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Marta Angi

About Marta Angi

Laureata in conservazione dei beni culturali ed in storia dell’arte a Venezia, il mio amore per l’arte spazia dall’antico al contemporaneo e ritengo che l’arte sia presente ovunque in ogni sua piccola forma.
    MICAS, il progetto per il nuovo spazio per l’arte contemporanea a Malta

    MICAS, il progetto per il nuovo spazio per l’arte contemporanea a Malta

    Sono ancora in corso i lavori per la realizzazione del prossimo museo internazionale di arte contemporanea a Malta (MICAS). La sede sarà a Floriana, presso il distretto Balzunetta e grazie ai fondi europei ed al supporto del Ministero della Giustizia e della Cultura, sono già stati avviati i lavori di restauro e di riedificazione della fortezza che ospiterà il progetto museale, di fronte al Porto di Marsamxett. Si tratta dello Ospizio, precedentemente fortezza difensiva, trasformata in centro per la detenzione di prigionieri nel 19°secolo.
    Il Malta International Contemporary Art Space sarà la piattaforma di lancio dell’arte contemporanea maltese e dei suoi giovani artisti, nonché palcoscenico per numerosi artisti già affermati nel mondo dell’arte sia in Europa che oltreoceano. Filo conduttore e scopo del progetto sarà quello di presentare al pubblico uno specchio del mondo attuale dal punto di vista sociale ed ambientale, tramite l’occhio critico dell’arte. Il museo verrà edificato in un immenso spazio fortificato, in un gioco di spazi e di luce in un perfetto match. In un video postato sulla pagina Facebook del futuro museo è possibile farsi un’idea di come sarà una volta ultimato. Palese il richiamo diretto alla maestria minimal dell’architetto giapponese Tadao Ando: strutture in legno e vetro in armonia con la storica fortezza sottostante, senza nulla togliere a quest’ultima, in quanto lo sviluppo dello spazio non andrà ad interferire sull’importanza storica del luogo. Il progetto firmato dallo studio IPO, con base a Firenze, sarà finanziato anche dai fondi europei in favore della riqualificazione di luoghi storici per una nuova fruizione da parte dei cittadini maltesi. Verrà ospitata anche una piccola biblioteca, dove gli studenti potranno consultare testi relativi all’arte ed all’architettura, oltre a numerosi volumi relativi all’interior design.
    Al momento lo staff ufficiale è composto dalla presidente Phyllis Muscat, ben conosciuta nella mondo politico maltese, la buisness advisor Angela Attard Fenech, l’interior designer Francis Sultana e l’esperta di comunicazione e membro della Fondazzjoni Kreattività Georgina Portelli e Ruth Bianco è stata nominata Art Director. Nessuna open call al momento, ma è possibile inviare una candidatura spontanea per partecipare ad eventuali stage e/o progetti di volontariato al seguente indirizzo email: people@micas.art
    Seppur ancora un cantiere a cielo aperto, sarà possibile accedere allo spazio prima dell’apertura ufficiale, visitando l’attuale mostra: The Radiant di Ugo Rondidone,  fino al 31 Marzo 2019 ospitata nei Giardini Maison.

    Casa Rocca Piccola a La Valetta

    Casa Rocca Piccola a La Valetta

    La casa/museo Rocca Piccola è diventata un must per chi visita l’isola di Malta. Il palazzo storico del XVI secolo, tuttora abitato dalla nobile famiglia maltese de Piro, ha aperto al pubblico nel 1999 grazie all’attuale proprietario, il marchese Nicholas de Piro, nonchè Cavaliere di Malta e 9° barone del feudo maltese di Budach. Sono conservati 400 anni di storia tra le mura di questa abitazione, edificata per volontà dell’Ammiraglio dell’Ordine di San Giovanni Don Pietro la Rocca ed in seguito venduta alla gens de Piro nella seconda metà del XVIII secolo.
    Sono 12 le sale aperte ai visitatori ed ognuna è caratterizzata da mobilia, oggetti rari e le pareti sono tappezzate da oli su tela del XVII-XVIII secolo. In rare occasioni lo stesso Marchese e la Marchesa guidano i visitatori tra le sale del palazzo.

