Tra arte e sesso | Artisti o registi del porno?

Lo sapevi che nell’antica Roma girando per le strade avresti potuto imbatterti in un fallo gigante? Eh già! Il sesso maschile di enormi dimensioni veniva esposto nelle strade dai romani per le sue proprietà apotropaiche, ovvero allontanavano gli spiriti maligni. Un po’ come gli scaccia pensieri di oggi! Durante l’impero romano, sesso e prostituzione non erano temi proibitivi come invece lo sono oggi, anzi, il lavoro più antico del mondo era talmente diffuso che i romani decisero di legalizzarlo. Le signorine che esercitavano la professione non solo venivano registrate ma dovevano anche pagare una tassa. Non sono certo una novità l’esistenza dei lupanari a Pompei, luoghi nei quali le prostitute offrivano le loro performance. Il Lupanare (che deriva dalla parola latina Lupa, ovvero prostituta) di Pompei era un edificio a due piani con delle celle corredate da un letto in pietra nel quale venivano vendute le performance. All’ingresso di queste piccole celle degli affreschi alquanto curiosi si mostrano in tutta la loro bellezza. Queste raffigurazioni, che oggi definiremo spinte, erano la rappresentazione delle varie prestazioni offerte. Se però pensate che queste raffigurazioni fossero presenti solamente in questi luoghi dedicati, vi sbagliate! Erano infatti frequenti affreschi con tematiche sessuali anche nelle camere da letto delle famiglie. Non solo l’antica Roma, anche la Grecia presenta il suo catalogo “osé” nelle raffigurazioni di vasi. Greci e romani inoltre accettavano l’omosessualità, come descritto da Platone nel mito dell’Androgino o come esplicato nelle poesie di Saffo.

Scena erotica, IV stile pompeiano, seconda metà del I sec. d.C. (45- 89 d.C.); proviene da Pompei o dai siti antichi dell’arena vesuviana
Dopo questa curiosa ricerca mi sono chiesta: e nel resto della storia dell’arte? Qual è stato l’approccio dell’arte al sesso?

Siamo nel 1500, conosciamo tutti l’artista Annibale Carracci (Bologna, 1560- Roma, 1609) ma quanti di voi conoscono l’opera Il Satiro “Scandagliatore”, una pittura particolare e soprattutto erotica. L’opera, preceduta da un’incisione e poi eseguita ad olio, viene seguita probabilmente intorno al 1595. Bodmer la incluse nelle opere dette “Lascive” , stampe di soggetto biblico o mitologico a carattere erotico pubblicate già dalla seconda metà degli anni Ottanta. Analizziamo l’incisione che vede maggiori dettagli rispetto il successivo olio. Ai piedi del letto troviamo un satiro coperto da un perizoma che non nasconde la sua eccitazione. Il fauno tiene una corda con un piccolo piombo- come per misurare la profondità della lussuria- che cala sul pube di una donna in attesa dell’atto sessuale. Ad osservare la scena un piccolo eroto estasiata. Osserviamo bene i dettagli, in particolare gli animali presenti nella composizione: nascosta tra le lenzuola una gatta che fa le fusa; la gatta (chatte) in francese è anche la denominazione popolare della vagina. Alla finestra invece troviamo un uccellino in gabbia, rimando evidente al membro maschile in attesa di uscire dalla sua gabbia o entrare in un’altra.

Il satiro scandagliatore, 1590-1595 c., Dulino,, incisione
Il satiro scandagliatore, 1590-1595 c., Dulino,, incisione
Il satiro scandagliatore, 1590 circa, Dublino, olio su tela

Passiamo ora ad un altro famoso artista: Rembrandt (Leida,1606 – Amsterdam,1669) il quale, oltre alle normali produzioni di nudo, si dedicò anche a piccole incisioni di sesso esplicito. La prima incisione che voglio portare alla vostra attenzione è intitolata Il letto francese, è datata attorno al 1646. L’opera vuole ricordare il superamento delle antiche e scomode alcove ricavate da rientranze del muro e l’arrivo del nuovo letto sicuramente più comodo e che permetteva maggiore libertà. La scena mostra un uomo ed una donna intenti a fare l’amore nella tipica posa del missionario, unica consentita dalla chiesa nei rapporti coniugali.

