AUROVILLE: dove lo Yoga incontra l’Architettura

Auroville, fondata nel 1968 e situata nel sud dell’India orientale nella provincia di Puducherry, è stata concepita per essere una città universale. Questa costituisce, a livello mondiale, il primo ed unico centro di ricerca sull’unità umana, riconosciuto a livello internazionale e sostenuto dall’UNESCO, che si occupa inoltre delle necessità future dell’umanità a livello culturale, ambientale, sociale e spirituale. È una città a tutto tondo: ad oggi annovera intorno ai 2.200 abitanti provenienti da 47 paesi, vi sono ben 6 scuole, 125 unità commerciali e 70 servizi pubblici, un Centro per la Ricerca Scientifica, un Istituto di Tecnologia Applicata. Curioso è che, per la maggior parte, i suoi abitanti siano artisti e architetti che hanno scelto di vivere la propria arte attraverso un percorso di spiritualità forte come quello che si può vivere ad Auroville, percorso che si riflette in tutta la vita della città. Non si tratta di una spiritualità come quella che si incontra nei quadri Kandinsky o nelle opere di Pollock, è un sentimento che tutti gli abitanti della città vivono in comunione, non singolarmente e anche l’arte è pensata per essere fruibile da tutti, insieme e allo stesso modo.

Il concetto di una città come questa, nacque originariamente dagli scritti del grande filosofo indiano Sri Aurobindo. Tuttavia, fu la sua collaboratrice, Mirra Alfassa, che per prima le diede una forma più concreta, affermando che “Auroville vuole essere una città universale in cui donne e uomini di tutti i paesi siano in grado di vivere in pace ed in crescente armonia, al di là di tutte le credenze religiose, di tutte le idee politiche e di tutte le nazionalità. Lo scopo di Auroville è quello di realizzare l’unità umana”.

Copertura del Matrimandir in dischi d'oro

Nonostante si sottolinei che non vi è alcuna religione, è data per scontata una profonda analisi interiore attraverso meditazione e spiritualità, tipiche della cultura indiana. Molti abitanti della città, certamente quelli che sono andati a viverci appositamente per la visione e la chiamata spirituale di Auroville, stanno praticando lo “Yoga Integrale” come descritto da Sri Aurobindo. L’obiettivo centrale è la trasformazione del nostro modo di pensare umano, superficiale, ristretto e frammentario, di vedere, di sentire ed essere in una profonda e ampia coscienza spirituale, integrando l’esistenza interiore alla nostra vita ordinaria. Questo yoga accetta il valore dell’esistenza cosmica e ritiene che sia una realtà; il suo scopo è entrare in una più alta coscienza della verità in cui l’azione e la creazione non sono l’espressione della verità, la divina ananda, che significa beatitudine. Si tratta di un’idea lontana da quella occidentale di “percorso interiore”, è rivolta all’ascolto di sé in una prospettiva che vivifica. Questa pratica spirituale si riflette pienamente, infatti, sulla struttura architettonica di Auroville, costantemente in crescita, ricca di vita e di fermento, senza limiti spaziali. Il piano regolatore della città, si basa sulla forma a spirale di una galassia, che rimanda al significato universale dello yoga integrale, e comprende quattro settori disposti a raggiera che hanno come proprio epicentro un’enorme struttura di forma sferica, alta 29 metri e con un diametro di 36, collocata nel centro geografico della città: il Matrimandir, “l’anima della città”. È un luogo di silenziosa concentrazione, con numerose stanze per la meditazione, circondato da una zona di giardini comprendenti anche un anfiteatro dove si tengono gli eventi culturali della città. Tutto intorno al Matrimandir si ergono dodici petali in pietra di sabbia rossa che raffigurano un fiore di loto, la figura centrale dello yoga, ovvero l’Om Shanti, mantra che pacifica l’anima. In questa struttura ogni elemento si ricollega al pensiero di Sri Aurobindo: si presenta come un’enorme sfera avvolta da cerchi dorati, dentro la quale si entra in silenzio dopo essere passati per i giardini. Il suo interno, bianco e luminoso, ha un’armonia sconosciuta; attraverso due rampe d’accesso si sale al piano superiore, colorato da tenue luci verdi e rosse, mentre l’acqua che scorre lungo le pareti rende il clima ancora più pacifico. La sala centrale è dedicata proprio alla pratica, con al centro un globo di cristallo che riflette la luce zenitale. Tutto intorno al Matrimandir si costruisce la città.

Mostra temporanea ad Auroville

Ad Auroville non ci sono specifici regolamenti edilizi, quindi la libertà di costruire senza norme da rispettare ha attirato architetti da tutto il mondo: è così che al suo interno si ritrovano modi di costruire ampliamente differenti, dovuti a culture eterogenee. Gli edifici costruiti nella prima decade sono stati realizzati in materiali vernacolari di Casurina, foglie di palma e paglia. Negli anni successivi si sviluppò un’idea di abitazione diversa dalla precedente; fu così che tra gli anni Settanta e Ottanta iniziarono nuovi esperimenti su materiali quali ferro e cemento, e sulle tecniche costruttive, come l’utilizzo di terre compresse per la costruzione di muri portanti. In ogni zona della città vi sono quindi alloggi differenti: da quelli denominati “capsule”, realizzati in legno con tetto in foglie di palma o cocco e porte triangolari, a quelli realizzati in mattone al piano terra e in legno al primo piano, alimentati da pannelli solari. Auroville è stata concepita come una città in cui l’arte è un mezzo e un’espressione dell’essere umano, in cui Se ne possono praticare diversi tipi, tra cui pittura, musica, poesia, danza, yoga, tai chi, senza differenze.

Nel cuore della cultura spirituale, quella indiana, esiste questo centro pulsante che fonde diverse attività umane con un solo scopo, quello di essere un esperimento umano e multinazionale. Al suo interno l’arte si sviluppa in numerosissimi modi: molti poeti si sono trasferiti in questa città per entrare in contatto con la natura, molti artisti per tornare ad un periodo di pace ormai sconosciuto nei centri cittadini contemporanei, molti architetti per avere massima libertà. Ad oggi Auroville non accetta turisti, ma solo visitatori curiosi di scoprirla, motivo per cui non è così conosciuta, o nuovi cittadini. Ma, seguendo la visione di Sri Aurobindo, che ne sarebbe dell’Arte se fosse così libera e accessibile, se parlasse a tutti indistintamente e allo stesso modo, se, come ad Auroville, gli artisti fossero parimente riconosciuti per il loro valore, valore confermato solo da loro stessi? E che ne sarebbe del valore dell’Arte in sé?