    La prima stanza, la sala cinese, veniva utilizzata per accogliere gli ospiti e come sala per fumare il sigaro, sopra la teca contenente una ricca collezione di balsamini in argento si trova l’autoritratto inciso di Dürer. Si prosegue verso la sala grande, sala principale d’accoglienza, affiancata dalla cappella privata di famiglia, dove sono custodite numerose offerte votive in oro ed argento, quali calici, pantofole papali e reliquiari. Coglie l’attenzione nella sala grande un altare portatile, utilizzato per battezzare i nuovi nascituri della casata de Piro, ma designato soprattutto come simbolo di prestigio e di arredo; ne sono presenti solo 7 esemplari nell’isola. Sono arredate due sale da pranzo, una invernale con mobilio fiorentino del XIX secolo e una estiva in art nouveau con veduta verso il giardino, costruita nel 1950 e lo conferma anche la pavimentazione in marmo che si differenzia dalla classica pavimentazione maltese nelle altre stanze.

    Summer Dining Room
    Porphyry Room Adjusted
    Giardino [Foto di Marta Angi]

    A causa della scarsita dell’acqua e per via dell’assenza di un sistema idrico venne fata una deroga speciale a Don Pietro la Rocca per la costruzione di questo giardino e durante la seconda Guerra mondiale 2 delle 3 cisterne vennero converite in bunkers sotterranei per i componenti della famiglia e parte dela popolazione in caso di bombardamento nella Seconda Guerra Mondiale. Ogni sala custodisce cabinet ricchi di preziosa oggettistica, quali una vasta collezione di scacchi di fattura cinese, maltese e francese, questi ultimi realizzati in avorio.
    La famiglia de Piro venne eletta tra le 27 famiglie della nobiltà maltese per rappresentare Malta all’incoronazione delle Regina Elisabetta II nel 1953 e lo testimonia anche il marchio impresso davanti al portone d’ingresso dell’abitazione.
    Ciò che distingue questo museo dagli altri, è l’ambiente familiare che si percepisce  e la visita è sempre accompagnata da guide specializzate sulla storia del Palazzo e della famiglia de Piro.

    La Domus romana di Melita

    La Domus romana di Melita

    Scoperta casualmente nel 1881, la domus in prossimità delle cinta murarie dell’antica capitale Mdina, è una testimonianza diretta del dominio romano nell’isola di Malta.

    La costruzione della villa risale al I sec a.C., ma se ne è accertato un uso solo dal II sec d.C., grazie al ritrovamento di un’iscrizione che ha attestato la presenza romana nell’isola del “miele” (Melita, dal greco μέλι meli – miele). Il museo è stato aperto al pubblico nel Febbraio del 1882, ed oltre ad conservare i reperti rinvenuti in loco, espone mosaici e suppellettili scoperti nel territorio maltese -molti reperti sono conservati anche nel Museo archeologico Nazionale de La Valletta.

    Il peristilio perimetra il grande mosaico centrale, il quale è stato realizzato da manifattura arabo-romana in opus tesellatum ed in opus vermiculatum per l’emblemata centrale; sono raffigurati due volatili appoggiati su una coppa. Nonostante sia stato danneggiato durante la costruzione della struttura di copertura, è possibile apprezzare la delicatezza e la finitura delle tesserae, le quali, insieme agli affreschi parietali di 1°- 2° stile pompeiano e ai fregi esposti nelle sale museali, testimoniano la ricchezza della famiglia che abitava questa domus. La pianta di sviluppo architettonico si rifà al modello romano ed il peristilio era l’ambiente porticato d’accoglienza per gli ospiti; certa quindi in origine la presenza di un vano centrale che filtrasse la luce naturale dall’esterno.

    Particolare del mosaico pavimentale [PH: Marta Angi]
    Particolare del mosaico pavimentale [PH: Marta Angi]

    Il piccolo ma ricco museo si sviluppa su due piani ed il percorso archeologico continua all’esterno con i resti rinvenuti nel 1881 dall’équipe di archeologi formata da A.A. Caruana, T. Zammit e V. Galea. L’attuale ingresso del museo, caratterizzato da un timpano colonnato in stile neoclassico, venne edificato nel 1922. La collezione del museo è stata ampliata da nuovi reperti tra il 2002 e 2011 e si possono ammirare integre ampolle vitree, gioielli, pettinini in osso, monete.

    Il territorio maltese presenta numerosi siti archeologici di epoca molto più antica, risalenti al neolitico e paleolitico, ma di sicuro grazie all’importanza dell’isola come punto di snodo dei commerci durante l’impero romano, potrebbero essere riportati alla luce ulteriori nuovi rinvenimenti di epoca romana.

