Artefiera Bologna 2019: pro e contro

Si è conclusa lunedì 4 febbraio la quarantatreesima edizione di Artefiera Bologna, la prima sotto la guida del nuovo direttore artistico Simone Menegoi. Il bilancio, al termine delle quattro giornate fieristiche, è risultato essere più che positivo, con un totale di oltre 50mila presenze registrate. La nuova direzione, rispetto all’anno scorso, ha sicuramente migliorato il layout e il “confezionamento” dell’evento, oltre che l’immagine grafica e il public program. La trovata di limitare il numero di artisti per ogni espositore, fissata ad un massimo di 3, ha incentivato la proposta di stand monografici. La risposta è stata pienamente positiva dal momento che circa un terzo delle gallerie partecipanti ha presentato dei solo show, spaziando dal Moderno agli artisti emergenti. Noi, come da tradizione, abbiamo visitato l’evento e cerchiamo di riassumervelo ora in un elenco di pro e contro.

PRO E CONTRO

PRO: La Fiera. Tra focus monografici e un ritorno tricolore.

Un’edizione che ha dimostrato di volersi prendere cura del piccolo, un piccolo che però non rinuncia al volersi sentire grande. Un’edizione che ha puntato sull’italianità, sul locale e sull’individuale. Una fiera che ha parlato in italiano, che si è integrata al territorio in cui è nata e ha saputo riportare la cura nella persona dell’artista tramite precise limitazioni imposte alle gallerie presenti. Così commenta la gallerista Federica Schiavo: “Questa edizione è riuscita a riportare a Bologna molti collezionisti italiani che non visitavano Artefiera da anni, e moltissimi hanno dato un giudizio positivo a questa edizione”. Attorno a Miart e Artissima risulta quindi saggia la scelta di Menegoi di non affacciarsi all’internazionalità ma di lavorare sull’italianità con qualità e cura.

PRO: Progetti speciali. In Fiera e in Città.

Ricco e curato il palinsesto di progetti in fiera e in città che ha movimentato la stasi delle scorse edizioni. Cinque i progetti allestiti in fiera e moltissimi gli sfiziosi progetti che hanno satellitato attorno alla fiera invadendo la città con il programma Art City – cui riserviamo una sezione più approfondita di seguito – che ha permesso la riscoperta di alcuni tra i più bei palazzi del centro storico di Bologna. I progetti in fiera, in rima con il resto del palinsesto, sono stati condotti all’insegna dell’italianità. In primis Solo figura e sfondo che ha messo in mostra le gemme dell’Emilia Romagna, poi Oplà.Performing activities, un programma di azioni che apre nella fiera uno spazio dedicato alla dimensione performativa, non commercializzabile ma contemporanea e in grado di dialogare con il pubblico tutto. A esso inerente una menzione è d’obbligo per Artworks that idea can buy, progetto nato da un concetto di Cesare Pietroiusti che mette direttamente in dialogo le idee degli artisti con le interpretazioni del pubblico, premiandole dell’opera d’arte stessa. Uno spazio poi dedicato al ruolo formativo dell’arte per i ragazzi. Il ricchissimo programma di talk e tavole rotonde a cura di Flash Art , content partner della fiera, ha confermato la qualità dei suoi prodotti migliorando di conseguenza la struttura fieristica. Infine il progetto lungimirante di Flavio Favelli, bolognese d’adozione, ha ricreato nell’area di ingresso “Hic et Nunc” una lounge per il pubblico diventata per molti un momento di condivisione estraniante.

PRO: I Social. Attenti, presenti ed essenziali.

Buona la linea intrapresa dai social media della fiera. Una sfida di per sè complicata quella della restituzione social di un evento così tradizionale e complesso, ma accolta e superata più che egregiamente da una presenza social leggera, informativa e dall’estetica piacevole.

PRO: Le Gallerie. Coraggiose nell’accettare le nuove direttive.

La traccia dettata da Menegoi che permette di esporre le opere di massimo tre artisti per stand con un incentivo sugli stand che propongono un solo show ha visto una buona risposta dalle gallerie delle quali ben un terzo ha deciso di presentare alla fiera degli stand monografici spesso connotati da un preciso taglio, potremmo dire, curatoriale.

