L’altra faccia della Biennale: la galleria Studio la Città presenta le mostre “Recursions and Mutations” & “After J.M. W. Turner 1834 – 2019”

Non solo Giardini e Arsenale per l’anno 2019 della Biennale di Venezia.

La grande novità è infatti un’altra preziosa meta tutta da scoprire: l’isola della Giudecca che si propone come spazio del contemporaneo, dell’oggi, grazie a GAD (Giudecca Art District) e che vede l’apertura di un quartiere d’arte permanente che comprende ben undici gallerie d’arte ed uno spazio espositivo. Tra le tante mostre presenti in Giudecca, sicuramente meritano attenzione i due progetti espositivi proposti dalla galleria d’arte veronese Studio la Città: la collettiva Recursions and Mutations, nata dall’idea di Jacob Hashimoto e curata da Helene Hélène de Franchis e la personale del giapponese Hiroyuki Masuyama: After J.M.W Turner 1834-2019 nella quale, la parola “After”, va intesa non soltanto per indicare una fase posteriore rispetto a Turner ma piuttosto un diverso modo di rapportarsi ad esso, attraverso l’omaggio e la citazione.

Addentrandoci nella prima sala, ci troviamo catapultati nel mondo di Masuyama, che fin da subito ci mostra il suo grande amore per il pittore inglese Turner. I suoi lavori infatti prendono ispirazione dalla pittura dell’artista inglese ed in particolare verso i dipinti che realizzò durante i suoi viaggi in Italia ma ricontestualizzandoli attraverso la tecnica fotografica. È una riflessione, quella di Masuyama, sul senso della ricerca di Turner, attratto dal suo modo di lavorare e dalla sua ossessione per la mutevolezza della luce; il suo lavoro quindi si propone come un dialogo costante tra passato e presente e si fa agente e testimone di questo grande pittore ottocentesco attraverso l’esplosione e la moltiplicazione di visioni della città lagunare in costante dialettica tra loro. I lavori di Masuyama infatti, light box di diverse dimensioni, rappresentano immagini molto complesse, costituite da centinaia di scatti fotografici sovrapposti, quasi delle stratificazioni iconografiche, in una commistione artistica dove l’arte dell’ottocento e la fotografia digitale del contemporaneo si uniscono in armonia. Le sue opere vengono sottoposte a continue frammentazioni, rotture, moltiplicazioni fino a trasformarsi nell’oggetto stesso dei racconti grazie anche al sofisticato montaggio che egli vi opera e portando dunque la sua opera in una forma di eterno presente privo di durata, attraverso un pluralismo stilistico in un regime in cui il nuovo si afferma come pratica di riscrittura del già visto. La logica e la struttura stessa delle opere diventano oggetto di riflessione; un arte non più innocente, che propone nuovi modelli di concettualizzazione e di rappresentazione della realtà che si riflettono in un estetica in cui tutto traspare in un rimando continuo ad una logica di un pensiero articolato nella successione temporale. 

Accedendo invece alla sala superiore vi troverete davanti al secondo progetto espositivo: Recursion and Mutations che prende in esame alcuni processi di reiterazione e cambiamento nella pratica artistica. Gli artisti coinvolti sono Vincenzo Castella, Lynn Davis, Jacob Hashimoto e Roberto Pugliese che insieme hanno deciso di collaborare a questa mostra. La costruzione di una connettività sociale nel quale le loro opere vengono ricomposte e messe in dialogo, dando vita ad un processo di autenticazione intermediale, analizza come il processo, che comprende la ripetizione, il suo riscontro e il successivo atto di deviazione/mutazione, possa essere impiegato come dispositivo analitico per leggere la realtà che ci circonda. Un confronto e un dialogo non solo dal punto di vista meramente estetico ma anche nella metodologia che permette alle opere di intrecciarsi armoniosamente tra loro.