    Mosaico del peristilio [PH: Marta Angi]
    Ampolla [PH: Marta Angi]
    Ampolla [PH: Marta Angi]
    • PH: Marta Angi

    Info archeological site:

    I gioielli di Stabiae

    I gioielli di Stabiae

    Pompei ed Ercolano sono tappe obbligatorie per gli amanti dell’arte e dell’archeologia, ma di una bellezza sconvolgente sono le due ville a Castellammare di Stabia: villa Arianna e villa San Marco. Ancora poco frequentate dal turismo di massa, che sta lentamente consumando gli altri principali siti archeologici campani, queste due ville si trovano in quella che fu la zona prediletta dai romani, in un ambiente rurale perfetto per l’otium e lontano dall’urbe. Gli scavi più imponenti si conclusero parzialmente – considerati i continui rinvenimenti – verso il 1962; questo ha consentito un elevato status di conservazione degli affreschi e dei mosaici, che presentano ancora oggi i vividi colori utilizzati fino all’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. ed è anche stato recuperato un elevato numero di reperti archeologici.

    Ingresso della villa San Marco - PH: Marta Angi

    Sono stati riportati alla luce solo 6mila m² di questa villa residenziale, che ha una vastità complessiva di 11mila m². Come la maggior parte delle ville rustiche appartenute ai liberti romani, la villa è caratterizzata da un ingresso tetrastilo e un ampio atrio con impluvium, per la raccolta dell’acqua piovana. Grazie all’elevato status di conservazione di questi ambienti si può ancora oggi ammirare la simulazione marmorea affrescata sulle pareti e i gli affreschi in 2° stile pompeiano. Al centro di tutti gli ambienti termali e di primo utilizzo, quali la cucina ed i cubicola, si trova l’enorme portico colonnato con una decorazione a grandi riquadri color ocra e rosso, zoccolatura nera e pavimentazione mosaicata. Al centro del giardino, una piscina rettangolare che termina in un ninfeo.

    Peristilio della villa San Marco - PH: Marta Angi
    Particolaredella villa San Marco - PH: Marta Angi

    Poco distante dalla villa di San Marco, si trova la villa più antica di Stabiae (II sec. a.C.), costruita sull’estremità panoramica del monte Varano e di vastità pari alla precedente. Anche per questa villa lo status di conservazione è inestimabile, grazie anche al re-interramento eseguito dopo la prima campagna di scavi del 1760. La denominazione Arianna si deve alla scoperta di un affresco parietale a tema mitologico rinvenuto duranti gli scavi del 1950, grazie ai quali si è potuta mappare una pianta estremamente complessa, formatasi in seguito a molteplici ampliamenti di ambienti e strutture. Anche qui l’atrio presenta un impluvium mosaicato ed una decorazione figurativa e naturalistica caratteristica del 3° stile pompeiano. Questa villa presenta degli affreschi di nicchia ed estremamente delicati, come ad esempio nella decorazione a piastrelle e nelle raffigurazioni di Flora, Diana, Medea e Leda (esposte al Museo archeologico di Napoli).

    Affreschi di Villa Arianna - PH: Marta Angi

    Note:

    • Otium: ozio;
    • Impluvium: vasca per acqua piovana, sovrastata da un lucernaio sorretto da quadriportico;
    • Cubicola (pl): stanze da letto.
    Il futuro Guggenheim di Abu Dhabi

    Il futuro Guggenheim di Abu Dhabi

    La Fondazione Guggenheim presenterà presto la sua quarta sede museale nel Golfo del Persico. Il culture district di Saadiyat diventerà tra qualche anno il polo museale d’eccellenza degli Emirati Arabi ed ha già passato il “primo step” con l’apertura della seconda sede del Louvre.
    La nuova sede Guggenheim Abu Dhabi (GAD) è ancora in fase di costruzione e nonostante fosse stato fissato il 2017 come l’anno definitivo per l’inaugurazione ufficiale, si dovrà ancora aspettare ancora per la conclusione definitiva dei lavori. Il prospetto è opera dell’archistar canadese Frank Gehry, che ha progettato quella che sarà la sede museale più grande dell’isola dell’emirato: i 18.000m² della sezione espositiva saranno affiancati da un laboratorio di restauro, un centro di cultura contemporanea araba, islamica, medio orientale ed un centro per “arte e tecnologia”. Sarà esposta parte della collezione della Fondazione ed anche opere di artisti contemporanei; il tutto in perfetta sintonia con la cultura araba. Alla base c’è difatti l’intenzione, come lo è stato anche per il Louvre, di creare una comunicazione diretta tra la cultura occidentale ed orientale, per dimostrare ancora una volta il potere unificatore dell’arte.