Il letto francese, 1646 circa, matita su carta

Altra divertente scena proposta dall’artista olandese è il monaco che fa l’amore con una contadina tra il grano. In lontananza un contadino, probabilmente marito della donna, è intento nel suo lavoro mentre i due si dedicano ai piaceri della carne.

opnamedatum:2005-02-07

Molto divertenti sono anche le opere di celata (ma non poi così tanto) lussuria di Martin Van Maytens (Stoccolma, 1695- Vienna, 1770). In Suora in preghiera (1731) troviamo la monaca inginocchiata intenta nelle sue orazioni, il suo sguardo quasi divertito tradisce, però, il suo segreto: voltando il quadro troviamo le natiche all’aria della donna. Quadro che espone l’idea di perversione legata a questi luoghi di reclusione femminili dove venivano racchiusa ragazze ancora giovani e all’apice della loro attività sessuale.

Suora in preghiera, 1731

Questo caso vi porterà sicuramente alla memoria altre raffigurazioni prima- dopo come ad esempio La Maja desnuda (Goya, 1800 circa). L’opera faceva parte della collezione privata di Manuel Goday (Spagna 1767- Francia 1851), importante politico spagnolo che teneva la Maja chiusa nel suo gabinetto privato. La donna è ritratta completamente nuda con le mani unite dietro la testa e uno sguardo provocatorio, quasi malizioso. Ricordiamo che in quegli anni le immagini di nudo erano proibite dalla chiese e punite dall’inquisizione, ecco il motivo per cui viene realizzata anche l’immagine della donna vestita.

Maja desnuda e Maja vestita, 1800 circa, olio su tela, Museo del Prado, Madrid

Guardando la Maja desnuda non possiamo non ricordare un dipinto più tardivo, realizzato da Modigliani (1884-1920), Nudo su cuscino bianco (1917-1918). La donna di Modigliani riprende la posizione della precedente con braccia sollevate che lasciano scorgere tutta la sua sensualità. Tuttavia il primo artista che rappresentò graficamente il tabù del sesso fu Klimt (1962-1918). Ricordiamo bene come Egon Schiele (1890-1918) abbia esplorato il mondo dell’arte e del sesso ma quanti di voi sanno che bozzetti analoghi sono stati realizzati anche da Klimt, artista spesso associato a dipinti romantici come Il bacio (opera comunque non assente di riferimenti sessuali)? Donna in poltrona (1913) o Nudo reclinato che guarda a destra (1913) sono solamente alcuni dei bozzetti a matita nei quali egli sottolinea il piacere del sesso e l’emancipazione della donna che diventava sempre meno oggetto, d’altronde l’artista ebbe svariate relazioni amorose e da queste apprese molto sulle donne e gli permise di catturarne i sentimenti e la vera essenza femminile.

Nudo reclinato che guarda a destra, 1913

“Benchè sia facile qualificare questi lavori come pornografici per gli uomini- e avvilenti per le donne- questi dipinti possono anche essere visti come espressioni di una crescente consapevolezza dell’autosufficienza sessuale delle donne.”

– R. Westheimer, The Art of Arousal, New York, 1993, p. 147.

Certamente le opere d’arte che trattano il tema sono molte e svariate, avremo potuto menzionare opere più famose come la Venere dormiente di Giorgione (1508-1510) o la Venere di Urbino di Tiziano (1538), oppure quadri meno velate e più viziose come Olympia (Manet, 1863) o quelle di Schiele criticate e condannate già ampiamente. Si capisce quindi come la sessualità sia effettivamente un argomento importante in ogni epoca e cultura e come spesso queste opere siano un modo scherzoso di affrontare un argomento o un modo per abbandonarsi alla lussuria. Ma quando possiamo etichettare un’immagine come “pornografia” e quando “arte”?