CONTRO: La comunicazione.

Un’edizione di transizione come questa avrebbe necessitato di un piano di comunicazione e informazione che restituisse la mole dei cambiamenti. Il pubblico abituato ad anni di routine avrebbe dovuto essere orientato con più polso tra il denso programma di quest’edizione 2019, sia per gli eventi in fiera che per quelli in città.

CONTRO: Le vendite.

In linea con le previsioni, visto il periodo storico in cui viviamo, scarso nella fiducia verso il presente e il futuro e corroso dalle ristrettezze economiche e culturali. Una fiera tutta nuova che viaggia su una direttrice ben evidente che non ha però ancora lasciato alle gallerie il giusto tempo per entrare in sintonia con i collezionisti della nuova categoria su cui si attesta la nuova Artefiera, adattando prezzi e pezzi esposti. Tra i galleristi il mantra era “Chi ha sempre venduto, ha venduto anche questa volta, per chi non ha mai venduto, anche questa volta non è andata benissimo”

ART CITY

Di grande successo la tradizionale concomitanza di ART CITY Bologna, svoltosi dall’1 al 3 febbraio, il cui programma di eventi e iniziative speciali sono stati promossi dal Comune della città in collaborazione con BolognaFiere. La direzione artistica ha visto per il secondo anno consecutivo il coinvolgimento di Lorenzo Balbi, direttore del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, subentrato l’anno scorso ad Angela Vettese. L’arte contemporanea ha invaso Bologna in una vera e propria art week, invasione pacifica e festosa fatta di mostre, performance, happening ed eventi. Con oltre 140mila presenze Art City è stata anche quest’anno un gran successo: 108 i luoghi aperti al pubblico, 118 i progetti e oltre 200 gli artisti coinvolti.
Tra i maggiori risultati segnaliamo la prima mostra personale di Mika Rottenberg presentata in un’istituzione museale italiana: curata da Lorenzo Balbi, la mostra dell’artista di origine argentina ha trovato luogo nella Sala delle ciminiere del MAMbo. Dieci dei suoi più recenti lavori dal registro narrativo sarcastico e bizzarro, sono esposti in un percorso labirintico senza soluzione di continuità.
Con oltre 15mila presenze registrate, un gran successo è stata anche la Collection de Nuages dell’artista Leandro Erich situata nell’Oratorio di San Filippo Neri. Le tre nuvole racchiuse in imponenti vetrine invitano lo spettatore a prendere parte ad un viaggio onirico, contemplando questa rara bellezza sospesa e dando forma di fatto questa non-materia. Una volta fuori, viene naturale alzare lo sguardo e guardare quel cielo che, secondo l’artista, con le sue luci, forme e colori condiziona la percezione che ciascuno di noi ha della propria città.
Un po’ come da tradizione, gli affreschi seicenteschi di Sala Farnese a Palazzo d’Accursio sono tornati a dialogare col contemporaneo, quest’anno grazie al progetto personale di Massimo Kaufmann e ai suoi sei oli su tela di grande formato. Suggestionata dalla fisica epicurea, la sua ricerca dell’artista indaga il ritmo del caos, l’indeterminatezza della materia e l’imponderabilità del caso.
Al piano inferiore dello stesso Palazzo d’Accursio si è svolta l’altrettanto tradizionale mostra curata dall’Associazione Bologna per le Arti che quest’anno ha visto alla direzione curatoriale il giovane Giuseppe Mancini. Protagonista della rassegna è stato il pittore bolognese Giovanni Paolo Bedini le cui sessanta opera in mostra (di provenienza pubblica e privata) sono state affiancate da dipinti di maestri a lui contemporanei al fine di metterne in luce il percorso artistico e offrire un vero e proprio spaccato del suo tempo.
Il successo degli eventi è stato garantito grazie anche all’ART CITY WHITE NIGHT, tenutasi sabato 2 febbraio, che ha visto gran parte delle esposizioni protrarre l’orario di apertura fino alla mezzanotte.