    GAD, digital rendering, Ph Courtesy TDIC and Gehry Partners, LLP
    GAD, digital rendering, Ph Courtesy TDIC and Gehry Partners, LLP
    GAD, digital rendering, Ph Courtesy TDIC and Gehry Partners, LLP
    GAD, digital rendering, Ph Courtesy TDIC and Gehry Partners, LLP
    GAD, interno

    Al pubblico sarà presentato un ampio open space che unirà gallerie posizionate a diverse altezze e di diverse dimensioni a passerelle che si convergeranno nel cortile centrale, rievocando le antiche torri del vento tipiche del mondo arabo. Il tutto in linea con il design decostruttivista di Gehry e non convenzionale rispetto al prototipo classico di museo/galleria. Si ha già un’idea dell’architettura decostruttivista nel progetto ideato dallo stesso Gehry per la sede di Bilbao nel 1997, dove le strutture in titanio, vetro e calcare sono modulate in un’armonia vorticosa. Nell’attesa dell’inaugurazione ufficiale, la Fondazione Guggenheim ha istituto le prime due mostre temporanee di artisti del fronte contemporaneo presso gli spazi espositivi del centro culturale Manarat; proponendo così una preview della diversità ed originalità che caratterizzeranno la collezione che verrà esposta nella nuova sede del GAD.

    Ph Credits:

    Il nuovo Louvre di Abu Dhabi

    Il nuovo Louvre di Abu Dhabi

    Inaugurato solo un mese fa – 11 Novembre 2017- il Louvre di Abu Dhabi fa già parlare di sé. Il museo sorge sopra l’isola artificiale di Saadiyat ed è il primo elemento che caratterizza quello che sarà il progetto rivoluzionario negli Emirati: Saadiyat Cultural District, il nuovo polo museale che includerà lo Zayed National Museum, progettato da Norman Foster, un museo marittimo di Tadao Ando, il Guggenheim di Frank Gehry e il Performing Arts Centre di Zaha Hadid.
    Il colosso del nuovo Louvre è circondato dalle acque del Golfo Persico e la realizzazione dell’imponente progetto si è conclusa dopo 5 anni dalla data di previsione con la firma dell’architetto francese Jean Nouvel. L’architettura è un inno alla luce ed al cosmo, grazie al gioco di intrecci di 7.850 stelle metalliche che filtrano i raggi solari e colpiscono le pareti bianche dell’atrio. Questo progetto è la sintesi dell’architettura moderna con la tradizione araba, unendo il minimalismo architettonico con gli elementi naturali rievocati dallo stesso architetto: il mare ed il cosmo.

    Cupola di stelle, Louvre Abu Dhabi
    Head of Buddha - © Louvre Abu Dhabi - Thierry Ollivier

    Al momento sono esposte 620 opere d’arte provenienti principalmente dal Louvre di Parigi e di cui 300 in concessione da 13 musei francesi. L’accordo prevede anche il prestito del nome del Musée du Louvre per 30 anni e 6 mesi e mostre temporanee per 15 anni.
    All’interno degli 8.600 metri quadrati si propone al visitatore un excursus dall’età preistorica al contemporaneo. Le opere, disposte cronologicamente, comunicano tra loro con il fine di introdurre il visitatore alla “luce dell’umanità” nella sua complessità, dalle origini alla globalizzazione e la sezione dedicata alle religioni pone il cristianesimo, il buddismo e l’islamismo in una situazione di
    confronto/unione spirituale e culturale. C’è quindi un continuo interagire tra le opere stesse, in quanto l’arte, seppur presente in diverse forme, rappresenta sempre lo splendore dell’umanità.
    Una pagina del prezioso Corano blu del X sec. d.C., la Madonna con il bambino di Bellini, La belle Ferronnière di da Vinci, il Ritratto di Napoleone di David e la Fontana di luce di Ai Weiwei sono le opere di spicco esposte nel nuovo Louvre, insieme ad alcuni capolavori di Gauguin, Van Gogh, Picasso e Klee. Sarà presto ospitato anche il discusso Salvator Mundi, venduto all’asta da Christie’s per 450 milioni di dollari, svelando così anche l’acquirente di quest’asta che ha segnato la storia del collezionismo.

