUCHAMP, MAGRITTE, DALÌ. I RIVOLUZIONARI DEL ‘900 | Bologna, Palazzo Albergati

Se si volesse riassumere in un’unica esperienza ciò che nello scorso secolo era definibile, in termini artistici, “rivoluzione” ecco che una visita alla mostra allestita a Palazzo Albergati di Bologna e organizzata da Arthemisia risulterebbe essere un sunto perfetto.
Curata da Adina Kamien-Kazhdan e David Rockefeller grazie al prezioso prestito dell’ Israel Museum di Gerusalemme la mostra propone con un percorso limpido e ben scandito, un’analisi dei ruoli dei più grandi rivoluzionari del Novecento, senza mai incorrere nella banalità in cui questo genere di esposizioni rischiano di inciampare. Opere simbolo di intere generazioni di artisti sono poste in relazione ed esposte alla pari con opere di artisti meno noti e conclamati dando in questo modo l’opportunità a questi ultimi di emergere in una compagine storica dominata da un elitè ben nota e circoscritta di personaggi.

Hans Bellmer , "The Half-Doll", 1972
Man Ray, "L'enigma di Isidore Ducasse"

Il percorso espositivo si snoda tra gli ambienti di Palazzo Albergati che ben si presta a scandire le aree tematiche care alle avanguardie esposte: Dadaismo e Surrealismo.

La prima parte dell’esposizione, “Meravigliose Giustapposizioni” è dedicata alle esperienze dadaiste con l’esposizione di alcune celebri opere come “Ruota di bicicletta” e “Scolabottiglie” di Marcel Duchamp, “L’enigma di Isidore Ducasse” di Man Ray ma anche da opere di artisti meno noti che hanno contribuito in maniera considerevole alle innovazioni avvenute nel campo dell’arte a inizio Novecento. Di primaria importanza ai fini della rivoluzione artistica avvenuta attraverso le avanguardie storiche, è stato l’inserimento da parte degli artisti di oggetti o materiali, prelevati dalla realtà quotidiana, all’interno delle loro opere che finivano per divenire essi stessi opere d’arte qualora l’artista decidesse di attribuire loro tale significato. Si parla quindi di aspetti tecnici innovativi che hanno finito per modificare anche il valore semantico dell’arte stessa, tra queste tecniche innovative ricordiamo il collage e l’assemblage (che con Duchamp diviene il Ready Made). Alla mostra di Palazzo Albergati il rilievo a queste due tecniche rivoluzionarie viene restituito grazie all’esposizione di opere degli artisti sopracitati e a quelle di artisti minori come: Hanna Hock, Laszlo Moholy-Nagy e Lajos Kassak.

Pablo Picasso, "Donna di fronte al mare"

Proseguendo per le sale ci si imbatte nella prima delle grandi sorprese di quest’esposizione, ovvero, la ricostruzione della “Sala Mae West” di Savador Dalì. Tale fedele e ben riuscita ricostruzione permette al visitatore di prepararsi a reimmergersi in un nuovo tema, quello del ruolo femminile nelle avanguardie storiche, ben anticipato dalle rosse e seducenti labbra di Mae West. Nelle sale successive sono esposte a campione una serie di opere celebri o meno, che vanno a rappresentare l’immaginario femminile secondo un’ottica cara soprattutto ai surrealisti, una donna che diviene mera immagine onirica ed erotica. Tale sezione ci permette di ammirare opere come la perturbante “L.H.O.O.Q” o più ironicamente “La Gioconda coi baffi” di Marcel Duchamp e “Donna davanti al mare” del cubista Pablo Picasso.

Il percorso espositivo continua e termina al primo piano del Palazzo con una serie di ambienti più piccoli ma densi di rimandi e contenuti fondamentali ai fini di comprendere il valore artistico dello scorso secolo. Ad aprire questa seconda parte del percorso è un leggero mobile di Calder riflesso, assieme ai meravigliosi soffitti di Palazzo Albergati in uno specchio a terra, parte dell’allestimento progettato ad hoc dall’architetto Oscar Tusquets Blanca. Si prosegue poi tra le sale dove ci si imbatte in opere di Hans Arp, Joan Mirò, Max Ernst e persino il bolognese Morandi. Forti in questa seconda parte dell’esposizione sono gli accorti rimandi agli allestimenti delle più celebri esposizioni surrealiste del passato curate da Marcel Duchamp: “First Paper of Surrealism” e l’“Esposizione internazionale surrealista” del 1938. L’esposizione termina poi con un immenso capolavoro, divenuto simbolo dell’intera esposizione: “Il castello dei Pirenei” di Magritte.

L’esposizione rimarrà aperta al pubblico fino all’11 febbraio 2018 ed è un evento da noi fortemente consigliato, un’occasione per conoscere e vedere da vicino una serie di immensi capolavori, derivanti dalla celebre collezione di Arturo Schwarz, che hanno segnato l’arte dello scorso secolo modificando radicalmente il concetto universale di Arte.