Il primo elemento che cattura lo sguardo, anche a diversi metri di distanza, sono gli immensi aquiloni  di Jacob Hashimoto che ricoprono gran parte della sala; con The Dark Is not The Thing To Worry About, titolo dell’installatione che ha deciso di inserire all’interno della mostra, Hashimoto mette in relazione opere a parete con una grande istallazione site-specific costituita da centinaia di aquiloni in resina. La sua proposta espositiva esplora le intersezioni tra pittura e scultura, astrazione e figura, affrontando allo stesso tempo una delle sue più grandi preoccupazioni: le intrusioni digitali ed ecologiche nel mondo naturale e le sue ricerche sulle teorie post-umanistichee dell’antropocene culminando visivamente in sottile equilibrio tra naturale ed artificiale, analogico e digitale attraverso la destrutturazione di un legame vincolante e identitario tra forme testuali. 

L’altra americana presente in mostra è la fotografa Lynn Davis, che parte da un approfondito studio degli iceberg e dei ghiacciai della Groelandia iniziato negli anni 80 e ci restituisce attraverso uno sguardo insolito una serie di fotografie che mostrano la mutazione ed il cambiamento del mare realizzati in sei viaggi nell’artico compiuti tra il 1986 e il 2016. Le sue fotografie sono scattate come se l’obiettivo della macchina fotografica dovesse immortalare la maestosità di un monumento, di un’imponente architettura antica e si caratterizzano per la volontà di riaffermare un legame denso tra l’arte e la realtà vissuta, orientato a ristabilire i modi di un realismo attivo. Una reazione consapevole orientata a ristabilire i modi in cui il cambiamento fa riferimento alla mutazione delle variabili climatiche che irreversibilmente ha prodotto la modificazione dell’assetto dei ghiacci. Questo impulso, in cui l’arte gioca il doppio ruolo di arbitro e di strumento di riqualificazione del valore dell’immagine nel suo riferimento alla realtà segna, come una necessità, molti dei suoi lavori.

I due italiani presenti in mostra sono invece Roberto Pugliese, artista napoletano che con l’opera: Liquide emergenze future in dialogo soprattutto con le opere di Davis, parte da una riflessione sullo scioglimento dei ghiacciai e dell’innalzamento del livello del mare, causati dal riscaldamento globale. L’istallazione è composta da una ventina di ampolle in vetro soffiato sospese dal soffitto all’interno delle quali sono inseriti altoparlanti subacquei immersi in acqua ed elabora attraverso un sistema software i dati raccolti dalla stazione di monitoraggio maree di Venezia trasformandoli in suono. Un’arte, per Pugliese, che contempla cambiamenti destinati a ripercuotersi direttamente sul piano della forma, predisponendo nuove possibilità espressive, dove tecnologia e realismo emergono come due termini chiave che si prestano a descrivere gli orientamenti che meglio identificano il suo lavoro, tra una produzione che enfatizza la presenza e il ruolo della tecnologia, trasformandola al tempo stesso in tema, e una più orientata a riaffermare un contatto immediato con la realtà in diverse strategie di attestazione del reale. In occasione della mostra di Venezia l’artista napoletano realizza anche Acusma, una installazione concettualmente simile a quella precedentemente descritta ma che differisce per tre fattori: non ha una controparte visiva ma è solo sonora, i dati relativi al livello del mare non sono modificati in tempo reale ma si riferiscono ad un periodo di monitoraggio di tre mesi e di conseguenza riproduce una composizione finita e non un suono in costante mutamento. 

Infine, le fotografie di Vincenzo Castella, ci raccontano come la mutazione sia una condizione presente nell’osservazione e nella registrazione del momento, attraverso lo scatto. In questa mostra, presenta due serie di fotografie in cui la natura gioca un ruolo centrale: in cattività all’interno di una serra ed incontaminata come nei paesaggi della Finlandia. Lo spettatore è chiamato ad aderire a un guardare che si carica di un certo valore documentale, segnato da un’esigenza di contemplazione e testimonanza. La ricerca dunque, per l’artista, di un codice della rappresentazione in grado di cogliere intensivamente lo scorrere del tempo, il suo manifestarsi e il suo durare. 


PHOTO CREDITS

  • Recurisions and Mutations, 2019, installation view, foto Michele Alberto Sereni, Studio la Città
  • Hiroyuki Masuyama – after J.W.M Turner 1834-2019, 2019, installation view, foto Michele Alberto Sereni, Studio la Città