    La collezione permanente sarà affiancata da un museo per bambini e da uno spazio che ospiterà 4  mostre temporanee annuali e la prima, che verrà aperta al pubblico il 21 Dicembre, porterà in primo piano la storia del Louvre parigino, ripercorrendone le origini “From One Louvre to Another”.

    "Belle Ferronnière", Leonardo da Vinci
    "Belle Ferronnière", Leonardo da Vinci
    "Salvator Mundi", Leonardo da Vinci
    "Salvator Mundi", Leonardo da Vinci
    Fountain of Light, Ai Weiwei, Bejing, 2017 © Ai Weiwei Studio
    Logo Louvre Abu Dhabi
    Ph Credits:
    • Museum’s dome – © Mohamed Somji (Facebook’s official page)
    • Salvator Mundi, Leonardo da Vinci – (Facebook’s official page)
    • Logo Louvre Abu Dhabi – (Facebook’s official page)
    • Cupola di stelle – (Facebook’s official page)
    • Head of Buddha – © Louvre Abu Dhabi – Thierry Ollivier
    • Fountain of Light, Ai Weiwei, Bejing, 2017 – © Ai Weiwei Studio
    Villa A – Oplontis

    Villa A – Oplontis

    Un ingresso monumentale e porticato si affaccia su un ampio giardino, dove sono ancora presenti le statue ornamentali che caratterizzavano quella che fu l’abitazione di Poppea Sabina, seconda moglie dell’imperatore Nerone. Il rosso pompeiano ed il caldo giallo ocra del porticato introducono alla simmetria ed alla raffinatezza pittorica di questa villa, classificata patrimonio dell’UNESCO nel 1997.

    Ad oggi è ancora possibile ammirare la brillantezza dei colori e la corposità delle pennellate grazie all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. ed alla recente scoperta avvenuta nel 1964, preservando così nei secoli questa tipica villa di otium. In epoca imperiale la costa campana era caratterizzata da numerose ville, composte da un ampio giardino con alberi da frutto e da una piscina; erano intese e progettate difatti come seconde abitazioni di svago e dovevano essere lo specchio dello status sociale della famiglia imperiale o patrizia.

    Ingresso, PH: Marta Angi ©

    La planimetria è molto semplice e schematica ed include ambienti funzionali e di “svago”: l’atrio di accoglienza mosaicato presenta una vasca per la raccolta dell’acqua piovana e ripropone sulle pareti il colonnato del portico esterno per creare un continuum, grazie all’illusionismo architettonico tipico del II stile pompeiano. Questo stile era tipico degli ambienti semplici e di “passaggio” con ampie campiture che, prevalentemente rosse ed ocra, rivestivano le pareti dei porticati e dei corridoi che collegavano le sale padronali.
    Il triclinium, il calidarium, il viridarium e le cubicola erano gli ambienti più importanti, nei quali è possibile ad oggi ammirare l’illusionismo prospettico e la vivacità dei colori del IV stile pompeiano e la ricchezza delle decorazioni naturalistiche. Nonostante la villa fosse dotata di un ampio giardino, si volle ricreare la tranquillità e l’idillio naturalistico anche all’interno dell’abitazione, ecco che il viridarium rappresentava l’angolo dell’Eden, dove il proprietario poteva ritirarsi, circondato da un finto naturalismo pittorico con al centro il tipico tavolo da mensa.

    Interno cubicola, PH: Marta Angi ©
    Calidarium, PH: Marta Angi ©

    Ogni abitazione romana era dotata di un larario, una stanza dedicata alla divinazione del culto dei Lari, divinità protettrici della casa e nella quale si riuniva la famiglia per le cerimonie di culto. Al momento dell’eruzione del 79 d. C. la Villa era in ristrutturazione, non sono quindi state ritrovate le suppellettili e le statuette di marmo che solitamente adornavano la nicchia di culto. Fondamentale anche il pavimento mosaicato, d’obbligo nelle sale d’accoglienza, dove era possibile trovare anche raffinati emblemata con tessere vitree rivestite di foglia d’oro.

