Carol Rama: la curiosità che rende liberi

Carol Rama (Torino 1918-2015) è stata un’artista che ha fatto del rifiuto di ogni accademismo la sua cifra stilistica. Una di quelle personalità che lasciano il segno, in tutti i sensi. Anticonformista, dissidente, sfacciata e provocatoria. In una sola parola: libera. Questo suo profondo desiderio di libertà, il bisogno di ricerca della verità ad ogni costo sono celebrati, in occasione dei cento anni dalla sua nascita, presso la galleria Il Ponte di Firenze. La retrospettiva, a cura di Bruno Corà e Ilaria Bernardi, sarà ospitata fino al prossimo 9 febbraio negli ambienti di questa piccola ma interessante realtà fiorentina. In meno di quaranta opere – purtroppo prive del tutto di apparati didascalici che ne possano veicolare la comprensione da parte del pubblico – viene ripercorsa l’attività artistica di Carol Rama, attraversata da fasi anche molto diverse fra loro, sintomo della grande capacità di sperimentazione dell’artista. Gli esemplari degli anni ’40, disegni e acqueforti su carta, sono legati a linguaggi espressivi estremamente semplificati che si richiamano ai primi esperimenti dell’artista che si affida a segni grafici elementari, quasi infantili ma che manifestano già a quest’altezza una grande maturità artistica. In questi esempi Rama si rifà all’Art brut, recuperando quell’istinto e quella spontaneità dell’arte di cui Jean Dubuffet inizia a parlare in questi stessi anni.

Dopo una fase di adesione al gruppo del MAC – Movimento d’Arte Concreta, che predilige un’espressione artistica attraverso forme e linguaggi di matrice astratta, è negli anni ’60 che la produzione di Carol Rama esplode davvero. Il colore entra nelle tele in maniera talvolta violenta, e le opere iniziano a popolarsi degli oggetti e dei materiali più impensati, dando vita ai cosiddetti bricolage. La curiosità infantile di Rama inizia a toccare quanta più materia possibile, portando all’interno dell’oggetto artistico tutto ciò in cui si imbatte nel suo percorso di sperimentazione: trucioli metallici, oggetti di vario genere, occhi di bambole che vengono incollati sulle superfici assumendo forme inedite e talvolta inquietanti. L’esposizione fiorentina prosegue poi con una serie di lavori risalenti agli anni ’70, quando l’artista inserisce all’interno della sua produzione altri materiali extrapittorici: le camere d’aria e le guarnizioni in gomma, usate come fossero campiture di colore ma che, in quanto oggetti, conferiscono una nuova tridimensionalità alle tele. A conclusione del percorso sono poi inseriti alcuni esemplari degli anni ’80 e ’90 che si basano su un rinnovato interesse per la figurazione, abbandonata per tanti anni ma riscoperta adesso dall’artista sotto forma di semplificazione e indagine del corpo umano. Una vita e una carriera incentrate quindi sulla continua sperimentazione di materiali, forme e linguaggi. Una sperimentazione con la quale Rama ha sempre cercato di sfamare la propria curiosità, spogliandosi di ogni sovrastruttura e riscoprendosi libera come ogni artista – e ogni essere umano – ha il dovere di essere.