Una Casbah per il Mediterraneo: uno sguardo sul museo etnografico di Marsiglia

Il MuCEM (Museo delle civiltà dell’Europa e del Mediterraneo) è il frutto di più di dieci anni di gestazione, inaugurato a Marsiglia dal presidente Hollande nel 2013, anno in cui la città è stata capitale europea della cultura. Sono stati sborsati 191 milioni di euro per la realizzazione di questo museo etnografico multidisciplinare, diventato uno fra i primi in Europa per affluenza e ricchezza di esposizione.  La seconda città più popolata di Francia, storico crocevia di scambi commerciali, attendeva da tempo  un’opera architettonica che desse lustro alla zona del porto e che rappresentasse idealmente il desiderio di coesione e di rilancio cultuale ed economico di una capitale regionale contrastata nella sua multiculturalità e colpita dalla crisi.

Veduta dall'alto sul museo di Atout France

Il MuCem si estende su 44mila metri quadrati distribuiti su tre siti principali; dalla terrazza del J4, una passerella di 135 metri sul mare porta al forte Saint-Jean, le cui 25 stanze completamente restaurate sono diventate vetrine per le esposizioni. La terza struttura è il Centro di Conservazione e Risorse di Marsiglia, adibito soprattutto a deposito, ma il complesso museale comprende anche un cinema-auditorium, laboratori, spazi per bambini, un bookshop, una caffetteria, un ristorante ed un giardino mediterraneo di 12.000 metri quadri.

Veduta interna della trama di Atout France

E’ il vecchio molo J4 a dare il nome alla struttura principale, un cubo di vetro scenograficamente posato in riva al mare e rivestito da un merletto irregolare di cemento, firmato dall’architetto francese Rudy Ricciotti.
L’artista l’ha definito “una casbah verticale”, per quella trama che rimanda alle decorazioni delle finestre magrebine: proteggono dal sole filtrandone i raggi e rimandando all’interno un’idea di frescura, mentre la dominanza di colori scuri come grigio e nero, crea un contrasto “accecante” con la luce del cielo e del mare che penetra dall’esterno.

Ci sono voluti un anno e più di cento rimorchi per trasportare da Parigi più di 250mila oggetti, stampe e foto. Circa 400 pezzi, il 50-60% dei quali appartengono al MuCem, sono esposti nella Galleria del Mediterraneo, creata al piano terra del J4, dove si ripercorre in chiave didattica la storia delle civiltà del Mediterraneo. Al piano superiore, due grandi spazi sono dedicati alle mostre temporanee; le prime sono state quelle dedicate a Goya e a Mirò (“Il nero e il blu”)e un originale percorso nelle “questioni di genere”, realizzata unendo oggetti di uso quotidiano ed opere d’arte contemporanea (Niki de Saint Phalle, Louise Bourgeois, Pierre et Gilles, Canan, Sandra Dukic …) e molti estratti di documentari e fiction.

Per il direttore scientifico delle collezioni, Zeev Gourarier, il MuCem non è un classico museo d’arte,  ma va vissuto come un “museo di società e di idee”; mentre, concludendo con le parole del direttore Bruno Suzzarelli “È un luogo inedito. È il primo museo al mondo dedicato alle culture del Mediterraneo, aperto a dibattiti senza tabù con salti tra passato e presente”.

Veduta notturna, Atout France