    Attualmente la villa di Poppea è l’unica completamente visitabile e fa parte di una grande campagna di scavi che include anche due ville adiacenti ed attualmente non visitabili: la Villa di Caio Siculi e la Villa di Lucius Crassius Tertius (villa B).

    Viridarium, PH: Marta Angi ©
    Portico, PH: Marta Angi ©
    Il barocco a La Valletta: Kon-Katidral ta’ San Ġwann

    Il barocco a La Valletta: Kon-Katidral ta’ San Ġwann

    Edificata nel nuovo avamposto del Piano di Valletta, la co-cattedrale di San Giovanni venne eretta nel 1573 ed ultimata dopo soli cinque anni per volontà del Grand Maesto dell’ordine dei Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, i quali arricchirono la cattedrale in perfetto stile barocco. Nonostante il saccheggio operato da Napoleone a fine ‘700, la concattedrale fu dichiarata come seconda arcidiocesi, dopo il tempio ufficiale di San Paolo a Medina.
    L’esterno in austero stile rinascimentale, si presenta con una chiara simmetria: la facciata è incorniciata da due torri campanarie, sovrastate da cupole e da due bifore speculari. L’ingresso, con colonne in ordine tuscanico, sorregge una nicchia ad arco, spazio entro cui era solito presentare il Gran Maestro neo-eletto all’ordine.

    L’intento era quello di richiamare la struttura al rigore di una fortezza e rappresentativa quindi dell’essenzialità dell’Ordine. In totale contrasto si presentano le tre navate, ornate in stile barocco e disposte su una pianta a croce latina. Gli interni furono difatti ridecorati verso il XVII secolo su commissione del Gran Maestro Cotoner, inaugurando così la nuova stagione dell’alto barocco anche a Malta. La navata centrale, sovrastata da una lunghissima volta a botte, fu interamente affrescata da Mattia Preti, proponendo un vero exemplum di arte barocca insieme alla ricchezza degli ori e degli stucchi delle otto cappelle laterali. Ogni cappella, racchiude una propria narrazione sulle otto lingue dell’Ordine; lo stesso Preti fu autore di numerose tele poste all’interno di queste cappelle. La ricchezza e la fastosità dell’ambiente non sono solo ammirabili alzando lo sguardo, ma anche sul piano di calpestio, caratterizzato da un’infinità di lastre tombali di cavalieri (circa 400), le quali creano un mosaico marmoreo unico di stemmi araldici. Il tutto confluisce verso il cuore della cattedrale: il coro, impreziosito da un maestoso gruppo scultoreo che rievoca il Battesimo di Cristo, su modello berniniano.

    Concattedrale di San Giovanni Battista, navata centrale (Foto di Marta Angi)
    Concattedrale di San Giovanni Battista, cappella Italia (Foto di Marta Angi)

    Ma il vero “tesoro” di trova custodito all’interno dell’oratorio, adibito a suo tempo per il solo culto privato. Trovarsi di fronte al “La Decollazione di San Giovanni Battista” di Caravaggio (unica tela autografata da Michelangelo Merisi) porta ad una contemplazione unica, capace di mettere in secondo piano tutta la ricchezza dell’ornamento barocco che la circonda.

    Caravaggio, "Decollazione di San Giovanni Battista" (1608)
    Il rapporto tra maestro e allievo nella critica d’arte: i modelli e le copie dal Rinascimento all’Impressionismo

    Il rapporto tra maestro e allievo nella critica d’arte: i modelli e le copie dal Rinascimento all’Impressionismo

    Se è Arte non è un mio problema stabilirlo, è sempre Arte creata dall’Arte”. Così esordì uno stimato professore universitario alla prima lezione di storia della critica d’arte e questo suo pensiero racchiude appieno l’essenzialità del sottile rapporto e l’impercettibile distinzione tra maestro ed allievo, a partire dall’epoca rinascimentale. Il Rinascimento rappresenta la fase di recupero dell’arte classica romana e greca, in seguito al secolo “buio” alto-medioevale, e rappresenta la “rinascita” delle arti e della pittura, le quali riprendono vigore nei caldi colori di Bellini, nella prospettiva di Raffaello e nel naturalismo di Rubens. L’arte nasce dall’arte ed i modelli sono sempre stati alla base di nuove creazioni ed anche alla base delle opere più innovative che si distinguevano così dalla monotonia dei modelli e delle tematiche richiesti dalla committenza del mecenatismo di corte. Ecco che la copia eseguita dal Bellini della “Madonna col Bambino” di Mantegna acquisisce una sua personalità grazie ai colori caldi ed alla sviluppo della narrazione in orizzontale, dando un taglio più rilassato e pacato. Bellini e Mantegna furono i due poli del fiammingo Rubens, il quale ripropose temi già trattati, impostati e sviluppati secondo i suoi modelli, ma esaltando il naturalismo delle figure umane ed insistendo sul potere della luce naturale.

    La committenza rinascimentale si limitava a richieste di temi religiosi o di istantanee della quotidianità, ecco che il “Cristo morto” del Mantegna divenne modello per eccellenza del “Miracolo di San Marco” di Tintoretto (1562): stessa posizione, ma con un proporzione corporea impeccabile.

    Tintoretto, "Miracolo di San Marco" (1562), Gallerie dell'Accademia, Venezia

    Più tardi, Rembrant, adulatore del Mantegna, ripropose lo stesso modello nel “La Lezione di anatomia del dottor Tulp” (1632), in cui al posto del Cristo posizionò un uomo disteso e dissezionato da un medico e attorniato da uomini incuriositi e non più da tre pie donne. Anche il Cristo deposto divenne il secondo genere più replicato e la “Deposizione” di Caravaggio (1602) venne rivisitata in chiave laica ne “La morte di Marat” di Jacques-Louis David (1793). Tiziano, Tintoretto e Veronese rappresentarono, insieme agli spagnoli Goya e Velázquez, i maestri per eccellenza per le rivisitazioni di genere del vedutismo di Turner, del romanticismo di Delacroix
    dell’impressionismo di Manet. Ogni artista ha saputo così unire elementi complementari dei suoi maestri alla sua personalità ed alla sua visione artistica, divenendo involontariamente anch’esso modello per l’arte postuma.

    Rembrandt, "La lezione del dottor Tulp" (1632), Mauritshuis, L'Aia
    Caravaggio, "Deposizione di Cristo" (1602-1604), Pinacoteca Vaticana, Città del Vaticano
    Caravaggio, "Deposizione di Cristo" (1602-1604), Pinacoteca Vaticana, Città del Vaticano
    Jaques-Louis David, "Marat assassinato" (1793), Museo reale delle belle arti del Belgio, Bruxelles
    Jaques-Louis David, "Marat assassinato" (1793), Museo reale delle belle arti del Belgio, Bruxelles
    L’essenzialità di David Rickard

    L’essenzialità di David Rickard

    Essenziale e minimalista, l’Arte di David Rickard presenta la semplicità dell’arte nella sua più alta forma di ideazione e creazione. Dietro ogni suo progetto c’è uno studio tecnico ben dettagliato ed estrememente attento.

    Alla base di tutto ciò, la formazione accademica in architettura nel suo paese natio, la Nuova Zelanda, e la specializzazione all’Accademia di Belle Arti di Brera ed un Master in Fine Arts a Londra. Le sue prime partecipazioni collettive risalgono al 2005 e poco dopo inaugura le prime personali in Europa, in Israele e negli Emirati Arabi.  In ogni singola opera viene presentata la ricerca del rapporto tra opera e spazio percettivo, quella connessione tra percezione del mondo fisico ed i limiti umani nel coglierla; l’opera diventa quindi oggetto di studio della gravità cinetica ed esemplificazione di dogmi scientifici. Gli oggetti di questa analisi sono di uso comune e quotidiano, come ad esempio una sedia, degli specchi, dei fiammiferi. Esemplari il parallelepipedo, composto da lastre di vetro, frammentate e riassemblate alla perfezione (Stacked Stoppages, 2008) e la sfera composta da soli fiammiferi (Sleeper cell, 2006).

    Il suo processo artistico richiede un’estrema meticolosità e un’indagine strutturale ai limiti della perfezione, avanzando un’indagine concettuale dell’oggetto stesso e della sua relazione con lo spazio circostante. Il tutto crea un connubio perfetto ed una simbiosi alchemica tra architettura, arte, performance e fisica.

    "C", 2016
    "Internal resistence", 2011
    Particolare di "Internal resistence"
    "Stacked stoppages", 2008